Ex Province regionali in un tunnel senza uscita, è tutto bloccato dall’ennesima brutta sorpresa - QdS

Ex Province regionali in un tunnel senza uscita, è tutto bloccato dall’ennesima brutta sorpresa

Carmelo Lazzaro Danzuso

Ex Province regionali in un tunnel senza uscita, è tutto bloccato dall’ennesima brutta sorpresa

martedì 04 Giugno 2019 - 00:00
Ex Province regionali in un tunnel senza uscita, è tutto bloccato dall’ennesima brutta sorpresa

Niente elezioni di secondo livello il prossimo 30 giugno, mentre cresce il rischio di dissesto finanziario. Una storia fatta di continui rinvii, promesse infrante, scadenze disattese e tanti disagi per i cittadini

PALERMO – Una storia fatta di continui rinvii, promesse infrante, scadenze disattese e tanti disagi per i cittadini, che negli ultimi giorni si è arricchita dell’ennesima brutta sorpresa. Stiamo parlando delle ex Province regionali siciliane, poi trasformate in Città Metropolitane e Liberi Consorzi di Comuni e da allora finite in un limbo fatto di gravi problemi economico-finanziari sfociati in un’evidente paralisi istituzionale.

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quanto l’ex presidente della Regione, Rosario Crocetta, annuncio con grande trasporto, in diretta tv Rai (era il 2013), l’abolizione degli Enti intermedi. Un trionfalismo cui non seguì quella necessaria riorganizzazione di risorse e competenze fondamentali per togliere Città Metropolitane e Liberi Consorzi dalla strada verso il dissesto finanziario.

Tra Leggi regionali rivedute e corrette, bocciature da parte della Corte Costituzionale e promesse di rilancio mai mantenute, l’attuale Governo siciliano retto da Nello Musumeci ha trovato una patata bollente ingestibile, anche a causa delle incertezze presenti a livello nazionale (dove la Lega ha più volte evidenziato l’intenzione di rivedere la riforma delle Province voluta dell’Esecutivo di centrosinistra e firmata da Graziano Delrio).

Nell’attesa, nelle Città Metropolitane e nei Liberi Consorzi si sarebbe dovuto votare il prossimo 30 giugno per eleggere, con le preferenze espresse da sindaci e consiglieri comunali, presidenti e Assemblee degli Enti intermedi. Ma l’Ars ha deciso di rinviare tutto, lasciando ancora una volta le ex Province nel limbo.

L’emendamento approvato dall’Aula da diversi parlamentari della maggioranza ha posticipato il voto ad aprile del prossimo anno, provocando un evidente disappunto nel presidente della Regione Nello Musumeci. “Il Parlamento – ha detto – nella sua sovranità, ha ritenuto di rinviare la data delle elezioni provinciali, già fissata per il 30 giugno. Non posso in alcun modo condividere questa decisione e la permanenza dei commissari, senza così dare possibilità alle comunità locali di essere coinvolte nella gestione degli Enti intermedi”.

“Il Parlamento – ha aggiunto – è sovrano e lo è anche quando, a mio avviso, sbaglia. Perché pur essendo una legge vergognosa quelle sulle ex Province, in quanto espropria i cittadini del diritto a esprimere i vertici degli Enti, continuare con la gestione commissariale non mi pare una scelta ragionevole. Mi sembra una mancanza di rispetto nei confronti degli Enti locali che, seppure con il secondo livello, avrebbero avuto diritto a esprimere un presidente e un’Assemblea”.

Diverse le reazioni all’interno delle varie forze politiche. “Il mio opporsi alla data del 30 giugno – ha detto il parlamentare dell’Udc Vincenzo Figuccia, tra i firmatari dell’emendamento contestato – scaturisce da una scelta precisa, legata al fatto che la macchina organizzativa in un lasso di tempo così breve non è nelle condizioni di ripartire. La Delrio non è stata una buona legge e il suo recepimento ha rappresentato un ulteriore errore, in quanto non si sono definite né funzioni, né competenze. Auspico nel frattempo che i 350 milioni necessari a garantire i servizi, possano essere erogati dallo Stato e nel contempo, attraverso una norma nazionale, si possa arrivare presto a elezioni dirette, dove siano i cittadini a esprimere gli eletti a garanzia della democrazia e della partecipazione”.

Critiche, invece, sono arrivate dal Movimento 5 stelle, secondo cui il rinvio “è l’ennesima prova della schizofrenia, soprattutto, dell’irresponsabilità della maggioranza sui cui si regge l’esecutivo”. Per i deputati pentastellati all’Assemblea regionale siciliana “siamo alla farsa, con il presidente della Regione e la sua maggioranza che procedono in direzione diametralmente opposta e che, soprattutto, non tengono in nessuna considerazione la barca di soldi spesi per separare le elezioni amministrative dalle Europee proprio per consentire ai Comuni che andavano a elezioni di poter partecipare alle elezioni per le ex Province”.

Anche il Pd ha colto l’occasione per criticare l’atteggiamento di Esecutivo e maggioranza all’Ars. “Dopo una campagna elettorale per le elezioni europee – hanno affermato Giuseppe Lupo e Antonello Cracolici – passata a promettere a sindaci e consiglieri un ruolo negli organismi di Liberi Consorzi e Città Metropolitane, ecco che il centrodestra getta la maschera e al primo voto rinvia le elezioni di un anno. La norma è stata tra l’altro approvata con un emendamento presentato direttamente in Aula e agganciato al Ddl sui Marina resort senza il preventivo esame della Commissione”.

