Dissesto idrogeologico, alluvione di fondi in Sicilia, ma in vent'anni spesa metà delle risorse - QdS

Dissesto idrogeologico, alluvione di fondi in Sicilia, ma in vent’anni spesa metà delle risorse

Rosario Battiato

Dissesto idrogeologico, alluvione di fondi in Sicilia, ma in vent’anni spesa metà delle risorse

martedì 27 Agosto 2019 - 00:00
Dissesto idrogeologico, alluvione di fondi in Sicilia, ma in vent’anni spesa metà delle risorse

Stato e Regione hanno stanziato trecento milioni per l’Isola, ma della vecchia programmazione è stato portato a termine soltanto un intervento su due. Alluvioni, trenta milioni di danni in un anno. Frane, tra le più pericolose, dodici sono in Sicilia. La mappa degli interventi più costosi.

PALERMO – Nell’ultima legge di bilancio (2019) sono stati stanziati 2,6 miliardi per il triennio 2019-2021 per l’emergenza dissesto nei territorio colpiti dal maltempo nei mesi di ottobre e novembre 2018, prevedendo per la Sicilia circa 221 milioni di euro. A questo flusso per rimarginare i danni ormai fatti, il Piano “ProteggiItalia” prevede altri 3,9 miliardi per la prevenzione su tutto il territorio nazionale, mentre proprio in questi giorni la Sicilia ha potuto apprezzare tre consistenti interventi della Regione: 70 milioni, provenienti da rimodulazioni delle risorse del “Patto per il Sud – Fondo Sviluppo e Coesione”, per 19 opere in centri abitati per prevenire fenomeni franosi; 20 milioni per interventi su fiumi e torrenti; ulteriori 16 milioni (notizia di ieri) per la pulizia di un centinaio di torrenti e fiumi (vedi servizio a pagina 2).

Numeri confortanti ma che di fatto non assicurano nulla, perché investire in prevenzione all’interno del perimetro isolano non è semplice: tra il 1999 e il 2017, la Sicilia ha ricevuto, tramite il ministero dell’Ambiente, oltre 660 milioni di euro, riuscendo a concludere soltanto un intervento su due (51%) e spendendo complessivamente il 44% delle risorse (306 milioni su 661). I numeri, diffusi dall’Ispra, preoccupano anche in rapporto al dissesto diffuso sul territorio siciliano.

Eppure prevenire è meglio che curare, tra il primo maggio 2013 e il 13 maggio 2019 in Sicilia ci sono stati 7 stati di emergenza per 624 milioni di euro richiesti e appena 68 milioni trasferiti (elaborazione laboratorio Ref Ricerche su dati Protezione civile). In quindici anni, tra il 2000 e il 2015, danni per 4 miliardi di euro.

ALLUVIONI: 30 MILIONI DI DANNI IN UN ANNO
Ancora nel 2017, secondo quanto riportato dall’annuario ambientale dell’Ispra publicato a marzo, la Sicilia è stata protagonista di uno dei quindici eventi alluvionali più forti dell’anno. Accaduto tra il 21 e il 23 gennaio, ha coinvolto ben sei province, determinando danni ingenti che l’Ispra, alla voce “risorse necessarie al ripristino”, ha quantificato in 30,8 milioni di euro. A determinare le cosiddette aree a pericolosità idraulica c’è un indicatore che deriva dai calcoli effettuati dalle autorità di bacino distrettuali. Il 4% del territorio isolano, considerando le aree a pericolosità idraulica elevata, media e bassa, è a rischio alluvione, una statistica che vale circa un migliaio di kmq e che interessa direttamente, sempre considerando i tre livelli di rischio, poco meno di 20 mila persone.

FRANE: DODICI EVENTI SICILIANI TRA I PERICOLOSI
Sempre nel 2017, sono stati ben 12 gli eventi franosi siciliani che risultano tra i 172 più pericolosi dell’anno. Una tendenza che in Sicilia, stando all’Inventario dei Fenomeni franosi in Italia, che raccoglie tutti gli eventi compresi tra il 1116 e il 2017, vale circa il 4% del totale nazionale, cioè oltre 24 mila su circa 620 mila. Nell’Isola, le aree considerate a pericolosità da frana, considerando tutti i livelli di rischio, ammontano a circa 1.500 kmq e in questo perimetro vivono quasi 120 mila siciliani.

