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Da Cimo sostegno psicologico ai medici esposti alla pandemia

redazione

Da Cimo sostegno psicologico ai medici esposti alla pandemia

venerdì 15 Maggio 2020 - 06:00
Da Cimo sostegno psicologico ai medici esposti alla pandemia

Operatori senza Dpi, infermieri sottoposti a turni sfiancanti, anestesisti su cui pesa la scelta delle terapie intensive: non possiamo lasciarli soli

L’emergenza sanitaria correlata alla diffusione della pandemia da Coronavirus impegna professionisti sanitari in prima linea nei vari setting del servizio sanitario, esponendoli quotidianamente al rischio di infezione e a un sovraccarico emotivo legato alla carenza di adeguati dispositivi di protezione individuale, ai turni di lavoro incalzanti, alla fatica fisica, alla riduzione delle risorse umane e in alcuni casi alla precarietà organizzativa.

A questo si aggiungono situazioni determinate dalla forte pressione a cui è sottoposto il servizio sanitario, che possono contribuire ad appesantire ulteriormente il vissuto emotivo dei professionisti: essere chiamati a intervenire in discipline diverse da quelle di appartenenza, la possibilità per i medici neolaureati o gli specializzandi ancora in formazione di trovarsi a fronteggiare condizioni critiche che richiederebbero maggiore esperienza, l’invito a continuare a lavorare anche se si è stati a contatto con pazienti affetti da Covid e il timore del contagio, le cure e il sostegno prestati a domicilio dai medici di medicina generale agli assistiti con sintomi più lievi.

Quelli riportati sono solo alcuni esempi per evidenziare che in questo momento tutti gli operatori sanitari, e coloro che sono coinvolti nella rete di gestione dell’emergenza, sia in setting di ricovero che di comunità sono esposti a condizioni organizzative, relazionali, psicologiche e riguardanti la sicurezza che rappresentano una fonte di stress. Il periodo prolungato di isolamento dalla vita sociale, di lontananza dalla sede di lavoro, di convivenza con la famiglia senza momenti per sé, la paura di ammalarsi possono creare ansia, fragilità e apprensione; anche la percezione del rischio può essere distorta e amplificata sino a causare condizioni di panico. Diventa allora importante ascoltare il personale sanitario, monitorando i tre diversi campi della professionalità di un individuo, campi che potrebbero essere indirettamente coinvolti nella genesi di un potenziale errore.

Questi ambiti sono: la gratificazione personale, le risorse emotive, e i processi di depersonalizzazione. È necessario a tal proposito la possibilità di rivolgersi ad uno psicologo o psicoterapeuta più vicino e prenotare un teleconsulto. La letteratura scientifica dedicata allo stress lavoro-correlato ha ampiamente confermato come il settore sanitario sia di per sé caratterizzato dalla presenza di fattori di rischio psicosociale strettamente legati all’organizzazione lavorativa, alla sicurezza e alla salute degli operatori: turni, reperibilità, gestione di emergenze/urgenze, carenza di personale, il confronto quotidiano con situazioni di estrema sofferenza; il potenziale rischio di episodi di aggressione verbale e/o fisica sono fattori che in questo momento sono grandemente amplificati, a partire da quelli relativi alla sicurezza degli operatori, cioè alle misure di prevenzione e protezione.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ricorda che il primo passo per tutelare la salute del personale sanitario durante un’epidemia è l’attuazione di tutte le misure necessarie a proteggerne la sicurezza occupazionale. Va tuttavia considerato che nel corso di tale epidemia, anche quando le misure preventive e protettive siano adeguate, il personale sanitario resta esposto a un alto livello di stress psicologico oltre che fisico: timore di contrarre l’infezione e di trasmetterla ai propri familiari, elevata mortalità, sofferenza per la perdita di pazienti e colleghi, separazione spesso prolungata dalla famiglia, cambiamenti nelle pratiche e procedure di lavoro, necessità di fornire un maggiore supporto emotivo ai pazienti in isolamento, fatica fisica legata all’utilizzo dei dispositivi di protezione.

I fattori di rischio che possono contribuire ad accrescere lo stress psicofisico degli operatori durante tale epidemia sono proprio l’isolamento sociale, dovuto alle misure di distanziamento, quarantena e l’assenza del sostegno familiare a causa del pericolo di contagio. La paura e la preoccupazione di contagio per sé e per i propri familiari, ancor più in presenza di figli piccoli, possono condurre l’operatore sanitario a un vero e proprio auto-isolamento. Il carico di lavoro aumentato riduce anche il confronto con i colleghi e il rapporto con i pazienti cambia radicalmente. È frequente che emergano emozioni di rabbia, ostilità, frustrazione, senso di impotenza e che si manifestino sintomi depressivi e stati d’ansia con somatizzazioni, insonnia, aumento del consumo di caffeina e di tabacco.

L’Inter-Agency Standing Committee (Iasc) ha divulgato una nota informativa che riassume le considerazioni chiave sulla salute mentale e sul supporto psicosociale (Mhpps) in relazione alla pandemia da Covid-19. Il documento fornisce indicazioni sui comportamenti che il personale sanitario può adottare per prevenire e ridurre lo stress legato alla particolare situazione che si trova a fronteggiare. Il 6 marzo 2020 anche l’Oms ha diffuso un documento contenente alcune raccomandazioni per favorire la gestione dello stress associato all’emergenza sanitaria globale da Covid-19 che contiene alcuni messaggi rivolti agli operatori sanitari. Anche chi aiuta ha bisogno di aiuto. Mai quanto ora, medici, infermieri e altri operatori della salute hanno bisogno di supporto psicologico per far fronte alle difficoltà dovute all’emergenza coronavirus. è fondamentale sostenere i medici travolti dalle richieste di aiuto, in prima linea a visitare spesso senza Dpi disponibili (es. mascherine e guanti) e farmaci per curare l’infezione, lo stress degli infermieri allo stremo dopo turni sfiancanti, l’angoscia di un anestesista che potrebbe dover scegliere a chi dare la precedenza in terapia intensiva, la paura di chi è a contatto ogni singolo giorno con una malattia ad alta morbilità e potenzialmente letale, che teme di contagiarsi o di contagiare i suoi cari a fine giornata, la solitudine di chi decide, per precauzione, di isolarsi per non mettere a rischio il proprio partner, i propri bambini, i propri genitori.

È nostro dovere evitare che, all’emergenza medica si sommi anche un’emergenza psicologica che andrebbe a minare ancora di più un sistema che non può permettersi che proprio chi si trova in prima linea crolli. Per tutte queste ragioni Cimo Sicilia mette a disposizioni di quanti, tra i propri iscritti, riterranno opportuno di fruire di un sostegno psicologico specialistico a distanza attraverso la forma del teleconsulto utilizzando tutti gli strumenti informatici a nostra disposizione (dalla semplice chiamata telefonica, alla videochiamata tramite WhatsApp o Skype) prenotando presso al Segreteria regionale Cimo (tel. 095.430.812 dalle ore 10.30 alle 12.30 e dalle 17.30 alle 19.00).

Giuseppe Riccardo Spampinato
Segretario organizzativo nazionale Cimo

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