Emmanuel Macron – che da anni è in grosse difficoltà all’interno del suo Paese, difficoltà di cui la stampa italiana non parla più – cerca di proporre iniziative all’estero e così si è inventato il gruppo dei “Volenterosi” – parola che, di per sé, non vuol dire nulla – a cui hanno aderito sia il primo ministro britannico, Keir Starmer, che il cancelliere tedesco Friedrich Merz e, per ultima, non si capisce perché, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Ma questi “Volenterosi” non hanno alcuna voce in capitolo, né sulla politica europea (che ormai conta poco), né su quella mondiale. Insomma, un insieme di blablatori che cerca di avere qualche attenzione da parte dell’opinione pubblica dei propri Paesi, ma senza alcun progetto né alcuna possibilità di intervenire concretamente nello scenario mondiale, soprattutto nella guerra russo-ucraina e meno che mai su quella medio-orientale fra Iran e Usa.
Trump usa l’energia come arma economica contro un’Europa disunita e dipendente
Vediamo ora l’altra faccia della medaglia.
Da quest’altro lato ci sono quelli che contano. Il primo è Donald Trump, presidente della più grande potenza economica e militare del mondo. Quando egli si è accorto che l’Unione europea era ben poca cosa – in quanto disunita, incapace di avere un proprio progetto di politica interna e di politica estera – ha pensato di stringerle un cappio intorno al collo usando l’arma che oggi è la più potente che esista, cioé quella economica, all’interno della quale lo strumento principale è l’energia.
Tutto il mondo, occidentale e orientale, si sta accorgendo quanto quest’arma sia letale. Di fatto, la carenza o assenza di energia blocca qualunque attività; oseremmo dire che blocca addirittura l’esistenza della persone, ormai abituate a vivere in un certo modo.
Con la guerra all’Iran, Trump ha voluto mettere il catenaccio all’economia europea, la quale è dipendente per almeno un quarto dall’energia (petrolio e gas) che proviene da quei luoghi. Venendo a mancare del tutto i rifornimenti da quella parte, si devono ridurre di un quarto tutte le attività che funzionano con l’energia.
L’Ue e il fallimento della politica energetica verde: settant’anni di occasioni perdute
E anche in questo caso si vede la pochezza dell’Ue che, anziché spingere, in questi quasi settant’anni, tutti i Paesi a dotarsi di impianti rinnovabili ha, mediante regolamenti (cioé leggi) tassativi, acconsentito a gruppi e gruppuscoli di impedire una forte politica energetica “verde” che rendesse autonomi i ventisette Stati.
Tale politica ha le gambe sul nucleare di ultima generazione, sul solare, sull’eolico terrestre e marittimo e su altre strutture industriali che producono la preziosa materia.
Francia e Spagna autonome energeticamente: perché l’Italia ha scelto la strada opposta
Invece, in Italia è stato fatto un referendum per impedire il nucleare e, mentre ciò accadeva, la Francia continuava a costruire centrali di tal fatta, tanto che oggi se ne infischia di Trump, dello Stretto di Hormuz e di altre fonti energetiche.
Anche l’accorta Spagna, non certo protagonista europea, sotto il profilo energetico ha svolto una politica intelligente. Il Paese iberico oggi è quasi autosufficiente, perché per oltre il cinquanta per cento produce energia rinnovabile e per oltre il venti per cento energia nucleare. Così anche la Spagna se ne infischia di Trump e dello Stretto di Hormuz.
Perché i Governi italiani che si sono succeduti negli ultimi decenni non hanno fatto una politica analoga? O per incompetenza, o perché succubi dei gruppi di potere, che intendevano e intendono mantenere il Paese in uno stato di subordinazione energetica.
Subordinazione energetica e Mezzogiorno: sette regioni italiane ancora “meno sviluppate” per l’Ue
La subordinazione energetica comporta anche la subordinazione sociale ed economica, con la conseguenza che oggi ci troviamo in un Paese senza crescita economica e sociale, con infrastrutture da Paese sottosviluppato e soprattutto, problema dei problemi, con un Mezzogiorno in cui vi sono ben sette regioni classificate dall’Unione – lo ripetiamo per l’ennesima volta – “meno o sotto sviluppate”. Incredibile: il terzo Paese europeo ha ancora sette regioni definite “meno o sotto sviluppate”!
Quadro poco rassicurante. Ma bisogna continuare a informare l’opinione pubblica e a spingere affinché le cose cambino. Come? Con una vera Democrazia, quella dei cittadini colti che capiscono!

