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Emergenza covid, le novità su blocco licenziamenti e cassa integrazione

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Emergenza covid, le novità su blocco licenziamenti e cassa integrazione

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lunedì 12 Luglio 2021 - 16:05

Un decreto legge proroga il blocco dei licenziamenti e proroga gli aiuti per chi ha ridotto o sospeso il dei lavoro dipendente. Tutti i dettagli

L’art. 4.(rubricato “Misure in materia di lavoro”) del decreto legge 30 giugno 2021,  n. 99, in vigore dallo stesso giorno,  dispone la proroga del blocco dei licenziameti dall’entrata in vigore del detto decreto legge (si ripete: dal 30-6-2021) al 31 ottobre 2021. Inoltre. lo stesso articolo proroga dalla ridetta entrata in vigore del presente D. L. al 31 dicembre 2021 i trattamenti straordinari di integrazione salariale.

Esaminiamo di seguito cosa prevede la norma in commento.

CIRCA  LA CONCESSIONE DELLA CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI

Chi può richiederla

È opportuno sottolineare che l’INPS accetta domande di integrazione salariale fino ad un massimo di 185,4 milioni di euro (pari al corrispondente Fondo apposito). Al raggiungimento di tale limite l’Istituto non accetta altre domande

I datori di lavoro delle industrie tessili, delle confezioni di articoli di abbigliamento e di articoli in pelle e pelliccia, e delle fabbricazioni di articoli in pelle e simili, che, a decorrere dalla data del 1° luglio 2021, sospendono o riducono l’attività lavorativa, possono presentare, per i lavoratori in forza alla data di entrata in vigore del presente decreto, domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale per una durata massima di diciassette settimane nel periodo compreso tra il 1° luglio e il 31 ottobre 2021.

Per i trattamenti concessi come si è qui detto non è dovuto alcun contributo addizionale. È opportuno sottolineare che l’INPS accetta domande di integrazione salariale fino ad un massimo di 185,4 milioni di euro (pari al corrispondente Fondo apposito). Al raggiungimento di tale limite l’Istituto non accetta altre domande.

Inoltre i datori di lavoro privati che sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconduci-bili all’emergenza epidemiologica da COVID-19 e che non possono ricorrere ai trattamenti di in-tegrazione salariale possono presentare, per i lavoratori in forza alla data di entrata in vigore del presente decreto, domanda di concessione dl trattamento ordinario di integrazione salariale per una durata massima di tredici settimane fruibili fino al 31 dicembre 2021. Anche per i presenti trattamenti concessi non è dovuto alcun contributo addizionale. Come per gli aiuti economici detti sopra, è riconosciuto un limite di spesa di 351 milioni di euro, esaurito il quale l’NPS non accetta altre domande.

È opportuno sottolineare che l’INPS accetta domande di integrazione salariale fino ad un massimo di 185,4 milioni di euro (pari al corrispondente Fondo apposito). Al raggiungimento di tale limite l’Istituto non accetta altre domande

Modalità della richiesta

Le domande di accesso ai trattamenti in argomento sono presentate all’INPS, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa.

In caso di pagamento diretto  delle  prestazioni, da parte dell’INPS, ferma restando la  possibilità di ricorrere all’anticipazione da parte del datore di lavoro, questi è  tenuto  ad inviare all’Istituto i dati necessari per il pagamento o per il saldo dell’integrazione salariale entro  la  fine  del  mese  successivo  a quello in cui è collocato il periodo di integrazione  salariale,  o, se posteriore, entro il termine di trenta  giorni  dall’adozione  del provvedimento di  concessione. Trascorsi inutilmente tali termini, il pagamento della prestazione  e gli oneri ad esso connessi rimangono a carico del  datore  di  lavoro inadempiente.

Per le domande di trattamenti di integrazione salariale  riferite   a   sospensioni   o   riduzioni dell’attività lavorativa, la trasmissione  dei  dati  necessari  al calcolo e alla liquidazione diretta delle integrazioni  salariali  da parte dell’INPS o al saldo delle anticipazioni delle stesse,  nonché all’accredito della relativa contribuzione figurativa, è  effettuata con il flusso telematico denominato “UniEmens- Cig”.

CIRCA IL BLOCCO DI LIENZIAMENTI

Ai datori si lavoro che presentano domanda di integrazione salariale è precluso l’avvio di procedure di licenziamenti collettivi e di licenziamenti per giusta causa per la durata del trattamento di integrazione salariale fruito entro i 31 dicembre 2021,. Sono anche sospesi nello stesso modo gli stessi licenziamenti avviati successivamente al 23 febbraio 2020.

Agli stessi datori di lavoro è consentito procedere ai licenziamenti solo in uno dei seguenti casi:

  • nelle ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto di appalto. Ai medesimi soggetti (datori di lavoro) resta, altresì, preclusa nel medesimo periodo, indipendentemente dal numero dei dipendenti, la facoltà di recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo e restano altresì sospese le procedure in corso dinanzi all’Ufficio provinciale del lavoro;
  • le sospensioni e le preclusioni di cui ai datori di lavoro beneficiari del trattamento ordinario di integrazione salariale non si applicano, nelle ipotesi di licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell’attività dell’impresa oppure dalla cessazione definitiva dell’attività di impresa conseguente alla messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell’attività, nei casi in cui nel corso della liquidazione non si configuri la cessione di un complesso di beni o attività che possano configurare un trasferimento d’azienda o di un ramo di essa o nelle ipotesi di accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo. A detti lavoratori è comunque riconosciuto il trattamento NASpI (Nuova Assicurazione Sociale Per l’Impiego);
  • sono altresì esclusi dal divieto i licenziamenti intimati in caso di fallimento, quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa o ne sia disposta la cessazione. Nel caso in cui l’esercizio provvisorio sia disposto per uno specifico ramo dell’azienda, sono esclusi dal divieto i licenziamenti riguardanti i settori non compresi nello stesso.
  • nelle ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto di appalto. Ai medesimi soggetti (datori di lavoro) resta, altresì, preclusa nel medesimo periodo, indipendentemente dal numero dei dipendenti, la facoltà di recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo e restano altresì sospese le procedure in corso dinanzi all’Ufficio provinciale del lavoro;
  • le sospensioni e le preclusioni di cui ai datori di lavoro beneficiari del trattamento ordinario di integrazione salariale non si applicano, nelle ipotesi di licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell’attività dell’impresa oppure dalla cessazione definitiva dell’attività di impresa conseguente alla messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell’attività, nei casi in cui nel corso della liquidazione non si configuri la cessione di un complesso di beni o attività che possano configurare un trasferimento d’azienda o di un ramo di essa o nelle ipotesi di accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo. A detti lavoratori è comunque riconosciuto il trattamento NASpI (Nuova Assicurazione Sociale Per l’Impiego);
  • sono altresì esclusi dal divieto i licenziamenti intimati in caso di fallimento, quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa o ne sia disposta la cessazione. Nel caso in cui l’esercizio provvisorio sia disposto per uno specifico ramo dell’azienda, sono esclusi dal divieto i licenziamenti riguardanti i settori non compresi nello stesso.

Salvatore Freni

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