PALERMO – Enzo Bianco, il cui curriculum è forse troppo lungo per elencare tutto ciò che ha fatto da sindaco fino a ministro, oggi è vice presidente dell’ente per il Patrimonio italiano e tiene a sottolineare che il patrimonio artistico e culturale ce l’ha “nel patrimonio genetico, nel sangue, per usare un’espressione forte, ardita”. Più che i tratti di una intervista, quella con l’ex ministro dell’Interno sembra una piacevole conversazione della quale vale la pena riportare alcuni passaggi.
Patrimonio italiano e patrimonio siciliano; per iniziare sarei curioso di conoscere il suo punto di vista, la sua visione, se vogliamo, su entità e valore del patrimonio, attività di tutela e valorizzazione, attività legislativa anche, nazionale e regionale recente per il patrimonio.
“Il patrimonio del nostro paese da un canto è una grande realtà, è una grande opportunità, però per essere un’opportunità colta fino in fondo ha bisogno che sia considerato un investimento prioritario per il sistema paese. Lo dico da tutti i punti di vista. Dal punto di vista della manutenzione, dell’utilizzazione, della fruizione. Sono tutti obblighi che bisogna coltivare con attenzione se si vuole che questo patrimonio resti, resista, sia valorizzato e nello stesso tempo diventi anche un’opportunità, anche di crescita economica per il paese. E in realtà come quelle del Sud, in particolare ma non solo, noi sappiamo esattamente cosa vuol dire”.
Quindi renderlo produttivo invece che solo una responsabilità passiva con relativi costi a carico dello Stato?
“Lo considererei un investimento. Cioè, spendere dei soldi in questo campo, e spenderli bene naturalmente, valorizzando questa realtà, è sicuramente una grande opportunità. Io ho visto quello che hanno realizzato in alcuni piccoli borghi, andando in giro per il Paese, dell’Italia centrale ad esempio, come in Umbria e Toscana solo per citarne un paio – ma come anche nel Sud con l’esempio della Puglia, che conosco bene e dove ho vissuto un pezzo della mia vita per ragioni familiari – e posso testimoniare che ci sono delle realtà del sistema paese che hanno enormemente valorizzato il proprio patrimonio. Ma si vede anche in Sicilia, in quelle realtà che hanno saputo considerare il patrimonio una realtà, e considerare l’investimento in questo campo un utile investimento invece che soltanto un costo. Si innescano e si fanno innescare dei meccanismi significativi di valorizzazione anche dal punto di vista delle realtà economiche in cui viviamo”.
Anci Sicilia ha avviato un bel progetto con la Rete museale, ci sta lavorando parecchio ed è una scommessa che stanno facendo contro lo spopolamento delle aree interne. Però servono sempre strumenti come una buona dotazione finanziaria a sostegno degli enti locali.
“Assolutamente. Io sono davvero convinto che questa battaglia iniziata da Anci Sicilia va aiutata e sostenuta. Anzi, voglio ringraziare coloro i quali guidano i Comuni in Sicilia di avere avuto la sensibilità, il coraggio e la determinazione per aprire questo capitolo. Per quello che sono oggi le mie responsabilità, anche a livello nazionale, starò vicino anche alla Sicilia, con il cuore oltre che con la testa, con la ragione, per dare loro una mano in quest’ambito. È un bellissimo progetto che va sostenuto, perché offriamo delle opportunità, delle alternative ai ragazzi e alle famiglie di questi borghi perché non siano costretti a lasciarli. La tentazione è enorme”.
Una spinta spontanea…
“Esattamente. E quindi ci vuole una sensibilità da parte di tutti. Non soltanto del governo regionale, di quello nazionale o delle amministrazioni locali. Si tratta sostanzialmente di contribuire a fare in modo che i piccoli borghi abbiano quello che è necessario per garantire una vita civile e dare una opportunità. A partire innanzitutto dal sistema dell’istruzione, perché se si offre a un ragazzo l’opportunità di studiare nel paese in cui è nato e abita la sua famiglia gli si da un’opportunità domani di mettere a produzione il suo sapere e la sua intelligenza per contribuire a far crescere questa realtà”.
Lei è un pioniere del civismo che oggi si sta applicando anche a movimenti politici nazionali, la vede con giudizio positivo o negativo?
“Naturalmente non bisogna cadere negli eccessi. Il civismo non deve essere un modo per trascurare scelte importanti che sono di livello europeo, ad esempio. Scelte che se non vengono adottate a quel livello, l’Europa rischia di essere schiacciata dalla Russia, dagli Stati Uniti, dalla Cina, che dagli investimenti che sta facendo in Africa lascia ben comprendere quale realtà determinante sia sui futuri equilibri nel mondo. Noi non possiamo combattere andando da soli, ognuno in ordine sparso. Abbiamo bisogno di spingere forte sull’Europa. Ed è la ragione per cui la settimana prossima a Catania ospiterò Paolo Gentiloni – che è una persona cui sono molto legato e che stimo molto – che ha scritto un libro, che presenterà, proprio sul tema dell’Europa, che è una delle grandi battaglie che dobbiamo fare anche in questo ambito. Ma, insieme alla dimensione europea e quella nazionale è importante coltivare anche la dimensione civica”
La sinistra non è in forma, e anche il centro pare fatichi parecchio negli ultimi tempi; secondo lei a cosa è dovuto questo slittamento politico sempre più a destra?
“Io sono tra coloro i quali chiedono un profondo rinnovamento. Chiedo che ci sia collaborazione e unità nell’ambito del centrosinistra perché senza una collaborazione rischiamo di consegnare il paese nuovamente alle destre, è evidente. Quindi capisco che ci sia uno sforzo che va in quella direzione, ma a partire dal mio partito, il Partito democratico, sento che bisogna avere il coraggio di innovare e penso che bisogna valorizzare la cultura dell’anima riformista che sta nel centrosinistra. Mi impegno anche attivamente e personalmente perché ci sia un rafforzamento di questa componente riformista della tradizione politica italiana.

