Dicembre, s’impenna la spesa al supermercato - QdS

Dicembre, s’impenna la spesa al supermercato

Pietro Vultaggio

Dicembre, s’impenna la spesa al supermercato

venerdì 03 Gennaio 2020 - 00:00
Dicembre, s’impenna la spesa al supermercato

Confartigianato imprese: nel mese appena trascorso 177 mln € in più del consumo medio mensile. I prodotti più acquistati sono stati formaggi, salumi, pane e prodotti di pasticceria

PALERMO – La fine dell’anno è sempre occasione per tirare le somme; per il mese di dicembre le famiglie siciliane avranno speso 1.107 milioni di euro, 177 milioni in più del consumo medio mensile. Le festività e la disponibilità delle tredicesime modificano notevolmente le abitudini di spesa dei consumatori, con vendite al dettaglio di prodotti alimentari e di bevande superiore del 19%.

Sono questi alcuni dei numeri che emergono dall’analisi dell’Osservatorio economico di Confartigianato Imprese Sicilia, che identifica l’Isola al quarto posto in Italia per la notevole presenza di prodotti agroalimentari di qualità, ben trentadue.

Proviamo a vedere dove si sono canalizzate le spese, secondo l’analisi nel mese appena passato i prodotti più acquistati sono stati i formaggi e i latticini con una quota del 6,1% sul totale della spesa in prodotti alimentari e bevande, seguono i salumi con il 4,9%, il pane con il 4,6% e altri prodotti di panetteria e pasticceria (tra cui rientrano, in particolare, i dolci da ricorrenza) con il 4,3%, tutti prodotti in cui l’artigianalità rappresenta un importante fattore di qualità. Sempre secondo il report, per la Sicilia la spesa in prodotti artigianali, rintracciabili tra prodotti da forno, prodotti a base di cereali, salumi, prodotti lattiero-caseari, olio di oliva, dolci e gelati, condimenti e bevande alcoliche, intercettabile dal sistema di offerta delle imprese artigiane, nel 2019 ammonta a 435 milioni di euro.

“I nostri artigiani del gusto utilizzano materie prime e metodi di produzione che evidenziano il legame con il territorio – commenta Giuseppe Pezzati, presidente di Confartigianato Imprese Sicilia –. Grazie alla loro attività si mette in moto, in questo periodo di feste in particolar modo, l’economia del settore. Il food siciliano piace e piace anche all’estero nonostante si sia registrata una frenata nell’ultimo periodo. Secondo i dati del nostro Osservatorio, Ragusa in particolar modo è in crescita per quanto riguarda la domanda estera. Numeri, sacrifici, passione artigiana che tengono alta la bandiera del food regionale nel mondo”.

Infatti, per l’Isola, proprio l’export di prodotti alimentari e bevande vale 659 milioni di euro, ma il comparto registra una diminuzione dell’1,0% rispetto ai primi sei mesi del 2018. Mentre, diversamente dalla media regionale, si osserva una crescita della domanda estera, per Ragusa (+12,8%), Catania (+3,1%), Messina (+2,1%) e Trapani (+1,4%). Nel dettaglio, i prodotti alimentari dell’Isola maggiormente richiesti dagli acquirenti esteri sono: frutta e ortaggi lavorati e conservati; oli e grassi vegetali, animali e pesce; crostacei e molluschi lavorati e conservati. Quindi, un andamento in diminuzione ma una parallela crescita per alcune città.

Ragionando a largo spettro e vedendo la situazione globale, al 30 settembre 2019 il settore dell’artigianato alimentare conta 10.050 imprese, in decrescita dell’1,2%, in linea con la dinamica complessiva rilevata, qualche mese fa, per l’intero comparto artigiano (-1,4%). Queste imprese si concentrano principalmente nelle province di Catania (2,6% delle imprese artigiane alimentari dell’Isola), che conferma di essere il riferimento economico regionale, Palermo (2,3%), Messina (1,6%), Agrigento (1,1%) e Trapani (1,0%).

Tra le vendite nel territorio nazionale ed estero, dicembre è sempre un mese in cui si spende di più per gli Italiani. Cene e pranzi di Natale restano un momento importante ed è proprio per soddisfare le aspettative culinarie degli invitati che si spende molto di più in alimenti e bevande, rispetto alla spesa media quotidiana. L’importante è non riempire inutilmente il carrello solo per il fatto di ritenere questa festività un periodo di eccesso.

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