PREVENIRE MEGLIO CHE CURARE: IN 15 ANNI DANNI PER 4 MILIARDI IN SICILIA
A voler ripercorrere la storia dei fenomeni di dissesto naturale che hanno coinvolto la Sicilia tra il 2000 e il 2015, emerge un dato significativo. Nel periodo considerato, sulla base dei dati raccolti nel “rapporto preliminare sul rischio idraulico in Sicilia e ricadute nel sistema di protezione civile”, il dissesto in Sicilia ha fatto registrare 168 eventi, 58 morti e danni per circa 4 miliardi di euro. Le zone maggiormente colpite sono state le arterie viarie – 9 mila episodi di dissesto tra il 2002 e il 2016 – che hanno fatto registrare danni per 50 milioni di euro all’anno.

A livello nazionale, dal maggio 2013 a quello 2019 sono stati dichiarati nel nostro Paese 87 stati d’emergenza in seguito a siccità, alluvioni e frane, con danni per 9,4 miliardi di euro accertati dai relativi Commissari. In questa porzione la Sicilia è stata coinvolta con 7 emergenze e 81,9 milioni di euro riconosciuti, su un totale di 9,4 miliardi, sebbene l’importo richiesto dalla Regione ammontava a 624 milioni di euro. Prevenire è sempre più conveniente e non solo per l’ovvia ragione che si possono ridurre o eliminare le vittime umane, ma anche perché, secondo le stime di Ref Ricerche, investire in prevenzione sarebbe costato 7 volte meno della gestione dell’emergenza.

NUOVA ONDATA DEI FONDI
Nei giorni scorsi la Regione ha comunicato di aver stanziato, tramite il Dipartimento regionale tecnico, oltre venti milioni di euro per intervenire su fiumi e torrenti. In campo ci sono sessantaquattro interventi previsti nelle nove province dell’Isola.

“Per il secondo anno consecutivo (e non era mai accaduto nel passato) in Sicilia – ha spiegato il governatore Nello Musumeci – stiamo operando una capillare e preventiva sistemazione idraulica dei corsi d’acqua che, con l’arrivo delle piogge, rischiano di esondare provocando, così come troppo spesso è accaduto in passato, disastri e vittime”. I fondi arrivano da una rimodulazione delle risorse del “Patto per il Sud – Fondo di Sviluppo e coesione”, di cui il presidente è commissario, elaborata dall’Ufficio contro il dissesto idrogeologico diretto da Maurizio Croce. Altri 70 milioni di euro sono stati stanziati per 19 opere in centri abitati per prevenire fenomeni franosi.

LA MAPPA DEGLI INTERVENTI PIÙ COSTOSI
Per la messa in sicurezza di fiumi e torrenti ci sono 16 interventi previsti in provincia di Catania, 13 in provincia di Messina, 10 ad Agrigento, 7 a testa Palermo e a Trapani, 4 a Enna, 3 a Siracusa, 2 nel ragusano. Tra gli interventi più costosi si segnalano la sistemazione idraulica Torrente Niscima, dall’immissione con il vallone Niscima alla strada provinciale 79, 2,9 milioni di euro, nel nisseno; il Canale Mortillaro sotto la via Amorelli, tra le vie Vanvitelli e Salerno, 1,2 milioni di euro, a Palermo; Fiume Asinaro dalla foce fino al ponte ferroviario in contrada Molino per 8,3 chilometri, della Saia Randeci nel tratto a monte della confluenza con il Fiume Tellaro fino al ponte sulla strada provinciale 20 per circa 9 chilometri e ripristino argini crollati del Fiume Anapo in contrada Fusco del Comune di Sortino, lato valle alla strada provinciale 54, 2,5 milioni di euro, a Noto. Per quanto gli interventi nei centri abitati, la somma più cospicua, pari a 27 milioni di euro, è destinata ad Agrigento per consolidare la collina di San Gerlando.

RISCHIO SPRECO
Secondo dati Ispra, a livello nazionale gli interventi urgenti finanziati dal 1999 al 2017 per contrastare il dissesto idrogeologico sono 5.248, per un importo totale di 5 miliardi e 612 milioni di euro. Alla Sicilia ne sono toccati 661 milioni di euro, cioè quasi il 12% del totale, per portare a compimento 481 interventi. Si tratta dell’importo maggiore distribuito tra le regioni italiane. Peccato che gli esiti non siano altrettanto buoni.

Soltanto il 52% dei progetti finanziati risulta concluso in Sicilia contro una media che in tutta Italia è pari al 70%. Soltanto il flusso dei milioni effettivamente spesi riavvicina le due medie statistiche: in Sicilia spesi per progetti conclusi circa 306 milioni di euro, mentre in Italia questo stesso dato è pari a 2,4 miliardi, in entrambi i casi si è a circa il 44% dei fondi totali.

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