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Covid-19, ripartire grazie alla bellezza delle idee

redazione

Covid-19, ripartire grazie alla bellezza delle idee

martedì 01 Settembre 2020 - 00:00
Covid-19, ripartire grazie  alla bellezza delle idee

Competenze e nuove tecnologie in soccorso del mondo sconvolto dalla pandemia

Il nono a appuntamento con la Pagina Bellezza del Qds è dedicato alla voglia di ripartire e reinventarsi dopo la pandemia puntando su innovazione e nuove tecnologie.

In un mondo messo a dura prova da un’emergenza sanitaria che ha stravolto tutte le nostre abitudini, ricercatori, start-up e piccoli “pionieri” hanno scavato tra le proprie competenze per rendere “più facile” il periodo nero del Covid.

Così, ad esempio, nei mesi in cui anche andare al supermercato era un’impresa, sono nate le app salta-fila. Ma, l’ambito in cui forse innovatori e ricercatori hanno dato il meglio è quello della Sanità. Competenze tecniche, strumentazioni all’avanguardia e un pizzico di genio, hanno permesso di “dar vita” a tante piccole nuove invenzioni tecnologiche che, oltre a semplificare le procedure sanitarie e il rispetto delle regole imposte dall’emergenza, potranno tornarci utili anche quando ci saremo lasciati alle spalle il Covid.

La ripartenza, insomma, passa anche dalla bellezza di idee e innovazione.

LE MASCHERINE RICONVERTITE IN VISIERE

Stop all’inquinamento da mascherine ai tempi del coronavirus. A Chàtellerault, in Francia, l’azienda Plaxtil ne ha riciclate a migliaia. I dispositivi di protezione individuale, una volta usati, vengono raccolti e messi in una macchina che le riduce a pezzettini, a loro volta trattati e convertiti in plastica, prima di essere trasformati per lo più in visiere protettive. “Qui – spiega Olivier Civil, co-fondatore della start-up -prendiamo i tessuti, vestiti o adesso mascherine, li recupereriamo, li schiacciamo, li mescoliamo con un materiale che fa da legante e trasformiamo tutto in un materiale chiamato Plaxtil, che è industrializzabile come un classico materiale in plastica”.In collaborazione con un’azienda tessile, l’accortezza in più, rispetto ai tessuti usati prima, è stata quella di mettere qualche giorno in “quarantena” le mascherine in una stanza e poi passarle sotto potenti ultravioletti per disinfettarle e decontaminarle completamente prima di riconvertirle, eliminando così ogni possibilità di contagio.

UN ROBOT ANALIZZA I TEST SIEROLOGICI

Si chiama YuMi, ed è il robot collaborativo di Abb, che è stato utilizzato in un’applicazione progettata al Politecnico di Milano in collaborazione con Abb e Ieo per supportare gli ospedali nei test sierologici per il Coronavirus.

A regime YuMi, potrebbe essere in grado di automatizzare fino al 77% delle operazioni necessarie per svolgere i test e analizzare fino a 450 campioni/ora. Della automatizzazione parziale del protocollo dei test sierologici si è occupato Andrea Zanchettin, dottore di ricerca con esperienza nella robotica collaborativa e oggi professore associato al dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano. Zanchettin ha progettato l’applicazione e programmato YuMi, robot in grado di automatizzare il “pipettaggio” delle piastre a pozzetti usate nei test sierologici. Per ogni test effettuato su un singolo paziente, un tecnico di laboratorio deve azionare il pistoncino della micropipetta 8 volte: il pollice umano deve fare circa 2 cm di corsa con una forza di 1,5 kg. Fare migliaia di test significa che l’operatore deve eseguire quel movimento ripetitivo migliaia di volte. È un gesto impegnativo, stressante e usurante che può comportare patologie cliniche specifiche come l’infiammazione del tendine che mantiene il dito in posizione sollevata.

YuMi è una macchina multifunzione che può trovare applicazione sia in ambito industriale che in diversi contesti operativi, come ospedali e laboratori di analisi, assicurando ripetitività.

