Differenziata in ordine sparso, buoni e cattivi sotto il Vulcano - QdS

Differenziata in ordine sparso, buoni e cattivi sotto il Vulcano

Adriano Agatino Zuccaro

Differenziata in ordine sparso, buoni e cattivi sotto il Vulcano

sabato 09 Gennaio 2021 - 00:00
Differenziata in ordine sparso, buoni e cattivi sotto il Vulcano

I dati Ispra 2019: tra la prima in classifica, Mazzarrone (84%), e l’ultima, Catania (14,5%), ci sono quasi 70 punti di differenza. Bene Acireale: oltre 50mila abitanti e raccolta schizzata al 63%

CATANIA – Mazzarone, San Michele di Ganzaria, San Cono, Licodia Eubea, Aci Bonaccorsi e Aci Castello sono i comuni dell’ex provincia di Catania a guidare la classifica 2019 per percentuale di raccolta differenziata. L’Ispra (l’istituto di ricerca del Ministero dell’Ambiente) certifica percentuali che vanno dall’84% di Mazzarone al 74,8% di Aci Bonaccorsi e Aci Castello. Cenerentola il Comune di Catania con appena il 14,5% di raccolta differenziata a fronte di una popolazione che supera i 300 mila abitanti (vedi tabella). Tra le peggiori cinque anche Castiglione di Sicilia, Pedara (che peggiora la performance rispetto al 32,7% del 2018), Giarre e Tremestieri Etneo.

Gli ultimi dati fotografano comunque una crescita della differenziata nell’Isola del 9% (solo il Molise è riuscito a fare meglio con un +12%), attestando la Sicilia appena sotto la soglia del 40% (per l’esattezza 38,5 contro il 29,5 che si registrava ancora nel 2018). Un dato che ci relega in ogni caso in fondo alla classifica regionale (vedi articolo del Qds del 18 dicembre scorso): pur restando sotto il 50%, riescono a fare meglio di noi sia la Basilicata (al 49,4%) che la Calabria (al 47,9%). Lontanissime le regioni prime “della classe”, quasi tutte al Nord: Veneto (74,7%), Sardegna (73,3%), Trentino Alto Adige (73,1%), Lombardia (72%), Emilia Romagna (70,6%), Marche (70,3%), Friuli Venezia Giulia (67,2%) e Umbria (66,1%).
Tornando ai dati provinciali, bisogna considerare che nelle piccole cittadine è più facile ottenere risultati incoraggianti in breve tempo. Ciò considerato, un dato interessante investe il Comune di Acireale che con le sue 51.876 anime è passato dal 23,34 % del 2017 sino al 51,92 % rilevato al 31 dicembre 2018 per raggiungere, poi, il 63,41 % nel 2019.

“Le città siciliane con popolazione maggiore a 50mila abitanti che possono esibire risultati simili o lievemente superiori si contano sulle dita di una mano – riporta un comunicato del Comune acese – Acireale si è resa protagonista in un paio di anni di una risalita nella speciale classifica ristretta che annovera soltanto due capoluoghi, Agrigento e Ragusa, rispettivamente con il 68,89 % e il 68,49 %”. Legittima, dunque, appare la soddisfazione dell’assessore all’Ambiente, Daniele La Rosa, il quale si è espresso così: “I dati esposti dall’Ispra ci premiano e, al tempo, ci stimolano a fare ancora meglio, consapevoli di avere messo in atto tutte le misure necessarie per far sì che davvero Acireale possa recitare, come sta avvenendo, un ruolo di primo piano tra le città virtuose”.

Sotto il profilo finanziario i ricavi netti collegati a quanto corrisposto al Comune dal Consorzio nazionale imballaggi (Conai) che, poi, ha determinato il successo dell’azione dell’Amministrazione vanno citati. “Il 2018 si è chiuso con una perdita di 3.661,74 euro, ma già nel 2019 è scomparso il segno ‘meno’ dalle apposite tabelle – riporta il Comune – e l’inversione di tendenza ha fatto sì che i ricavi lievitassero a ben 311.638,18 euro con una proiezione al 2020 pari a 490.445,86 euro”.

Differenziare e differenziare bene, dunque, si può anche se la strada da percorrere per un futuro più “green” è ancora lunga in quanto una grossa porzione di rifiuti va ancora in discarica. Questo accade perché non ci sono abbastanza strutture dove “rigenerare” l’immondizia. Nel 2019, si legge nel rapporto Ispra, erano operativi 658 impianti di gestione dei rifiuti urbani: 355 al Nord, 121 al Centro e 182 al Sud.

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