Energia, quel treno chiamato “idrogeno” che la Sicilia non può lasciarsi scappare - QdS

Energia, quel treno chiamato “idrogeno” che la Sicilia non può lasciarsi scappare

Chiara Borzi

Energia, quel treno chiamato “idrogeno” che la Sicilia non può lasciarsi scappare

sabato 06 Marzo 2021 - 00:00

La Regione punta a ospitare il Centro nazionale di ricerca. Ecco perché l’Isola ha già tutte le carte in regola. Il neo assessore Baglieri al QdS: "E' un’opportuna strategica per rendere la nostra regione un hub per la transizione verso sistemi energetici decarbonizzati"

La Sicilia come hub dell’idrogeno sostenibile nel Mediterraneo, un ponte che colleghi i Paesi del Nord Africa e l’Europa. Non è fantascienza, ma uno scenario concreto che vede già diversi attori, istituzionali e imprenditoriali, in azione sul territorio. E che nel giro di qualche anno, stimano gli esperti, potrebbe permettere di creare nella nostra regione tra 4 mila e 5 mila nuovi posti di lavoro.

L’Isola ha tutte le carte in regola per diventare la “fabbrica” di questa fonte pulita: ha le condizioni perfette di irraggiamento solare e di ventosità per sostenere i processi produttivi dell’idrogeno tramite rinnovabili come il fotovoltaico e l’eolico. Lo sa bene anche la Regione, che nelle settimane scorse ha annunciato la candidatura per ospitare il Centro nazionale di ricerca.

A livello globale, ci sono in ballo investimenti per almeno 300 miliardi, si legge nel rapporto dell’Hydrogen council, un consorzio che riunisce un centinaio di aziende del settore e che ha contato oltre 200 progetti, di cui più della metà localizzati in Europa.
Servono anzitutto gli impianti di elettrolisi: Bruxelles punta a installarne almeno 40 GW nel 2030, ma attualmente in tutto il Vecchio continente non si arriva neanche a 1 GW. Di strada da fare, insomma, ce n’è ancora, ma come dicevamo non mancano gli esempi positivi.

Nell’Isola, per esempio, nella Bioraffineria Eni di Gela è stato realizzato l’impianto “Steam reforming” per la produzione di idrogeno, componente fondamentale nel processo di produzione dell’Hvo (Hydrogenated vegetable oil), cioè il biodiesel del Cane a sei zampe che sta continuando a investire sulla risorsa pulita. Insieme ad Enel stanno lavorando, si legge in una nota, “per sviluppare progetti di idrogeno verde attraverso elettrolizzatori alimentati da energia rinnovabile. Gli elettrolizzatori saranno posizionati nelle vicinanze di due delle raffinerie Eni presso cui l’idrogeno verde possa rappresentare la migliore opzione di decarbonizzazione. Ciascuno dei due progetti pilota includerà un elettrolizzatore di circa 10 MW e si prevede che inizino a generare idrogeno verde entro il 2022-2023”.

L’idrogeno si può dunque definire come una sorta di elemento di congiunzione tra il settore del gas e quello dell’energia elettrica. È in questo segmento che vuole inserirsi il Governo Musumeci, così come previsto dal Piano energetico regionale, fornendo dunque “il necessario supporto per realizzare gli impianti di elettrolisi, alimentati da fonti rinnovabili per produrre idrogeno, puntando sulle caratteristiche del territorio come la presenza di aree soleggiate o ventose”.

D’altra parte, lato energia solare, la Sicilia dispone già di grandi progetti, soprattutto sotto il Vulcano, dove Enel Green Power investirà mezzo miliardo di euro per realizzare quella che è stata ribattezzata la “fabbrica del sole”, il più grande stabilimento d’Europa per la produzione di celle e moduli fotovoltaici, un’area di di 42 mila metri quadrati coperti che porterà la produzione di pannelli solari fino a 3GW/annui e permetterà di creare fino a 2.000 posti di lavoro, tra diretti e indotto.

