Il futuro della Sicilia sul fronte dei rifiuti non passerà soltanto dai termovalorizzatori. Per quanto questi abbiano calamitato su di sé l’attenzione generale, da parte di esperti, ambientalisti e quanti aspettano di capire se l’Isola possa ambire a mettere a bada un problema – quello dello smaltimento – che negli anni ha comportato crisi igienico-sanitarie e aumento delle tariffe di conferimento per la necessità di spedire all’estero la spazzatura, la gestione del settore resta molto più ampia.
A ricordarlo indirettamente sono tre interrogazioni depositate all’Ars dal deputato del Movimento 5 Stelle Adriano Varrica e rivolte tutte al presidente della Regione, Renato Schifani, e all’assessore Francesco Colianni.
Lo stato dei Ccr
I quesiti posti dal parlamentare pentastellato sono state trasmesse ieri al governo e assegnate alla commissione Ambiente. Ed è in questa sede che Varrica chiede che il governatore e l’assessore forniscano le risposte. La prima interrogazione riguarda lo stato di attuazione delle misure inerente l’avvio di centri comunali di raccolta in Sicilia. Si tratta delle isole ecologiche che offrono ai cittadini un fondamentale punto di riferimento per le attività di differenziazione di rifiuti che, in molti casi, non rientrano tra quelli prelevati giornalmente con il servizio di raccolta porta a porta.
Citando la delibera del 2025 della sezione di controllo della Corte dei conti in materia di infrastrutture a supporto della differenziata, Varrica sottolinea l’importanza riconosciuta ai Ccr “per il raggiungimento dei limiti minimi di recupero di materia fissate dall’Unione Europea e per il contenimento dei costi di gestione a carico dei Comuni”. A riguardo il tema sollevato dall’esponente cinquestelle è la distribuzione disomogenea dei centri di raccolta che caratterizzava, come sottolineato dalla Corte dei conti, il Piano regionale del rifiuti del 2021.
Nel 2024, Schifani ha approvato l’aggiornamento ma che per Varrica “risulta del tutto carente di indicazioni o dati relativi ai centri comunali di raccolta” al punto che la stessa Corte dei conti ha chiesto chiarimenti alla Regione. “Per sapere – si legge nell’interrogazione – quali siano le controdeduzioni trasmesse alla Corte dei Conti sui centri comunali di raccolta autorizzati e effettivamente operativi”.
Riduzione dei rifiuti e riuso
La seconda interrogazione presentata dal deputato regionale pone al centro il tema dell’economia circolare. “Nell’aggiornamento del Piano regionale dei rifiuti si legge che la giunta con delibera 406 del 26 ottobre 2023 ha assegnato al dipartimento Acque Rifiuti la dotazione finanziaria di 249.424.918 euro”, scrive Varrica, aggiungendo che buona parte di questi fondi sono destinati a finanziare “strategie integrate di riduzione della produzione di rifiuti e incentivazione del riuso e del compostaggio”.
L’obiettivo della misura è quello di mettere in campo interventi che puntino a prevenire la produzione di rifiuti nella grande distribuzione organizzata, a favorire il recupero dei prodotti freschi invenduti e in scadenza e incentivare il riutilizzo. Cosa è stato fatto finora? “Sapere quale sia lo stato di attuazione della citata Azione 2.6.1 del P.R. FESR Sicilia 2021/2027, specificando quali bandi, avvisi pubblici o progetti siano stati finora attivati per dare concreta esecuzione agli interventi di riduzione, riuso e compostaggio programmati”, è la richiesta che Varrica fa al governo regionale.
Incentivi alle aziende
La terza interrogazione, richiamando il fondo da oltre 249 milioni, si concentra sulle misure di informatizzazione del ciclo dei rifiuti. A questo obiettivo sono stati destinati più di 22 milioni. “Il Piano prevede espressamente che tali fondi vengano destinati a investimenti delle aziende che si occupano della gestione, raccolta, riuso e riciclo dei rifiuti per favorire la digitalizzazione del ciclo dei rifiuti attraverso l’uso estensivo della robotica”, ricorda Varrica. Il deputato anche in questo caso chiede di fornire dati sul numero di bandi e avvisi pubblici attivati dal dipartimento regionale.
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