LUOGHI AFFOLLATI SEGNALATI DAI SATELLITI

Un’app gratuita che aiuta le persone a rispettare il distanziamento sociale per rallentare la diffusione del Coronavirus. Si chiama “Crowdless” (“senza folla”) ed è stata ideata da Lanterne, una start-up britannica supportata da Esa. L’app – disponibile per download gratuito su iOS e su Android – utilizza dati da satellite e tecnologie di intelligenza artificiale per identificare dove ci sono assembramenti di persone in qualsiasi parte del mondo. Le persone che devono uscire di casa possono controllare prima di muoversi se i negozi si stanno affollando. Se ci sono troppe persone, possono rimandare l’uscita fino a che non sia meno affollato o prendere in considerazione negozi meno pieni nelle vicinanze. “L’app “Crowdless” – spiega l’Agenzia spaziale europea – utilizza sorgenti dati esistenti rese anonime, come ad esempio i dati di Google Maps e Google Places, che tracciano i movimenti dei dispositivi mobili. Combina questa informazione con i dati relativi all’affollamento chiedendo all’utente di confermare se il luogo è veramente affollato oppure no”.

“Volevamo vedere cosa potevamo fare con le nostre conoscenze per aiutare le persone in un momento così difficile – ha commentato Yohan Iddawela, co-fondatore di Lanterne -. La nostra speranza è che ‘Crowdlessì’, possa aiutare le persone a rispettare il distanziamento sociale più efficacemente, restando in sicurezza e contribuendo a far rallentare il tasso di infezione . Ci siamo inoltre impegnati a garantire che questa rimanga al 100% gratuita affinché tutti possano utilizzarla”.

UN BRACCIALETTO PER IL DISTANZIAMENTO

Un braccialetto “intelligente” da indossare per potere monitorare la distanza di sicurezza tra persone e la temperatura corporea. Lo ha messo a punto l’Istituto Italiano di Tecnologie di Genova che ora cerca aziende e investitori per la produzione su vasta scala. Nominato iFeel-You, il braccialetto sfrutta i risultati di ricerca ottenuti nell’ambito del progetto europeo An.Dy dedicato anche allo sviluppo di una tuta sensorizzata capace di monitorare alcuni parametri del corpo umano. Il prototipo, realizzato dal gruppo di ricerca Dynamic Interaction Control Lab dell’Iit a Genova, coordinato da Daniele Pucci, utilizza parte degli algoritmi e delle tecnologie che i ricercatori hanno ideato per la tuta sensorizzata per leggere il movimento del corpo ed emettere un segnale radio: quando due braccialetti si trovano in prossimità, vibrano emettendo un segnale di allerta e facilitando il rispetto della distanza di sicurezza.

In caso di superamento della distanza di sicurezza, inoltre, può memorizzare l’identificativo del braccialetto vicino, dando così la possibilità di ricostruire, se necessario, i contatti con una persona risultata positiva al Sars-CoV-2. Nello stesso tempo, lo smartband è munito di sensori per la registrazione della temperatura corporea, permettendo di diagnosticare in modo rapido uno dei principali sintomi dell’infezione.l prototipo del braccialetto iFeel-You è stato ideato per trovare una soluzione pratica ed economica alle necessità di distanziamento sociale che tutte le realtà produttive dovranno rispettare per garantire la sicurezza dei lavoratori.

INGRESSI IN AZIENDA? LI MONITORA UN ‘APP

Un’App per facilitare la vita delle aziende in epoca Covid: tiene traccia online di tutti i visitatori in ingresso – nel rispetto della privacy – e consente un archivio facile da gestire, veloce da consultare e conforme ai requisiti del Gdpr, il Regolamento europeo sulla protezione dei dati.

Queste le caratteristiche principali dell’App registrazione ingressi, il nuovo strumento sviluppato da beanTech, azienda friulana dl settore dell’Ict, che l’ha anche subito applicato nel proprio quartier generale di Udine. All’ingresso della sede, tablet disponibili in reception per ogni incombenza relativa alla raccolta dati, al tracciamento e all’archiviazione delle informazioni.

