La litigiosità della politica, le difficoltà del centrosinistra, in particolare del Pd, le nuove leve e la sua Catania, presente e futura, da cui spera si possa ripartire per riaffermare una visione del mondo e della società. Sono alcune delle cose che ci dice Enzo Bianco, con cui abbiamo scambiato due parole. L’occasione è stata la nomina dell’ex ministro dell’Interno e sindaco di Catania a presidente della commissione “Borghi, Comuni, Pro Loco, Province e Regioni” degli Stati generali del Patrimonio italiano, organo di cui Bianco è vicepresidente.
Un nuovo incarico per valorizzare ciò che di meglio l’Italia ha da offrire, i suoi borghi, la sua cultura, le sue tradizioni. Un riconoscimento all’esperienza e alla visione di un uomo che ne ha da vendere. “Ho sempre avuto molte passioni nella vita e le ho coltivate – ci dice -. Una di queste è quella di valorizzare il patrimonio artistico, culturale, storico di una comunità. Per mille ragioni, anche in una prospettiva di sviluppo economico, perché una realtà che coltiva la sua storia ha una opportunità di sviluppo anche di un turismo culturale. Ma non c’è solo l’aspetto economico: valorizzare il patrimonio di una comunità è utile anche dal punto di vista civile. Una comunità che valorizza le sue radici, valorizza la sua identità e anche il suo modo di essere. E io questo l’ho fatto in tutti i posti in cui mi sono trovato: l’ho fatto a Catania, di cui sono stato sindaco ma che non è la città in cui sono nato ma che è sempre stata la ‘mia’. E l’ho fatto anche nei comuni dove ho vissuto da bambino”.
Borghi, identità e sviluppo secondo Enzo Bianco
Un modo anche per affrontare la realtà di oggi, politica, economica, civile. “Un popolo che ha le sue radici e le valorizza è molto più forte di uno che è spinto dal vento. Penso che la nostra comunità, in particolare quella catanese, non deve dimenticare mai che questo è un punto di forza. Nei borghi si gioca una partita decisiva: se continuiamo a trascurare i borghi medi e piccoli e concentriamo l’attenzione solo nelle città metropolitane, facciamo un errore clamoroso. Uno dei problemi del nostro paese è questo spostamento eccessivo verso le aree urbane e l’abbandono di una parte enorme del paese. Circa due terzi del nostro territorio è in realtà composto da piccoli borghi, abbandonarli è sbagliato. Ecco la ragione per la quale occorre rilanciarli e valorizzarli”.
L’identità dei quartieri e il modello Cittainsieme
Un modo anche per trattenere le identità, contro la gentrificazione, contro l’omologazione. “Trovo che valorizzare l’anima di una comunità, sia pure un quartiere, sia necessario – insiste -. Penso a Catania: ci sono posti che hanno un’identità forte, come la Civita: il cuore di Catania deve difenderla. Tutelare l’identità è dare possibilità per il futuro e su questo va fatto un investimento anche culturale, valorizzando le associazioni che operano nel territorio”.
Bianco ricorda l’esperienza di Cittainsieme, una comunità che si è formata intorno alla figura di Padre Resca, che ha animato non solo un quartiere, ma l’intera città, dandole una visione di insieme impossibile da non tenere in considerazione. Un aspetto che l’ex sindaco indica come fondamentale per amministrare una città. Un suggerimento che invia agli amministratori, a partire dal sindaco di Catania, Enrico Trantino. “Su tutte le grandi questioni che riguardano Catania occorre preventivamente sentire il polso dei cittadini – dice l’ex sindaco -. Una sorta di quesito referendario. Certo, valutando i pro e i contro, ma è indispensabile che siano i cittadini a decidere. Si tratta di coinvolgere le comunità nella visione del territorio, per partecipare al cambiamento e non subirlo. Io cito un esempio per tutti: gli orti urbani di Librino il cui principale problema è la mancanza di luoghi di incontro. L’idea, quando li pensai, era fare stare insieme la gente in un luogo privo di centri di aggregazione”.
