L'economia del problema distrugge l'economia - QdS

L’economia del problema distrugge l’economia

Fleres Salvo

L’economia del problema distrugge l’economia

mercoledì 18 Novembre 2020 - 00:00
L’economia del problema distrugge l’economia

Se non ci fossero i problemi nessuno cercherebbe le soluzioni!

Se non ci fossero i problemi nessuno cercherebbe le soluzioni! Può apparire una banale ovvietà, ma potrebbe non esserla se un intero sistema fosse fondato sulla perversa ipotesi che ne deriva e cioè: per stimolare la ricerca di soluzioni bisogna creare i problemi anche quando non esistono! Ebbene il nostro Paese costituisce l’esempio plastico di un’organizzazione in cui chi governa non cerca di ridurre il numero di problemi, cerca invece di aumentare il numero di soluzioni da ideare e gestire, in modo che non risolvano affatto il problema ma lo trasformino in risorsa.

Capisco che tutto questo potrebbe apparire un gioco di parole o l’effetto paradossale di un eccesso di depressione ma, a pensarci bene, non lo è affatto. Gli esempi sono tanti! Se la Pubblica amministrazione, invece di rappresentare quella sorta di “leviatano” che è oggi, fosse semplice, trasparente, efficiente, pensate che i patronati prospererebbero ad ogni angolo di strada?

Se il sistema fiscale non fosse quel guazzabuglio di codicilli che è, pensate che i Caf si moltiplicherebbero come i conigli nella stagione degli accoppiamenti? Se le amministrazioni comunali si dotassero di efficienti Uffici Relazioni con il Pubblico, pensate che sorgerebbero tante agenzie di disbrigo pratiche e “codisti”, pronti ad attendere dietro qualsiasi sportello al posto vostro? Se gli ambulatori pubblici fossero in grado di eseguire una Tac o una mammografia in tempi adeguatamente brevi, pensate che una certa anomala sanità privata prospererebbe nei modi che noi tutti conosciamo? Ecco, come vedete, passare dal nebuloso esempio teorico a quello pratico non è affatto difficile e l’oscuro teorema enunciato appare molto più chiaro: il sistema organizzativo del nostro apparato pubblico genera problemi per poter costruire soluzioni. Insomma: i nostri disservizi, che producono costi, determinano anche economia e persino consenso, come è facile notare ogni volta che il titolare di un patronato, di un Caf o di una clinica privata si presenta alle elezioni.

Sarà un caso? È mai possibile che i rappresentanti dei cittadini in Parlamento lavorino contro i cittadini di stessi? No! Certamente no! Dunque: meno male che si sono i patronati, i Caf e le case di cura private o al danno si sommerebbe la beffa! Siamo sicuri, però, che non ci sia un sistema migliore, in grado di far funzionare il Paese senza costi aggiuntivi o pesanti sovrastrutture? Vi assicuro che c’è. Chi manca è qualcuno in grado di attuarlo!

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