L’applicazione permette: la registrazione degli ingressi, con la compilazione di un breve form interattivo, al termine l’ospite riceve una mail contenente Qr Code e codice Pin univoci, utili per le successive visite in azienda; la collaborazione fra i diversi reparti,ottimizzando la comunicazione: una volta avvenuta la registrazione, il referente interno riceve una notifica in tempo reale e può così accogliere l’ospite; la registrazione dell’uscita, che il visitatore fa alla reception da applicazione, con l’inserimento del codice Pin o la scansione del Qr-Code da fotocamera del tablet; questo permette anche di gestire anche un ulteriore eventuale visita da parte dello stesso utente.

LO STETOSCOPIO DIVENTA WIRELESS

In questo tempo in cui il Coronavirus obbliga a mantenere le distanze tra le persone, la tecnologia corre veloce per offrire soluzioni utili per operare in sicurezza. I ricercatori dell’Università della Calabria hanno studiato l’evoluzione dello stetoscopio classico in un vero e proprio strumento digitale. Si tratta di un dispositivo elettronico che consente al medico di auscoltare il paziente in wireless direttamente dal suo studio, evitando il contatto diretto. Uno di questi prototipi è stato realizzato dall’azienda “Sone Health”, in collaborazione con spin-off e ricercatori dell’Università della Calabria. Un vero e proprio accessorio allo stetoscopio classico, che riesce ad amplificare in tempo reale il suono polmonare o cardiaco e a ripulirlo dal rumore. “Il funzionamento del dispositivo – spiega l’Università della Calabria – è molto semplice: basta inserire le olive dello stetoscopio negli appositi alloggiamenti, e attraverso gli auricolari o le cuffie bluetooth è possibile auscultare a distanza il suono polmonare o cardiaco, che viene trasferito in tempo reale allo smartphone”.

Il dispositivo è già in fase di test presso vari centri sanitari (italiani ed europei), ma l’assoluta novità è la predisposizione di una specifica app, attualmente in grado di visualizzare il suono sullo smartphone, che in futuro diventerà un vero e proprio strumento di intelligenza artificiale al servizio del medico. Così lo stesso smartphone diventerà uno strumento diagnostico, segnalando al medico eventuali patologie, in modo da consentire una diagnosi pre-clinica tempestiva.

I TEST SI FANNO NEI LABORATORI MOBILI

Un laboratorio mobile in grado di testare per Coronavirus il personale sanitario in prima linea, i volontari della protezione civile e le forze di polizia, nato in Belgio e trasferito in Piemonte. Si chiama B-LiFE, ed è un laboratorio portatile di diagnostica sviluppato dall’Università di Louvain, Belgio, con il supporto dell’Esa, in distribuzione per aiutare nella lotta contro il Coronavirus. “Il sistema – spiega l’Esa – è utilizzato per raccogliere tamponi rinofaringei e analizzarli per identificare se la persona ha contratto il Coronavirus oppure no, e per effettuare il test degli anticorpi”.

Chiamato B-LiFE, abbreviazione per “biological light fieldable laboratory for emergencies”, (laboratorio biologico leggero portatile per emergenze), il sistema si compone di tende semplici da montare per il laboratorio e parti di controllo e comando; attrezzatura specializzata per analizzare rapidamente i campioni; un sistema di gestione e informazione del laboratorio per raccogliere e archiviare tranquillamente tutti i risultati prodotti in tempo reale e antenne satellitari dedicate per comunicazioni sicure e affidabili tra il personale locale e i centri di assistenza medica remoti. Si basa su diverse funzioni applicate per lo spazio, incluse le comunicazioni satellitari, i dati di osservazione della Terra e i dati di geolocalizzazione distribuiti via satellite. Insieme, permettono la trasmissione in tempo reale di risultati analitici, la comunicazione bidirezionale con esperti da remoto, i collegamenti in banda larga per trasferire grandi set di dati attraverso un sistema di telecomunicazioni autonomo, e la geolocalizzazione dei casi”.

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