Lo Stato, le Regioni, le Province e i Comuni italiani devono sostituire, con nuove leve, il proprio personale (dirigenti, funzionari e impiegati) man mano che va in pensione. Il ricambio generazionale è un’eccellente occasione per inserire nei rispettivi ranghi cittadine e cittadini competenti.
Di che cosa? Della nuova era formata dalla digitalizzazione generalizzata di tutti i processi, dall’inserimento prepotente in ciascuno di essi dell’Intelligenza artificiale e delle connessioni delle informazioni a livello mondiale con le altre nazioni, a cominciare da quelle dell’Unione europea.
Senza ricambio competente la PA frena il PIL
Quando, nel nostro Paese, non vi sono il necessario e rapido progresso e la relativa organizzazione, avviene l’arretramento del funzionamento di tutti i suoi processi – e in particolare del Mezzogiorno – con la conseguenza che non aumenta la modernizzazione di tutti i servizi pubblici e, ulteriore conseguenza, non aumenta il Pil in maniera adeguata, ovvero almeno tra il 2 e il 3% l’anno.
Competenze etiche, formazione mirata e obiettivi chiari
Quali sono le competenze che devono avere i nuovi pubblici dipendenti? In primo luogo una competenza etica, ritornando al giuramento davanti alla Costituzione e in particolare in riferimento all’articolo 54, secondo cui “i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore“.
In secondo luogo, devono avere già competenze generali, ma, in relazione ai ruoli che devono assumere, partecipare a veri corsi di formazione compatibili e connessi con i ruoli stessi, in modo che, inserendosi, sono già in condizione di produrre risultati adeguati.
L’altra questione da pretendere da parte dei nuovi assunti – ripetiamo siano essi dirigenti, funzionari e dipendenti – è che devono abituarsi a eseguire programmi di lavoro in cui siano fissati con chiarezza gli obiettivi da raggiungere dal punto di vista quantitativo e qualitativo, nonché i cronoprogrammi con i rispettivi tempi per conseguire gli obiettivi stessi.
Si devono inoltre abituare a paragonare i risultati con i predetti obiettivi, in modo tale da comprendere se hanno lavorato bene o male.
Il modello sportivo applicato alla Pubblica amministrazione
Vi è una terza questione e cioè che va previsto un sistema di “premi e sanzioni”, in modo tale che i bravi vengano riconosciuti anche concretamente e quelli che non sono stati capaci di raggiungere i risultati vengano sanzionati adeguatamente.
Insomma, un metodo che esiste in natura e nello sport. In quest’ultimo versante, infatti, quelli bravi arrivano ai primi posti e gli altri nelle ultime posizioni. Nessuno si scandalizza per questa classifica, perché non passa per la testa a chicchessia che gli atleti meno dotati debbano arrivare ai primi posti come quelli più dotati. Insomma, la selezione naturale viene accettata senza alcuna perplessità, sapendo bene che il requisito fondamentale nello sport è il merito.
Dalla Norvegia alla Germania, cosa può imparare l’Italia
Ed è proprio il merito l’elemento nuovo (ma vecchio come il cucco), che deve essere inserito in una riorganizzazione della Pubblica amministrazione, per rendere naturale la sensazione – sia nei pubblici dipendenti che nei cittadini – che tutto funziona con ordine e merito. Per cui quelli bravi sono premiati e quelli che non lo sono, sanzionati.
Quello che scriviamo non è un’invenzione, né un sogno di mezza estate: è semplicemente quello che avviene negli Stati più avanzati: in Europa, dalla Norvegia alla Svezia, dalla Germania alla Francia e anche nelle nazioni più piccole, dalla Danimarca all’Irlanda, dall’Olanda al Belgio. Non si capisce perché il Paese che ha la storia più antica di tutta l’Ue debba essere fanalino di coda per quanto riguarda la civiltà burocratica, oggi peraltro assente.
La Francia ha avuto la sfortuna di presidenti galeotti o incapaci, ma è sempre andata avanti bene, oltre ad aver fatto quella scelta di fondo importantissima: essersi dotata delle centrali atomiche.
La Germania ha pareggiato i conti fra i cinque lander ex sovietici e i dieci lander occidentali. Ha effettuato investimenti immensi e oggi i parametri di Pil e reddito sono più o meno uguali in tutta la nazione.
Nel nostro Paese, ancora oggi, secondo i parametri dell’Unione europea, vi sono sette regioni “meno” o “sottosviluppate”. Valutate voi!

