Decreto Clima un libro dei sogni: in Sicilia la mobilità sostenibile è ancora all’anno zero - QdS

Decreto Clima un libro dei sogni: in Sicilia la mobilità sostenibile è ancora all’anno zero

Rosario Battiato

Decreto Clima un libro dei sogni: in Sicilia la mobilità sostenibile è ancora all’anno zero

giovedì 17 Ottobre 2019 - 00:00
Decreto Clima un libro dei sogni: in Sicilia la mobilità sostenibile è ancora all’anno zero

Rottamare auto in cambio di abbonamenti sui mezzi pubblici va benissimo a Milano ma non nell’Isola, dove i bus sono lenti, vecchi e inefficienti. Ma sul trasporto verde qualcosa si muove anche in quella Sicilia coinvolta in due infrazioni Ue

PALERMO – Il governo prova a migliorare l’aria italiana con un piano che pare pensato ad hoc per i siciliani: rottamare le vecchie auto fino a euro 3 nei comuni che superano i limiti emissivi previsti dalla direttiva Ue – un bel numero considerando che il 50% del parco veicolare isolano attualmente in circolazione rientra in queste tre categorie – per ottenere un buono mobilità per acquistare abbonamenti di mezzi pubblici o una bici elettrica. Niente di meglio potrebbe presentarsi, visto appunto il materiale presente, anche se ci sarebbe da discutere sulle alternative al mezzo privato, considerando che proprio i bus di Sicilia, stando ai dati di una ricerca Continental su numeri Aci pubblicata all’inizio di ottobre, risultano essere tra i più vecchi d’Italia, con quasi il 90% immatricolato prima del 2012.

IL PIANO VERDE DEL GOVERNO
All’interno del cosiddetto Green new deal all’italiana – circa mezzo miliardo di investimenti per i primi passi di una serie di misure destinate a migliorare la sostenibilità ambientale italiana, in particolare per il miglioramento della qualità dell’aria – ci sono misure per potenziare la mobilità sostenibile, l’aggiornamento del parco-veicolare e anche fondi per un programma sperimentale di riforestazione. Azioni che sono inserite all’interno del decreto legge Clima (14 ottobre 2019, n. 111) che, per esteso, cita come “Misure urgenti per il rispetto degli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell’aria e proroga del termine di cui all’articolo 48, commi 11 e 13, del decreto-legge 17 ottobre 2016, n.89”.

IL BUONO MOBILITÀ
Nel decreto, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale di lunedì scorso, c’è il cosiddetto “buono mobilità” che viene destinato a quei “cittadini che risiedono in comuni che superano i limiti di emissioni inquinanti indicati dalla normativa europea sulla qualità dell’aria”. Si tratta di un contributo di “500 o 1.500 euro per chi rottama rispettivamente un motociclo o un’auto fino alla classe euro 3 entro il 31 dicembre 2021” e che potrà essere usato “per acquistare abbonamenti di trasporto pubblico locale o biciclette anche a pedalata assistita”.

LA GRANDE OCCASIONE PER RINNOVARE IL PARCO AUTO
Da una parte questo bonus potrebbe offrire un’occasione colossale ai siciliani. La quota di auto a standard emissivo Euro 0, cioè la peggiore in assoluto, in Sicilia è elevatissima, considerando che Catania arriva addirittura al 20% a fronte di un parco-macchine esagerato con rapporto tra mezzo e abitante (numero di autovetture per mille abitanti) che risulta essere 668,2, molto di più di Milano (427,8). Tante auto inquinanti anche a Palermo e Messina, con entrambi i centri che superano il 13%. In generale, lo dicono i numeri dell’Osservatorio Autopromotec, che si basa su dati dell’Aci, circa 15% del totale del parco auto isolano è ad euro 0, mentre tra euro 0 ed euro 3 si trova più del 50% del totale. In teoria, pertanto, il bonus del governo potrebbe riguardare la metà del parco veicolare isolano, circa 1,7 milioni su 3,5 milioni in totale. Ancora minima la quota relativa ai veicoli elettrici, ibridi, a metano e a gpl che ammontano a poco meno di 150 mila.

