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La crisi delle istituzioni che difendono i diritti

La crisi delle istituzioni che difendono i diritti

Il recente volume “Custodi della democrazia – La Costituzione, le Corti e i confini del politico” di Marta Cartabia, Giudice e quindi primo Presidente donna della Corte costituzionale e poi ministro della Giustizia nel governo Draghi, descrive il difficile momento che attraversano le giurisdizioni, e in particolare le Corti costituzionali, preposte alla tutela dei diritti e delle libertà riconquistate dopo la tragedia della Seconda Guerra mondiale.

Democrazia costituzionale sotto attacco: i giudici visti come ostacolo alla volontà popolare

Secondo l’autrice gli organi giudiziari, tanto a livello nazionale che sovranazionale, soffrono gli effetti del nuovo pensiero dominante che vede negli organi di garanzia un ostacolo al libero dispiegarsi della volontà popolare quale è emersa dalle elezioni. Le “forme e i limiti”, richiamati testualmente all’articolo 1 della nostra Costituzione ma validi in tutte le cosiddette “democrazie costituzionali” e nel rispetto dei quali il popolo deve esercitare la sovranità che gli appartiene, sono oggi visti come un intralcio da chi è al governo. Il valore che oggi pare prioritario è infatti quello di una “governabilità” che mal sopporta limiti: chi difende le minoranze e le prerogative degli organi istituiti per controllare l’esercizio del potere è accusato di impedire al Governo, espressione della maggioranza democraticamente eletta, di realizzare il suo programma. Quasi che il ruolo dei giudici, in particolare di quelli apicali, non fosse quello di garanti del rispetto delle norme anche e soprattutto da parte dei detentori del potere, bensì quello di fiancheggiatori delle forze in quel momento alla guida del Paese le cui scelte vanno sempre e comunque rispettate.

Dalla Corte Suprema Usa a Israele, Polonia e Ungheria: le democrazie illiberali avanzano

Neppure le Corti costituzionali sono al riparo da questa concezione illiberale della democrazia che non riconosce alcuna legittimazione ad organi che non siano diretta espressione della volontà della maggioranza degli elettori. Si pensi alla Corte suprema degli Stati Uniti accusata di intelligenza con il nemico per aver annullato le misure sui dazi adottate dal presidente Trump! Oppure alla Corte suprema di Israele la cui indipendenza è messa a rischio dalle forze conservatrici maggioritarie nel Parlamento di quel Paese, la Knesset. Più vicino a noi, in Polonia e Ungheria, il prevalere di forze anti-europee e conservatrici ha portato all’affermazione delle cosiddette “democrazie di investitura” dove chi vince alle elezioni prende tutto e cerca di ridurre ad obbedienza la magistratura e le stesse Corti costituzionali liberandosi dei giudici scomodi.

Corte europea dei Diritti dell’Uomo e immigrazione: la lettera aperta di Italia e Danimarca

Pure nei Paesi di risalenti e solide tradizioni democratiche si colgono peraltro segnali di insofferenza nei confronti dei giudici siano essi interni che sovranazionali. Nel maggio 2025 alcuni Paesi membri del Consiglio d’Europa, su iniziativa dell’Italia e della Danimarca, hanno rivolto una lettera aperta alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo lamentando le sue interpretazioni della Convenzione europea, a loro avviso troppo indulgenti nei confronti del fenomeno migratorio e tali da ostacolare l’azione di contrasto all’immigrazione clandestina condotta dai Governi e sostenuta dalle opinioni pubbliche. Anche la situazione italiana presenta aspetti di conflittualità tra la maggioranza di Governo e la Magistratura, spesso accusata di “remare contro” quando assume provvedimenti che appaiono disallineati rispetto alle scelte governative.

Corte costituzionale italiana e leale collaborazione: l’auspicio di Cartabia per il futuro

Per quanto riguarda la nostra Corte costituzionale, almeno per il momento, non si è giunti a una contrapposizione frontale anche grazie all’atteggiamento rispettoso delle prerogative del Parlamento sempre tenuto dalla Corte. C’è da augurarsi che anche per il futuro prevalga quella leale collaborazione, auspicata da Cartabia, tra le istituzioni che insieme debbono concorrere a difendere i valori della costituzione.