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Emergenza personale nel settore della sanità, prospettive preoccupanti per i prossimi anni

redazione

Emergenza personale nel settore della sanità, prospettive preoccupanti per i prossimi anni

mercoledì 03 Luglio 2019 - 00:00
Emergenza personale nel settore della sanità, prospettive preoccupanti per i prossimi anni

Una sofferenza che viene percepita in particolare nelle regioni del Centro-Sud: tra queste c’è anche la Sicilia

in collaborazione con ITALPRESS

MILANO – Il boom dei ricoveri per il caldo e le ferie del personale nel periodo estivo hanno fatto scattare l’allarme nella sanità italiana, in particolare nel settore più penalizzato per la mancanza dei medici, quello del Pronto soccorso.

La sofferenza è particolarmente sentita al Centro Sud: in Molise, Sicilia, Campania, Calabria e Lazio gli ospedali registrano il 30% di dotazione organica in meno rispetto a dieci anni fa, secondo le stime dei sindacati del settore. In Molise il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, ha addirittura ipotizzato l’invio di medici militari per far fronte alla carenza del personale.

Criticità che il Rapporto Eurispes-Enpam “Il termometro della Salute” aveva già indicato, tempo fa, con qualche preoccupazione. Tra le tante contraddizioni e i punti critici, il documento aveva evidenziato il tema del precariato e dell’insufficienza degli organici, del forte invecchiamento del personale sanitario che in alcune aree, e in particolare nella medicina generale (medico di base e pediatra di libera scelta), rischia nel futuro prossimo di generare dei vuoti incolmabili.

Secondo gli ultimi dati disponibili forniti dal ministero della Salute, il comparto assorbiva 45.437 medici di medicina generale. Secondo la Federazione italiana dei Medici di famiglia circa 21.700 medici di base andranno in pensione entro il 2023, mentre il numero dei giovani medici “in ingresso” si prevede non superiore alle 6.000 unità. Questo significherà una carenza di 16.000 medici di base e la quasi certezza che entro il prossimo decennio almeno un terzo dei residenti nella Penisola non potrà avvalersi del medico di famiglia.

Confrontando la situazione italiana con quella dei maggiori partner europei, si evidenzia la forte specificità del nostro modello sanitario complessivo, caratterizzato da una alta quota di medicina specialistica e dal ruolo centrale di fatto affidato alle strutture ospedaliere. Mentre l’Italia per dotazione di medici è seconda solo alla Germania, nell’area della medicina di base si colloca nella fascia bassa della classifica. La Germania, infatti, ne conta 167,4 ogni 100.000 abitanti (quasi il doppio, dunque), e la Francia si colloca a quota 155,5. Pochi medici di medicina generale, ognuno dei quali assiste una media (in aumento già negli ultimi anni) di circa 1.200 cittadini.

Questo è il quadro che caratterizza gli ultimi decenni, ma su cui si sta abbattendo la mannaia dell’anzianità anagrafica: sui 45.437 medici di medicina generale censiti, più del 60% risultavano laureati da 27 o più anni. La medicina d’urgenza, come evidenziato nel rapporto, è un’area particolarmente delicata. Negli 844 presidi di medicina d’urgenza presenti sul territorio, si calcola ci siano mediamente 2.800 accessi ogni ora che generano annualmente circa 24.000.000 di visite. 3.500.000 pazienti entrano nei reparti ospedalieri proprio attraverso i Pronto soccorso, presenti nell’81,6% degli ospedali, e in quelli pediatrici nel 17,5%. La media di 3,4 accessi ogni dieci abitanti è il dato che evidenzia l’abnorme utilizzo che si fa dei presidi di medicina d’emergenza. Ancora più indicativa è la percentuale dei ricoveri ospedalieri che si realizzano attraverso i Pronto soccorso: il 14,7%. Quest’ultimo indicatore si presenta altamente variabile a livello territoriale: a fronte di una percentuale di ricovero pari all’11% registrato nella regione Piemonte, si raggiungono valori pari a 26,7% nella regione Molise. I Pronto soccorso pediatrici riscontrano 1,6 accessi ogni dieci abitanti fino a 18 anni di età e nell’8,2% si risolvono con il ricovero.

Il Rapporto Eurispes-Enpam presentava anche dati relativi alle migrazioni dei professionisti, che registrano 10.104 medici “espatriati” nel periodo 2005-2015. La principale meta è la Gran Bretagna (33%), che da oltre un decennio si conferma al primo posto tra le preferenze dei neodottori in medicina i quali, ottenuta la qualifica in Italia, decidono o sono costretti a esercitarla, in via permanente o temporanea, all’estero. A seguire, la Svizzera (26%). Fa riflettere il dato assai significativo, secondo cui nell’ultimo decennio, su cento dottori in medicina europei che lasciano il Paese d’origine, ben 52 sono nostri connazionali. Basti pensare che il secondo Paese per maggiore numero di “transfughi medici”, ossia la Germania, si ferma solo al 19%.

Entro il 2025 si stima che verranno collocati a riposo 47.300 medici specialisti del Ssn, a cui si aggiungono circa 8.200 tra medici universitari e specialisti ambulatoriali, mentre nello stesso periodo gli specialisti formati saranno solo 40.000. Se si confermerà il trend dei giovani medici che scelgono l’estero, il saldo risulterà fortemente passivo, e i fenomeni di carenze professionali già diffusi ma non ancora esplosi nella loro drammaticità, si manifesteranno appieno, secondo Eurispes-Enpam, allargando oltremisura la forbice tra pensionamenti e nuovi ingressi.

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