Il Governo regionale, dal canto suo, ha già pronta una contromossa, che potrebbe palesarsi in Aula già domani. “Proporremo – ha anticipato Musumeci – un emendamento già nella seduta di domani, ben prima che la norma approvata dall’Ars possa essere promulgata. Ho sempre contestato l’elezione di secondo grado e rivendicato il diritto del cittadino a eleggere direttamente il presidente della ex Provincia. Ma la legge vigente, ancorché non condivisa, va rispettata anche dal Parlamento siciliano”.

Quale sarà il destino di questa nuova strategia si saprà soltanto ad Ars riunita, ma già Forza Italia ha manifestato l’intenzione di appoggiare Musumeci. “Siamo pronti – ha riferito Tommaso Calderone – a votare l’emendamento proposto dal Governo per il ripristino delle elezioni: è giusto che si vada subito al voto”.


Cambiamenti anche a livello nazionale
Per Candiani: “La Delrio va superata”

PALERMO – L’attuale presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, è stato da sempre – anche per il suo passato politico – uno strenuo difensore delle Province regionali. Ecco perché nei giorni scorsi ha duramente criticato le decisioni prese sugli Enti intermedi a livello nazionale, definendo “truffatori sul piano istituzionale” la maggioranza della scorsa legislatura.

“Speriamo – ha aggiunto Musumeci – che il Parlamento nazionale si convinca a modificare la legge Delrio. La soluzione è quella di dare alle Province stabilità finanziaria e legittimazione popolare con l’elezione del presidente da parte del popolo. L’elezione diretta ci è stata negata e il primo atto quando mi sono insediato è stato presentare ricorso alla Corte Costituzionale. Essa ha risposto che siccome la Legge di riforma è una grande Legge di riforma economico-finanziaria i poteri speciali della Sicilia in questo caso non valgono”.

Con l’Esecutivo guidato da Movimento 5 stelle e Lega, però, le cose potrebbero cambiare. Il sottosegretario all’Interno Stefano Candiani, infatti, ha incontrato qualche giorno fa i rappresentanti di tutte le Regioni italiane. Tema principale, il futuro delle Province e il ruolo delle Regioni nel lavoro di scrittura delle linee guida per la riforma del Testo unico degli Enti locali. Dalle Regioni presenti al tavolo è emersa la necessità di intervenire proprio sull’assetto delle Province.

“La collaborazione con le Regioni sulle Province è fondamentale – ha rassicurato Candiani – e l’aver stanziato 500 milioni di euro a quegli Enti è la dimostrazione che vogliamo arrivare in fondo a questo percorso. La legge Delrio va superata, salvando quel che può esserci di buono ma eliminando storture e degenerazioni. È fondamentale lavorare senza pregiudizi e senza tabù per ripristinare l’Ente intermedio che si è rivelato fondamentale per la gestione del territorio”.


Rinvio delle elezioni contestato dall’Associazione dei Comuni

PALERMO – “Il rinvio al 2020 delle elezioni delle Città Metropolitane e Liberi Consorzi rischia di essere un rinvio sine die. Dopo anni di stallo rischiamo che seguano ancora altri anni per poter celebrare nuovamente le elezioni delle ex Province”. Così si sono espressi Leoluca Orlando e Mario Emanuele Alvano, presidente e segretario generale dell’Associazione dei Comuni siciliani.

“Tuttavia – hanno aggiunto – dobbiamo prendere atto che negli ultimi mesi sono stati fatti significativi passi in avanti e in base all’ultimo accordo sottoscritto tra il Governo regionale e quello nazionale, anche grazie al costante impegno dell’Anci, sono stati previsti 540 milioni per la viabilità secondaria, 212 milioni sulla parte corrente e l’impegno del Governo nazionale a fare approvare modifiche normative finalizzate a garantire l’equilibrio corrente di Liberi Consorzi comunali e Città Metropolitane della Sicilia. Pur non potendo essere pienamente soddisfatti e ritenendo che occorrano ulteriori risorse per garantire una duratura stabilità finanziaria degli Enti di area vasta, pensiamo che si sia di fronte a un quadro nuovo del quale bisogna prendere atto e che non si possa più, come accaduto in passato, fare ricorso ai commissari a tempo indeterminato”.

“Per tali ragioni – ha concluso Orlando – riteniamo che la data delle elezioni non possa essere né rinviata in eterno, né individuata attraverso valutazioni estemporanee, ma occorra avviare, da subito, un confronto con l’AnciSicilia che rappresenta proprio quegli amministratori locali che dovranno assumersi la responsabilità di candidarsi ed eleggere gli organi rappresentativi delle città metropolitane e dei liberi consorzi”.

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Un commento

  1. osservatore ha detto:

    Tutto questo solo perchè non voglioo decidere ad abolirle veramente…nessuno, tranne loro, ne sente la mancanza..basterebeb dividere fondi, personale e competenze tra Regione e Comuni..sì lo so ..troppo facile e di buon senso

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