Poco meno di 700mila euro per regolarizzare il ciclo di gestione delle acque, reflui compresi, e e oltre quattro milioni per una nuova piscina da oltre ottocento metri quadrati dedicata esclusivamente ai bambini. È la ricetta con cui la società Etnaland punta a tornare nel prossimo futuro al centro del settore dei parchi di divertimento, dopo il sequestro subìto a febbraio a valle di un’indagine della Procura di Catania che contesta diverse violazioni in materia ambientale.
Il progetto è stato presentato a fine maggio alla Regione. Sarà la commissione tecnico-specialistica a decidere se sarà necessario effettuare una valutazione degli impatti ambientali degli interventi previsti della società che fa capo all’imprenditore Francesco Russello.
L’adeguamento degli impianti è una condizione imprescindibile per ottenere la riapertura della struttura, ma Etnaland sembra decisa a rilanciare la scommessa dopo la sospensione delle attività.
La riapertura di Etnaland dopo il sequestro, lo studio preliminare
Tra i documenti recapitati alla Regione, e su cui fino al 7 agosto sarà possibile formulare osservazioni da parte di associazioni e cittadini, c’è anche lo studio preliminare ambientale prodotto dal Centro Studi ingegneria sanitaria ambientale (Sisa).
“Nel febbraio del 2026 l’insediamento Etnaland è stato oggetto di un provvedimento di sequestro preventivo che ha indicato tra le prescrizioni per il dissequestro e la conseguente riapertura: dotare l’insediamento di un completo impianto di depurazione delle acque prodotte dagli impianti e di quelle relative ai servizi; dotare l’intero impianto di adeguate e complete autorizzazioni per l’esercizio dell’attività nel rispetto della normativa amministrativa, ambientale e di sicurezza sui luoghi di lavoro”, si legge nella relazione.
A sollecitare che il progetto di adeguamento venisse sottoposto alla cosiddetta verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale è stata a giugno la Città Metropolitana di Catania, nonostante in una prima fase tale passaggio fosse stato ritenuto, in linea di principio, non necessario in quanto il parco fu realizzato in origine a metà anni Ottanta quando ancora la normativa non prevedeva tali screening ambientali.
Etnaland si sviluppa su una superficie di 62 ettari che rientrano nel territorio comunale di Belpasso. Per tanti anni zoo, da metà anni Duemila ha definitivamente mutato volto proponendo le attrazioni specifiche dei parchi acquatici e tematici.
“In relazione alla necessità di realizzare opere di adeguamento degli impianti di trattamento dei reflui assimilabili ai domestici, delle acque di piscina e delle acque meteoriche di prima pioggia, nonché di realizzare un’area destinata alla nuova piscina bimbi (denominata Area Piccoli Pirati), viene presentata istanza di verifica di assoggettabilità a Via”.
Il nodo dei consumi idrici
Nella relazione che sarà sottoposta all’attenzione della Cts si fa riferimento anche ai consumi idrici che un parco come Etnaland comporta. Il tema è di particolare interesse in un momento storico in cui l’attenzione all’utilizzo dell’acqua, a causa della siccità e dei cambiamenti climatici, è cresciuta rispetto al passato.
“Durante il periodo di apertura estiva del parco acquatico – viene spiegato nel documento – la fornitura di acqua potabile da parte di Sogea è pari a circa 10-12 litri al secondo, per un volume complessivo stimato di circa 800-1000 metri cubi nelle 24 ore. La fornitura contrattualizzata è di 150.000 metri cubi annui”.
Per quanto riguarda il trattamento dal punto di vista della sicurezza, si chiarisce che l’acqua distribuita all’interno del parco è sottoposta a trattamento con raggi ultravioletti. I fabbisogni idrici giornalieri per la gestione del parco sono stati invece stimati in 300 metri cubi per il ricambio delle piscine, 200 metri cubi per servizi igienici e di ristorazione e infine cento metri cubi per il reintegro dell’acqua persa per via dell’effetto evaporazione e delle perdite legate alla fruizione del pubblico.
L’indagine
A febbraio, l’inchiesta giudiziaria coordinata dalla procura guidata da Francesco Curcio ha messo in rilievo i presunti illeciti che negli anni si sarebbero consumati all’interno del parco. Gli inquirenti sostengono che la struttura non sarebbe stata dotata di adeguati impianti di depurazione e, inoltre, che nel corso del tempo si sarebbero verificati casi di smaltimento di rifiuti tramite combustione nei terreni limitrofi alle attrazioni.
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