DAL SOLARE ALL’IDROGENO

È proprio l’abbondanza di sole la risorsa che può spalancare gli investimenti in idrogeno nell’Isola. “In fatto di risorse rinnovabili disponibili su un unico territorio la Sicilia è tra le regioni in Europa che può offrire di più”, ha spiegato al QdS il professore Gabriele Centi del Dipartimento ChiBioFarm dell’Università di Messina.

“L’Isola ha sia vento che sole, ma mentre il vento è presente anche nel Nord Europa, il sole rimane una risorsa quantitativamente unica – ha proseguito – e che le altre regioni europee vorrebbero accaparrarsi, considerata anche l’esistenza di stabilimenti all’avanguardia per l’utilizzo della risorsa. Oggi in Sicilia registriamo un limite nella produzione e un fabbisogno locale non sufficiente. Devono essere sviluppati gli strumenti per aumentare il fabbisogno locale e i vettori che permettono di esportare”.

Come il gas anche l’idrogeno potrebbe attraversare il gasdotto di Snam che passa dalla Sicilia, nella formula misto metano-idrogeno. “La regione è già in una dorsale in cui si potrebbe sviluppare in maniera ottimale anche la filiera dell’idrogeno – ha concluso Centi – ma non si esporta molto perché mancano elettrodotti adeguati. Tutta l’Europa si sta orientando sull’idrogeno e anche in ambito accademico gli studenti dell’Università di Messina iniziano a vedere l’idrogeno come una speranza per il loro futuro, offuscato dalla pandemia, quindi come uno strumento adatto a favorire un grande cambiamento nella nostra società”.

In questo scenario avrebbero un ruolo anche i Paesi del Nord Africa dove si potrebbe concentrare sia la produzione di energia solare che l’installazione di elettrizzatori. Dopodiché l’idrogeno potrà essere direttamente inviato in Europa, passando dalla Sicilia, “attraverso un sistema di gasdotti già esistenti, attualmente sottoimpiegati”, ha affermato Ettore Bompard del Dipartimento Energie del Politecnico di Torino, intervistato da“Report” in una puntata andata in onda a gennaio.
Insomma tutte le strade portano all’Isola, e questa volta farsi scappare un’opportunità del genere sarebbe imperdonabile.

La Sicilia che è già impegnata sul campo

La ricercatrice Gatto: “Resta da superare il problema dei costi”

In Sicilia è possibile tracciare una “via dell’idrogeno”, una linea che unisce il territorio attraverso i principali centri di studio e sviluppo della risorsa. A Messina l’Istituto di Tecnologie Avanzate per l’Energia “Nicola Giordano”, oggi diretto dal professore Antonio Aricò, opera da 30 anni e tra i ricercatori più accreditati c’è una donna: Irene Gatto.

“Lavoro all’Itae da più di 20 anni – spiega Gatto -. Prima con borse di studio e assegni di ricerca e poi come ricercatrice di ruolo. Mi sono da sempre occupata di tematiche legate all’idrogeno come vettore energetico, in particolare di celle a combustibile ad elettrolita polimerico e accumulo di idrogeno. Negli ultimi anni ancor di più che in passato l’attività di ricerca è stata indirizzata allo sviluppo di sistemi per la produzione di energia e all’integrazione delle fonti di energia rinnovabile con la generazione elettrochimica di idrogeno e il suo utilizzo nelle celle a combustibile per applicazioni in vari settori quali stazionario, portatile, mobilità sostenibile e applicazioni navali”.

Quanto conta oggi la Sicilia nel contesto nazionale di studio, sviluppo e utilizzo dell’idrogeno?
“Recentemente la Regione Siciliana ha espresso l’intenzione di promuovere una partnership europea nel settore, cosicché la Sicilia possa diventare un hub dell’idrogeno. Inoltre nell’ambito Piano Nazionale per la ripresa e la resilienza, la Sicilia è il principale candidato per la ricerca, la produzione e lo sfruttamento dell’idrogeno”

Crede in un idrogeno protagonista entro il 2030?
“I vantaggi della diffusione delle tecnologie dell’idrogeno in termini di ambiente, salute, riduzione dell’inquinamento e miglioramento della qualità della vita sono senza dubbio significativi. Restano comunque da superare i problemi relativi ai costi ancora troppo elevati e alla mancanza di infrastrutture. Comunque programmi e politiche di sostegno pubblico associate ad incentivi per promuovere il mercato potrebbero favorire ed accelerare la diffusione di tali tecnologie”.

