I dipendenti pubblici non colpiti da virus - QdS

I dipendenti pubblici non colpiti da virus

Carlo Alberto Tregua

I dipendenti pubblici non colpiti da virus

sabato 31 Ottobre 2020 - 00:00

L’Italia attraversa una delle più gravi crisi dal Dopoguerra perché colpita da un’epidemia di proporzioni non ancora definite. Si è trovata impreparata dal punto di vista sanitario, nonostante i 120 miliardi che si spendono per il Ssn ogni anno, dal punto di vista politico, perché non ha saputo bilanciare il rischio sanitario col rischio economico, e con una burocrazia fallace e inadeguata ai suoi compiti.
Con una corte di consulenti e di scienziati che dice tutto e il contrario di tutto, il Governo avanza a tentoni, ma senza quella necessaria consapevolezza degli eventi e di ciò che si debba fare. Neanche l’opposizione ha aiutato in questa circostanza, sia perché ideologicamente non è stata coinvolta dalla maggioranza ed anche perché approfitta di ogni atto di governo per fare propaganda.
Non vi era certo bisogno di una classe dirigente politica scadente in un frangente grave come quello del virus. Tuttavia, così è se vi pare, per cui bisogna andare avanti facendo gli scongiuri contro l’eventuale fallimento di questi provvedimenti scriteriati e non efficaci, emessi a ritmo continuo, senza continuità.

In questo quadro, risulta la macroscopica differenza fra il settore pubblico e quello privato. Il primo comprende anche coloro che occupano le istituzioni, i consulenti pubblici, dipendenti e dirigenti pubblici, dipendenti e dirigenti delle partecipate pubbliche; ovviamente di qualunque livello, centrale e periferico.
Dall’altra parte vi è il sistema produttivo, commerciale, agricolo, dei servizi, tradizionali ed avanzati, delle partite iva, dei consulenti, delle piccole e medie imprese, degli artigiani, dei mini-imprenditori e via enumerando.
Tutto il comparto pubblico non ha sofferto economicamente degli effetti dell’epidemia, mentre quello privato è stato fortemente danneggiato, nonostante i ristori, veri o falsi, annunciati, ma non eseguiti.
Difatti, tutti i cittadini del settore pubblico prima elencati, hanno ricevuto regolarmente i propri emolumenti, i propri stipendi, per cui non solo non hanno sofferto minimamente dal punto di vista economico, ma hanno anche risparmiato stando in casa e, per molte decine e decine di migliaia di tali dipendenti, addirittura la chiusura in casa è stata una vacanza perché non potevano svolgere il lavoro negli uffici, ma neanche in casa, tant’è che sono stati ‘esentati dal lavoro’, ma sempre pagati.
Sono circa quattro milioni i cittadini che lavorano nel comparto pubblico e circa venti milioni quelli che lavorano nel comparto privato. I primi sono figli di questa Repubblica, i secondi figliastri della stessa.
Ci chiediamo se questo Governo non avesse dovuto mettere in cassa integrazione tutti i dipendenti pubblici, rimasti a casa in esenzione dal lavoro, per una par condicio con i dipendenti privati che sono stati messi in cassa integrazione. Gli effetti sarebbero stati due: un risparmio economico e, soprattutto, l’equità, perché in quel modo sarebbero stati messi sullo stesso piano i dipendenti pubblici e privati, rispettando così l’articolo 3 della Costituzione.
Il sacrificio imposto ai dipendenti privati doveva essere esteso anche ai dipendenti pubblici. Non solo. Ma anche ai pensionati che percepiscono un assegno di alto livello. Anche costoro avrebbero dovuto partecipare al sacrificio generale.
Ma nessuno ha aperto bocca sulla questione che oggi vi proponiamo, perché impopolare, come ogni iniziativa che vuole stabilire equità fra i cittadini.

I dipendenti pubblici hanno un’altra colpa inequivocabile: essi sono la burocrazia, sono la Pubblica amministrazione, ma appartengono ad un’organizzazione disorganizzata che non ha piani aziendali, che non fissa obiettivi, che non controlla i risultati nella misura in cui raggiungano o no gli obiettivi stessi.
In altre parole, il peso del nostro Paese è la burocrazia, che anche in questa vicenda ha mostrato la sua manchevolezza in quanto, per esempio, ha inviato con moltissimo ritardo sia le risorse della Cig sia i cosiddetti ‘Ristori’ (quelli di luglio) ai destinatari, che ancora in buona misura non si sono visti.
Ciò accade nonostante il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri e gli altri ministri, continuino a ribadire nelle interviste a radio e televisioni che i soldi ci sono e che vengono accreditati automaticamente.
Peccato che di questi soldi i ‘beneficiari’ non ne vedano traccia.
Il danno dopo la beffa.

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