La crisi della politica e le critiche al Pd
Far sentire la vicinanza alla comunità è il primo compito di un sindaco secondo Bianco. Anche sui problemi della vita di tutti i giorni. “È questo il punto di forza – sostiene ancora -: occorre fare sentire i cittadini protagonisti”. Ciò che la politica ha smesso di fare da un po’. Troppo impegnata a litigare e affermare la propria visione, non ha più spazio per ascoltare la voce del popolo. Lo fa il centrodestra, ma lo fa anche il centrosinistra e quel Partito democratico che Bianco ha fondato insieme a Rutelli, Fassino e Veltroni.
“Tutta la politica italiana è un momento difficoltà, sia il centrodestra che il centrosinistra – spiega -. Si sciarrìano a destra, e questo incide anche sull’attività di governo e sul parlamento. Ma purtroppo, questo riguarda anche il centrosinistra. Il Pd doveva essere, nel progetto originario, qualcosa che univa le tradizioni del riformismo italiano. Questo aspetto è in difficoltà, nonostante l’impegno di alcune persone. Io ho un rapporto personale buono con Elly Schlein, ma devo dire con franchezza che la segreteria del Pd non è quella che mi aspetto. Mi aspetto forza propulsiva, idee, proposte. Invece ho la sensazione che sia diventato luogo di scontro tra correnti e questo sta indebolendo il partito, sia a livello nazionale che ancora di più a livello regionale”. È qui che Bianco vede un grande vulnus. “Il Pd regionale è abbondantemente assente – afferma – non si sentono proposte, non si sente la voce critica. Io spero che, dopo l’estate, cominciamo a voltare pagina partendo da Catania, dalla Sicilia e a livello nazionale. Rilanciando una tradizione riformista se è possibile unitaria, se non è possibile perché ci sono due anime che non coincidono, ognuno per la sua strada”.
Il centrosinistra e il cantiere per Catania
Una visione chiara del campo largo al quale Bianco guarda con l’attenzione di chi sa che potrebbe dare una grande mano, quanto meno per la lunga esperienza accumulata. A cominciare dalla sua Catania, governata dal centrodestra e in cui il centrosinistra fa fatica a far sentire la propria voce. “Non so oggi qual è il gradimento della città verso il sindaco Trantino – spiega -: ho visto sondaggi e la recente classifica di Governace Poll che evidenziano un rapporto difficile con i suoi elettori. Ho sentito addirittura che qualcuno del centrodestra sta pensando a candidature alternative. Ma questo non riguarda me. Penso che per sfidare l’attuale governance occorre che il Pd e il centrosinistra, insieme a un pezzo di società civile, facciano rete ed è qui che bisogna scegliere un candidato che esprima questa voglia di allargare rispetto ai limiti della politica tradizionale. A Catania non si vince se si punta sulla segretaria, l’elettorato deve essere protagonista. Anche la mia prima candidatura nacque da questo tipo di confronto: fu padre Resca a lanciare idea con Cittainsieme. Bisogna riprendere quel percorso con fantasia costruttiva. Questa città ha ancora tante potenzialità, in ogni campo”. Per questo, dopo l’estate, Bianco intende chiamare a raccolta le forze progressiste, in una sorta di Stati generali che possano mettere in campo una visione credibile del futuro di Catania. “La città, da settembre, sarà un banco di prova importante per diventare locomotiva di traino – afferma Bianco – e non un vagone agganciato”.
L’apertura di Enzo Bianco a Ismaele La Vardera
Per fare questo bisogna impegnarsi seriamente. Coinvolgendo anche chi punta al cambiamento, alla riaffermazione di alcuni principi cari al centrosinistra. Ad esempio Ismaele La Vardera che, numeri alla mano, sta conquistando fette di elettorato. “Lo seguo con attenzione – ci dice Bianco -: ha certamente grandi punti di forza, è persona intelligente, innovativa e credibile. Ha qualche eccesso di protagonismo a volte, ma resta interessante e io sono disponibile a incontrarlo, a fare una chiacchierata con lui, anche perché conosco la Sicilia molto bene, e potrei dargli le mie valutazioni. È una persona di livello – continua – e con alcuni correttivi può diventare un personaggio importante”.
L’appello per un riconoscimento a Pasquale Pistorio
Ed è a un personaggio importante che l’avvocato Bianco pensa, a chiusura dell’intervista, facendo un appello al sindaco Trantino. “Un personaggio come Pasquale Pistorio, che ha fatto tanto per la città con l’Etna Valley, merita un riconoscimento, l’intitolazione di una strada significativa e di alto valore anche simbolico. Se lo merita”.