E PER RILANCIARE IL TRASPORTO PUBBLICO
L’indice relativo all’utilizzo di trasporto pubblico (utenti di mezzi pubblici sul totale delle persone che si sono spostate per motivi di lavoro e di studio) ha una popolazione di riferimento con gli occupati di 15 anni e più e gli studenti fino a 34 anni (inclusi i bambini che frequentano asilo nido, scuola dell’infanzia ed elementare) che sono usciti di casa per recarsi al lavoro, università, scuola e asilo. Secondo l’Istat, considerando i dati al 2018, in Sicilia questo dato arriva fino al 15,2, cioè tre punti in più rispetto all’anno precedente, ma distante di un punto e mezzo rispetto al 2016. Il dato isolano risulta di sei punti inferiore rispetto alla media nazionale (21,1). Dati che trovano conferma nei numeri relativi ai passeggeri trasportati nei comuni capoluogo di provincia per abitante (numero di passeggeri trasportati per abitante) che ha visto in Italia un dato pari a 180,9, una media che vale sei volte il dato siciliano che si è fermato a 37,3. In Piemonte si arriva addirittura a 224,7 e in Lombardia a 332,6.

MA IL TRASPORTO PUBBLICO SICILIANO È SOSTENIBILE?
Eliminare auto dalle strade, soprattutto in una Sicilia che di mezzi privati è intasata, sarebbe comunque un buon successo, ma non è comunque detto che il trasporto pubblico isolano sia di fatto in termini di qualità, efficienza e sostenibilità all’altezza di quanto si registra nel resto d’Italia e probabilmente il basso tasso di utilizzo non deriva soltanto da un’abitudine abbastanza diffusa al mezzo privato ma anche da una forma di disaffezione del cittadino siciliano per uno strumento che non sempre offre garanzie di puntuali e affidabilità. Non è un caso se la Sicilia è la quinta Regione d’Italia ad avere alcuni tra gli autobus più vecchi d’Italia. Secondo uno studio del Centro Ricerche Continental Autocarro su dati Aci, pubblicato il 10 di ottobre e aggiornato all’agosto del 2019, l’88,3% degli autobus siciliani è stato immatricolato prima del 2012, soltanto l’11,7% dal 2013 in poi.

A fare peggio c’è soltanto un altro pezzo di Sud: 89,2% in Campania, 90,3% in Basilicata, 90.5% in Calabria, 92,2% in Sardegna. Percentuali di tutt’altro rilievo in Trentino Alto Adige, dove il 40% è immatricolato dopo il 2013, in Valle d’Aosta, il 35,7%, in Lombardia, il 28%, in Toscana, il 25,6%. Il dato italiano, che comunque è migliore di quello siciliano, dice che l’80,4% degli autobus in circolazione in Italia è stato immatricolato fino al 2012 mentre soltanto il 19,6% a partire dal 2013. Mediamente l’età di un autobus italiano è di 11,4 anni, cioè circa quattro in più della media europea (7,5). È netta la posizione espressa dai tecnici del rapporto: “le conseguenze di questa situazione sono intuitive, in termini di minore sicurezza della circolazione e di maggior impatto ambientale”. I mezzi più vecchi, infatti, “hanno dispositivi di sicurezza non aggiornati con le tecnologie più recenti e allo stesso tempo presentano livelli di emissioni di sostanze inquinanti più alti rispetto ai mezzi di ultima generazione”.

TRENI VECCHI
Se viaggiare in bus in Sicilia spesso è un viaggio indietro nel tempo di almeno 10 anni, ancora più “vintage” è l’esperienza in treno. In media, secondo l’ultimo rapporto “Pendolaria” di Legambiente, i vagoni dell’Isola hanno un età di vent’anni contro i dodici del Nord e i 15 della media nazionale. Trenitalia ha previsto importanti investimenti anche in Sicilia, dove in totale arriveranno una quarantina di nuovi mezzi, ma intanto l’offerta di trasporto pubblico su ferro è tragica e rende abnorme la sproporzione tra le opportunità offerte dal Decreto “Clima” a un cittadino di Milano e quelle riservate a un siciliano.

