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Fassid: Manovra e sanità, ci aspettiamo delle risposte chiare

Fassid: Manovra e sanità, ci aspettiamo delle risposte chiare

“Sciogliere nodi su sperequazione, tfs, buoni pasto e telemedicina”

Roma, 28 ott. (askanews) – “La legge di Bilancio stenta a prendere forma, ma noi ci aspettiamo delle risposte chiare su alcuni dossier scottanti che rischiano di minare l’efficacia e l’efficienza dell’azione amministrativa, soprattutto in un settore delicatissimo come quello della sanità”. Lo spiega in una nota Giulio Argalia, coordinatore nazionale della Fassid-Federazione delle Associazioni Sindacali di Stampo Intercategoriale della Dirigenza sanitaria e delle professioni sanitarie in Italia (Federazione Aipac, Aupi, Simet, Sinafo, Snr) in vista della definizione della prossima manovra.

“Innanzitutto – prosegue – chiediamo ormai da tre tornate contrattuali di iniziare al colmare il gap in busta paga tra la dirigenza medica e veterinaria e la dirigenza sanitaria non medica che noi rappresentiamo, sperequazione che riguarda in particolare l’indennità di specificità. Servirebbero 150 milioni per sanare questo vulnus, ma ci rendiamo conto che le finanze pubbliche non vivono un momento semplice e tuttavia ci attendiamo, improrogabilmente, un primo segnale. Non è accettabile che, nell’ambito della dirigenza, ci siano professionisti di serie A e di serie B”.

“Poi, tra le bombe a orologeria sul piano economico che il governo dovrebbe iniziare ad affrontare c’è quella dei tempi di erogazione del Tfr-Tfs per chi va in pensione. Ribadiamo – rincara Argalia – che si tratta di salario differito, quindi parliamo di un diritto costituzionale del lavoratore, che non può vedersi costretto ad aspettare anni per riscuotere ciò che gli spetta. La Consulta è intervenuta più volte per mettere in mora l’esecutivo che ora ha tempo fino a gennaio prossimo per prendere provvedimenti che vadano nella direzione delle sentenze del nostro massimo organo giurisdizionale”.

Argalia continua: “Un altro nodo da sciogliere in legge di Bilancio riguarda i buoni pasto. Anche qui i giudici si sono già ripetutamente pronunciati: i dipendenti pubblici ne hanno diritto ogni volta che la prestazione supera le sei ore, a prescindere dal fatto che l’orario sia articolato in turni. E spettano ai lavoratori anche nei giorni di ferie, perché è l’Europa a chiederci di non disincentivare sul piano economico il diritto al riposo. Su questo fronte le sentenze si stanno moltiplicando, le Regioni devono prendere provvedimenti e il governo centrale deve fare da sponda per risolvere il problema”.

Infine, il coordinatore Fassid tocca il tema degli Ospedali di comunità e della telemedicina: “La digitalizzazione deve portare efficienza e snellezza, ma non può diventare la scorciatoia per evitare di rafforzare gli organici e le loro competenze. Rischiamo altrimenti di avere delle cattedrali nel deserto, strutture vuote e inutili. Invece – conclude Argalia – servono professionisti formati che possano utilizzare piattaforme e strumenti avanzati, capaci di migliorare gli output di assistenza e cura senza aggravare il carico di adempimenti burocratici”.