La startup Hydrone: “Ma nell’Isola serve una burocrazia snella”

A Siracusa l’idrogeno viene “declinato” in maniera differente, con il linguaggio innovativo delle startup. È in questa provincia che opera Hydrone Srl, società che raccoglie l’esperienza e le competenze di manager, ricercatori ed imprenditori che pensano già alla progettazione e l’utilizzo dell’idrogeno anche nei trasporti. “L’obiettivo principale della società è il trasferimento tecnologico in una logica di partnership capace di competere tramite il livello nazionale in un mercato globale sempre più competente e dinamico, cercando parimenti di attrarre investimenti in Sicilia e restituendo al territorio competitività e opportunità significative per il futuro – spiega il ceo Fabio Matera -. La società ha costruito alleanze sia con grandi aziende italiane sia con Pmi particolarmente dinamiche e innovative, reinvestendo i proventi in ricerca tramite collaborazioni con Università ed Enti di grande rilievo anche in ambito internazionale. Nel settore dell’idrogeno, la società ha già avuto contratti in partnership con grandi aziende italiane, in particolare per quanto riguarda l’applicazione dell’idrogeno e delle fuel cells (pile a combustibile) ai sistemi autonomi sottomarini. Sono anche in fase di sviluppo sistemi per i trasporti, quali autobus e auto elettriche, in partnership con aziende italiane leader del settore. In ambito regionale stiamo dialogando con partner istituzionali ed industriali affinché si possano cogliere opportunità già presenti altrove, nella speranza di rilanciare la competitività della nostra Regione”.

A sua opinione, è possibile ipotizzare la Sicilia quale Centro nazionale per l’Idrogeno?
“Perchè in Sicilia questa non resti solo una dichiarazione d’intenti, serve una burocrazia snella, trasparente e che sia in grado di garantire supporto e tempi certi ai progetti di sviluppo industriale. Il resto seguirebbe di conseguenza. In altre Regioni e Paesi Europei, queste opportunità si stanno concretizzando velocemente e sono molto competitive in termini di investimenti e disponibilità di infrastrutture. In questi processi il tempo non è amico, il tempismo è fondamentale. La Sicilia farà parte di un contesto di primo piano solo se ci sarà un cambio di marcia, nonostante le difficoltà del momento”.

Il neo assessore Daniela Baglieri: “Sicilia hub per transizione”

Il Governo Musumeci crede e continuerà a puntare su una Sicilia centrale nella strategia nazionale per l’idrogeno. La neo assessore all’Energia Daniela Baglieri ha per la prima volta riferito in merito alla candidatura già annunciata a febbraio, confermando, per l’appunto, la volontà di ospitare il Centro nazionale di ricerca. In Italia un’altra sola regione si è fatta avanti, il Piemonte.

“La candidatura della Regione ad ospitare la sede del Centro nazionale di alta tecnologia per l’idrogeno rappresenta un’opportuna strategica per rendere la nostra regione un hub per la transizione verso sistemi energetici decarbonizzati, elemento chiave per lo sviluppo sostenibile. Tali obiettivi, in conformità al Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, consentono alla nostra Regione di implementare un nuovo approccio che possa apportare flessibilità e resilienza al sistema energetico, e nuove opportunità economiche per le imprese siciliane”.

Secondo l’analisi di H2 Italy 2050, l’idrogeno può garantire un impatto straordinario sul Pil (fino a 40 miliardi nel 2050) e in termini di occupazione, con ricadute stimate in oltre 540 mila nuovi posti di lavoro.

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