Per fare un esempio, ogni giorno le corse dei treni regionali in tutta la Sicilia sono circa 400 contro le 2.400 della Lombardia, una differenza di 5,3 volte, ma a livello di popolazione la Lombardia conta “solo” il doppio degli abitanti siciliani (10 e 5 milioni). E non c’è solo un problema di numero di corse, ma anche di tempi di percorrenza: muoversi da una città all’altra, nella nostra regione, si traduce in ore ed ore di viaggio. Tra Ragusa e Palermo ci sono solo 3 collegamenti giornalieri che impiegano 4 ore e mezza per arrivare a destinazione, in peggioramento rispetto alle 4 ore di due anni fa. Ma il colmo si raggiunge nel collegamento tra Siracusa e Trapani: il più veloce ci mette 11 ore e 10 minuti con tre cambi. Viaggi estenuanti che praticamente sempre avvengono su un binario unico (quasi 1300 km su 1490 totali) e spesso non elettrificati (689/1490 km).

Una situazione sconfortante che fa a pugni con la voglia di mobilità sostenibile, che pure in Sicilia esiste. Lo confermano gli ultimi numeri di Trenitalia: nei primi nove mesi del 2019 c’è stato un incremento di quasi il 13% dei viaggiatori a bordo dei treni regionali (930 mila persone in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Complice di questo successo la riapertura del passante ferroviario che collega la città di Palermo con l’aeroporto “Falcone e Borsellino”. E un altro esempio positivo è la Metropolitana di Catania, passata in pochi anni da migliaia a milioni di passeggeri l’anno, e che continua a estendersi, ma che ancora lascia fuori zone troppo ampie del tessuto urbano.

Trasporto pubblico “verde”: qualcosa si muove anche in Sicilia

ROMA – Il Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile, adottato lo scorso aprile dal governo, prevede il rinnovo del parco autobus con mezzi a basso impatto, grazie anche a uno stanziamento di 3,7 miliardi tra il 2019 e il 2033.
Qualcosa si muove anche in Sicilia. A Catania, che assieme a Siracusa, Caltanissetta, Agrigento e Ragusa, risulta essere tra le province che hanno una percentuale di autobus immatricolati prima del 2013 superiore al 90%, alla fine di settembre sono arrivati 9 nuovi bus per l’Amt che si aggiungono agli altri 8 di diversi mesi fa che sono stati acquistati tramite il confinanziamento della Regione e che garantiranno migliori prestazioni in termini di emissioni. Alla fine di questo mese, inoltre, è prevista la consegna di altri undici bus.

Pm10 e biossidi di azoto oltre i limiti: Sicilia coinvolta in due infrazioni Ue

Nel complesso la Sicilia si trova coinvolta in due procedure di infrazione relative alla qualità dell’aria per la violazione della direttiva 2008/50/. In particolare, la 2014/2147 (per cui l’Italia è stata recentemente deferita) segnala la Sicilia per superamento dei valori limite di Pm10 in Italia mentre la 2015/2043 relativamente ai livelli di biossido di azoto.
Adesso il prossimo passo potrebbe essere costituito dalla sanzioni che possono consistere in una somma forfettaria e/o in pagamenti giornalieri. Le sanzioni, si legge sul sito della Commissione, sono calcolate tenendo conto di vari elementi: “l’importanza delle norme violate e gli effetti della violazione sugli interessi generali e particolari; il periodo in cui il diritto dell’Unione non è stato applicato; la capacità del paese di pagare, con l’intento di assicurare che le sanzioni abbiano un effetto deterrente”.

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Un commento

  1. Alex10103 ha detto:

    Però non ha senso parlare di auto elettriche quando ancora non esiste (almeno in Sicilia) una copertura capillare delle colonnine di ricarica.
    Bisogna anche tenere conto della poca autonomia dei veicoli elettrici e del loro elevato costo.
    Sarebbe più corretto incentivare l’utilizzo di veicoli con motori endotermici (benzina o diesel) i quali sono molto più puliti dei vecchi euro 0 – 4.
    Anzi, recenti studi hanno dimostrato che i moderni diesel euro 6d, sono addirittura più puliti dei motori elettrici.
    Ad ogni modo, sarebbe più corretto dare incentivi per questo tipo di auto e non solo per le elettriche.
    A meno che non si voglia fare viaggiare a bordo di una scatoletta pagata a caro prezzo e dalla scarsa autonomia.

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