Ambizione, coraggio, impegno e voglia di fare bene senza annunci roboanti o promesse fantasmagoriche, nel segno di pragmatismo e sincerità. Possiamo riassumere in questa frase il messaggio che scaturisce dalle presentazioni alla stampa e alla città di Fortunato Varrà ed Emilio Longo, rispettivamente nuovi ds e allenatore del Catania. Le due conferenze, in questi giorni, hanno fatto da corollario all’avvio della preparazione prestagionale, in vista del primo impegno ufficiale (la sfida di Coppa Italia contro il Vicenza, in programma in Veneto l’8 agosto) e soprattutto del campionato di Serie C, in partenza il 23 agosto. Dalle parole dei due professionisti, sono venuti fuori concetti e temi importanti, che permettono di delineare quale strada ha scelto di seguire la società. Una strategia diversa rispetto a quella del recente passato, che passa inevitabilmente da una contrazione delle spese e dall’obiettivo di fare di necessità virtù.
Prima le uscite, poi le entrate sul mercato
Guardando all’organico, come ribadito più volte e con chiarezza da Varrà, l’obiettivo principale è sfoltire la rosa, attualmente composta da 32 elementi. Tante, circa una quindicina secondo le nostre valutazioni, le uscite da fare. In quest’ottica pesano parecchio certi contratti “lunghi” e importanti messi a referto in questi anni, altro elemento che non rende certo agevole il lavoro del nuovo direttore sportivo. Ne deriva che nessuno è considerato incedibile: giusto dirlo, senza infingimenti, come ha fatto Varrà. É, però, nostro compito sottolineare che questo aspetto alimenta le perplessità evidenziate, anche dal nostro giornale, nell’ultimo mese e mezzo. Il fatto che la società non possa blindare elementi quali Dini, Di Gennaro, Ierardi, Lunetta e Cicerelli è indicativo di come non ci siano certezze su quale sia lo zoccolo duro da cui ripartire. Certo, in questa dinamica entrano in gioco anche le valutazioni che dovranno fare il mister e il suo staff tecnico nonché le imprevedibili dinamiche del mercato, però era lecito attendersi che ci fossero solide basi da cui ripartire dopo le macerie della scorsa stagione. Un Catania, dunque, che dovrà muoversi in un contesto di diffuso ridimensionamento, ma che proverà a non ridimensionare le ambizioni viaggiando a fari spenti e lontano dai riflettori. Una sfida certamente complessa, che direttore sportivo e allenatore hanno già accettato e che dovrà accettare chiunque deciderà di vestire la casacca rossazzurra. Orgoglio e senso di appartenenza sopra ogni cosa, lo ha sostenuto con forza mister Longo, guardando specificamente al settore giovanile e al rapporto virtuoso e simbiotico che dovrà instaurarsi con la prima squadra.
Fare di necessità virtù: il ritiro pre-campionato
Fare di necessità virtù, come si accennava poc’anzi, anche riguardo alle discusse modalità del ritiro prestagionale, la cui prima fase (fino al 26 luglio) sarà svolta al “Massimino” (poi il trasferimento a Norcia fino alla gara di Coppa Italia). La scelta del ritiro casalingo ha fatto storcere il naso a molti per due ordini di motivi. Quello organizzativo-logistico, visto non ci sarà il “classico” trasferimento per l’intera durata dello stesso in una struttura condivisa, e quello tecnico, visto che gli allenamenti si svolgeranno sotto il solleone catanese. Si cercherà comunque di fare gruppo e creare legami, condividendo oltre i momenti del lavoro anche quelli dei pasti e, in generale, di trascorrere insieme più tempo possibile. Quanto all’aspetto tecnico, poi, si punterà sul lavoro di qualità in palestra e sul terreno del Massimino, visto che Longo ha chiesto e ottenuto di non allenarsi al Cibalino, ritenuto almeno per il momento inadeguato alla preparazione (cosa che, con diverse sfumature, aveva sottolineato a suo tempo anche Lucarelli). E il clima non favorevole servirà per temprare tutti… Non solo una battuta, come ha voluto sottolineare il mister in conferenza stampa. Al di là di questi aspetti, la scelta di calcare esclusivamente il rettangolo verdedello stadio, almeno in questa prima fase, riporta d’attualità il tema dello “stress” del campo, che evidentemente necessiterà continui interventi per mantenere livelli di eccellenza in vista delle partite. A tal proposito, in attesa che il centro sportivo di Torre del Grifo sia accessibile per gli allenamenti (i campi in erba naturale sono già pronti, ma bisognerà attendere che vengano ultimati alcuni interventi alle altre strutture per accogliere la squadra), si opterà per altri campi che ricadono nel territorio etneo su cui sono in corso le valutazioni del caso.
”Pensare a ciò che si ha invece che a ciò che manca”
Guardando all’anno calcistico che verrà, la sensazione più schietta è che non ci sia nessuna certezza, se non quella di poter contare sul lavoro e sull’impegno di Longo e Varrà che – come è emerso dalle loro prime parole – daranno il massimo per valorizzare ciò che avranno a disposizione, attingendo anche alle risorse personali, forgiate dalla lunga gavetta che li ha portati ai piedi dell’Etna. Lo ha detto chiaramente l’allenatore, il punto di partenza dev’essere quello di pensare a ciò che si ha al fine di valorizzarlo al massimo, anziché guardare a ciò che manca. Un punto di vista che pone in “pole position” valori come cultura del lavoro e abnegazione, valori che saranno centrali nel Catania di Longo, insieme al coraggio, all’impegno costante e alla ricerca di un’identità chiara e definita che non dovrà però “soffocare” il pragmatismo, la capacità di interpretare i vari momenti della partita. Staremo a vedere come, con le risorse messe a diposizione dalla società, Longo saprà forgiare il suo Catania. Le idee sono certamente affascinanti, ma il dubbio che emergeè legato all’effettiva possibilità di metterle in atto. Assicurare tutte le migliori condizioni possibili è esclusivo compito di proprietà e società, su cui ricade inevitabilmente l’obbligo morale e professionale di non ripetere gli stessi clamorosi errori che hanno minato il cammino della squadra in questi anni. La vittoria, che la piazza attende e reclama giustamente con forza e che non può più essere rimandata, si potrà costruire solo su un diverso modus operandi e su scelte, di Pelligra e dei suoi stretti collaboratori con Grella in testa – che dovranno essere radicalmente diverse rispetto a quelle viste finora. Quella dell’imminente nuova stagione, insomma, si profila come una chiamata senza appello per chi si è intestato l’onore e l’onore di rappresentare la Catania calcistica.
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