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Dl sicurezza, dl ad hoc dopo tensione con Colle. Ma Meloni difende norma avvocati

Dl sicurezza, dl ad hoc dopo tensione con Colle. Ma Meloni difende norma avvocati

Quirinale vuole presentazione alla firma in simultanea. Irritazione per clamore mediatico su rilievi

Roma, 21 apr. (askanews) – Una soluzione è stata abbozzata, e anche se ci sono pochi precedenti, alla fine ha consentito di trovare una via d’uscita. La tensione però resta, perché il compromesso lascia sul campo un senso di irritazione da una parte e dall’altra. Alla fine di una ennesima giornata di passione, dunque, palazzo Chigi ha deciso di tenere conto dei rilievi del Colle sulla norma sugli incentivi agli avvocati per i rimpatri volontari presente nel dl sicurezza ancora all’esame del Parlamento. Non sarà cancellata ma modificata. Ed è la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a spiegarlo al suo arrivo al Salone del Mobile di Milano, a mettere in chiaro che la correzione arriverà attraverso un decreto ad hoc ma che quella è una norma di “buon senso” alla quale il governo non intende rinunciare. Soprattutto, però, la premier sostiene che non è stato fatto “nessun pasticcio”, come a dire che per quanto riguarda l’esecutivo è stato fatto un buon lavoro. E, tuttavia, di fronte al rischio di arrivare allo scontro frontale, con il presidente della Repubblica che decide di non firmare, si è deliberato comunque di intervenire.

Trovato lo strumento – quello del provvedimento fatto su misura – resta da capire come e quando se ne uscirà fuori. Ci si lavora da ieri, da quando il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha incontrato al Quirinale Sergio Mattarella. La prima ipotesi di un emendamento abrogativo è stata poi sostituita per qualche ora da quella di una modifica correttiva. Opzione che però aveva due ordini di problemi. Il primo, i tempi: qualsiasi intervento sul testo all’esame della Camera avrebbe comportato una terza lettura e dunque una corsa contro il tempo per evitare la decadenza. Seconda questione, le coperture. La modifica prevede infatti un allargamento della platea di chi può fare ricorso in rappresentanza dei migranti che chiedono il rimpatrio e che il famoso incentivo non venga erogato dal Consiglio nazionale forense ma dallo Stato. Ergo, oneri finanziari che richiedono risorse. Nella sostanza il decreto ad hoc dovrebbe riproporre questa impostazione, ma consente al governo più tempo per elaborare il testo e trovare le coperture. Ci sono già dei precedenti, spiegano i tecnici del Colle, a chi solleva il dubbio di un via libera presidenziale a un testo incostituzionale, così come è stata valutata la norma in questione.

Il governo si è impegnato a intervenire “in tempi rapidi”, il punto ora è capire quando e come presentare il provvedimento visto che si tratta della correzione di un testo che però rischia di non essere approvato prima di venerdì, dal momento che domani è previsto il voto di fiducia e poi una seduta fiume per l’esame degli ordini del giorno che sono 145. Ma soprattuto considerando che dal Quirinale sarebbe arrivata chiara l’indicazione che la firma dei due provvedimenti, quello originale e quello ad hoc, debba avvenire in simultanea.

Per domani è già previsto un Consiglio dei ministri in cui, tra l’altro, sarà fatta la nomina dei sottosegretari mancanti, tra cui Paolo Barelli di Fi ai Rapporti con il Parlamento, oltre che il varo del Documento di finanza pubblica. Si valuta dunque se convocare una ennesima riunione in settimana, la terza considerando quella flash di oggi presieduta dalla ministra Casellati in assenza di Meloni. La stessa premier però giovedì e venerdì sarà a Cipro per partecipare al Consiglio europeo straordinario. Altra ipotesi è quella di approvarlo domani facendo una operazione di draft successiva che consenta, appunto, l’invio in simultanea. Terza strada, intervenire dopo la pubblicazione in Gazzetta del decreto originario.

Al Colle comunque si registra l’irritazione per il clamore mediatico che ha visto – si osserva – l’istituzione più alta trascinata al centro di un dibattito non solo politico ma anche parlamentare per una interlocuzione che, si sottolinea, è consuetudine ma che non dovrebbe diventare oggetto di un “ping pong pubblico” soprattutto alla vigilia di un incontro con il governo come quello avvenuto ieri con Mantovano. In altre occasioni, e sui precedenti decreti sicurezza, sempre su norme inerenti i diritti, il capo dello Stato aveva acceso un faro ed esercitato la sua moral suasion perchè venissero modificate alcune norme, o suggerito di percorrere la strada del disegno di legge piuttosto che della decretazione d’urgenza.

L’attenzione del Colle in questi anni ha riguardato oltre i decreti sicurezza anche alcune norme del decreto sport, il Ponte sullo stretto di Messina. La reazione più dura ai provvedimenti del governo Meloni risale però al 2023 quando firmando il decreto Milleproproghe il capo dello Stato aveva scritto una lettera alla premier (e ai presidenti delle Camere) esprimendo riserve sulla proroga delle concessioni ai balneari. La via della interlocuzione insomma è sempre stata quella privilegiata rispetto al rinvio alle Camere, che è uno dei poteri presidenziali. Di inedito c’è che stavolta il governo non ha voluto correggere il testo nel corso dell’iter parlamentare. Ma la convinzione è che la soluzione trovata sarà accettabile per Mattarella che quindi potrà apporre la sua firma ai testi governativi.