A Roma il progetto politico di Cateno De Luca ha ricevuto tutta l’ufficiale investitura dei massimi vertici di Fratelli d’Italia. A Catania il vicepresidente della Regione siciliana, il leghista Luca Sammartino, ha lanciato il proprio progetto centrista con il cantiere per “salvataggio” isolano di ciò che rischierebbe la classificazione di “cespugli”. Nel campo largo c’è stato un sedicente colpo di scena con le dimissioni del segretario regionale del Partito democratico mentre i democristiani lottano per la ricostituzione parlamentare dopo l’uscita di Andrea Messina e Carlo Auteri e al contempo la ricostituzione del partito che aveva subito un duro colpo dopo l’addio forzato del leader Totò Cuffaro. La nuova legge elettorale non ha ridisegnato soltanto i tratti per gli elettori, ma ha riconfigurato interamente l’assetto dei partiti fino alle ultime segreterie territoriali.
Le svariate “democrazie cristiane”
Di “democrazie cristiane” ce ne sono svariate in Italia, come ricorda Carmelo Pace, neo segretario della ex Nuova Dc. E dal 24 novembre ce ne potrebbe essere una in più. L’udienza è stata infatti rinviata a tale data, e il giudice si pronuncerà sulla controversia tra le parti. Una è quella dell’ex partito di Cuffaro oggi guidato dal capogruppo all’Ars e l’altra, forse quella “in più”, la Dc che resterebbe in mano al già facente funzioni Gianpiero Samorì. Non necessariamente l’una assorbirà l’altra.
L’unica certezza è l’assoluta incompatibilità tra le parti, contrapposte su tutto. In attesa di verdetto, all’Ars è prevista nei prossimi giorni la conferenza stampa del nuovo gruppo parlamentare. Al momento ne fanno già parte i democristiani del gruppo attualmente presieduto da Pace, che contano anche un assessore regionale, e la deputata esponente di Noi moderati Marianna Caronia. Noi Moderati, Democrazia cristiana e Udc saranno il nucleo sperimentale del nuovo soggetto politico che mira a strutturare un progetto oltre soglia di sbarramento.
Il futuro della Democrazia Cristiana
Carmelo Pace si definisce segretario nazionale “pro tempore e transitorio, verso il congresso”, ma da segretario parla di una “stragrande maggioranza del partito nazionale dalla parte della segreteria siciliana”. Il congresso si terrà nel nuovo anno, conclusa la campagna di tesseramenti in cui alla fine decideranno i tesserati quale Democrazia cristiana risorgerà dalle proprie ceneri. “La Democrazia cristiana è di chi la vota”, dice Pace. Le ceneri nel frattempo non erano state disperse, mantenendo un assessorato su due temporaneamente revocati, una presidenza di commissione parlamentare, una alleanza solida tra gli azionisti del governo regionale.
Da qui la nuova progettualità centrista. “Attualmente è soltanto una iniziativa parlamentare”, dice il segretario pro tempore ridimensionando un po’ i tratti dell’operazione mentre procedono i negoziati. “Domani – aggiunge però Pace – potrebbe diventare una nuova proposta politica elettorale, non lo escludiamo, dando finalmente degli interlocutori certi e senza cespuglietti”. Il riferimento è quello di Democrazia Europea, Ccd e Cdu unificati sotto il simbolo dell’Udc.
“Mi auguro che questo esperimento nato nel parlamento siciliano – dice il capogruppo Dc – possa diventare qualcosa di importante, non soltanto in Sicilia ma anche nel resto d’Italia”. La spinta, a che ciò possa verificarsi, arriva dritta dalla legge elettorale che in ogni caso costringerà molti partiti a cercare accordi di unificazione. Ritorna, come sempre, il laboratorio politico siciliano. Tra queste provette e alambicchi da laboratorio non ci sono gli autonomisti di Raffaele Lombardo, che secondo il segretario della Dc “stanno facendo le loro trattative”. C’è un “ma”, secondo Pace: “Noi non escludiamo niente, la radice è comune, anche se nel recente passato ci sono state delle lacerazioni profonde e una ricomposizione la vedo abbastanza remota. Ma in politica la parola mai non esiste”.
La Democrazia cristiana oggi in coalizione di maggioranza regionale resta lealista fino alla fine al presidente Schifani, ma rimane al contempo in coalizione nel caso in cui la maggioranza di essa dovesse esprimere un candidato diverso per le prossime elezioni. Da più parti torna il nome di Cateno De Luca, che pare davvero potrà tentare di coronare il proprio sogno di “sindaco di Sicilia”.
La sfida, a questo punto, parrebbe essere tra Cateno De Luca e Renato Schifani. Il primo gode dell’appoggio di Fratelli d’Italia, da Giorgia Meloni fino a Gaetano Galvagno passando per Ignazio La Russa. Il secondo al momento è impegnato in un teso braccio di ferro interno con cui dimostrare che proprio l’attuale presidente ha tenuto insieme Forza Italia in Sicilia mentre il consenso nazionale calava drasticamente. “Cateno De Luca è una grande risorsa per la Sicilia”, secondo Carmelo Pace, ma il segretario democristiano non condivide l’adesione al centrodestra del sindaco di Taormina in opposizione all’attuale governo di centrodestra. “Se è propaganda elettorale, che ben venga – dice Pace – ma se si va oltre temo possa non essere conciliabile con i canoni politici che un partito deve mantenere”.
Dc pronta a sostenere De Luca
Nel caso fosse Cateno De Luca il candidato unico del centrodestra, “noi lo sosterremo” dice Carmelo Pace in piena coerenza con la linea politica di una coalizione. Ma se dovesse essere la Dc a indicare il candidato presidente, “per una questione di continuità, di rispetto e soprattutto per i risultati raggiunti diremmo – afferma Pace – che il candidato dovrebbe essere Renato Schifani”. Tutto sommato, anche sul versante opposto c’era chi avrebbe sostenuto Cateno De Luca quale candidato al posto di Ismaele La Vardera. Il leader di Controcorrente invece risulta essere ormai l’unico in corsa verso Palazzo d’Orleans per il cosiddetto campo largo. La somma del consenso potenziale, in attesa di sondaggi qualificati, non appare una comoda discesa per l’opposizione al centrodestra che a oggi pare essersi allargato più del centrosinistra.
Il Pd dopo le dimissioni di Barbagallo
Anthony Barbagallo si è dimesso dalla segretaria siciliana del Pd, all’improvviso ma non senza preavviso. La gestazione è stata lunga, e alla fine ha prevalso la necessità di evitare una pubblica autoflagellazione del Partito democratico che, qualora l’assedio e i ricorsi legali avessero reso nullo il congresso che lo aveva rieletto, avrebbe accusato un colpo devastante sia all’interno che all’esterno con una credibilità certo compromessa. Un passo di lato quindi, per deporre l’ascia di guerra, dimenticare i ricorsi avversi al congresso, senza giudizio, e ricominciare da capo.
La prossima settimana ci sarà il responso di Roma con la decisione ultima della segretaria Elly Schlein. Tra le tesi, una delle quali vede un commissario estraneo alla Sicilia indicato tra i più probabili in Marco Sarracino, quella più accreditata parrebbe essere – secondo le fonti del QdS vicine alla segreteria – un direttivo pro tempore composto da tre esponenti in rappresentanza delle diverse correnti, tra i quali una donna. Il passo di lato di Barbagallo quindi risulterebbe essere il passaggio da segretario regionale a componente del direttivo. Non ne nascerà comunque un candidato alla Presidenza della Regione, né un candidato alle primarie che in Sicilia non ci saranno.
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