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Federconsumatori Sicilia, La Rosa: “Redditi bassi e costi più alti: la crisi in Sicilia arriva prima”

Federconsumatori Sicilia, La Rosa: “Redditi bassi e costi più alti: la crisi in Sicilia arriva prima”

Alfio La Rosa al QdS: “Sistema economico a rischio”. “Raffiniamo petrolio, ma il carburante non rimane qui”

PALERMO – Povertà energetica, emarginazione sociale, rincari senza sosta, lavoro che non cresce e redditi fermi: i “numeri” pubblicati da Istat in queste settimane sullo stato di salute della Sicilia confermano uno scenario disarmante, con il nostro territorio che rimane uno dei fanalini di coda del Paese. E con la crisi in Medio Oriente ancora in atto, le famiglie siciliane pagano sempre più il costo di una instabilità globale che non sembra avere soluzioni. “È chiaro che i problemi dell’Isola sono tanti e non c’è un solo grande male”, dichiara al Quotidiano di Sicilia Alfio La Rosa, presidente di Federconsumatori Sicilia.

Disoccupazione e lavoro nero: perché la Sicilia resta al palo

“Di sicuro, però – aggiunge -, gli indicatori relativi al lavoro sono quelli in cui la Sicilia fa la figura peggiore, già sotto la media del Mezzogiorno e molto sotto la media nazionale. In Sicilia c’è molta disoccupazione e moltissimo lavoro nero, che non viene calcolato nei report come quello dell’Istat. Per questo motivo, mentre le altre regioni crescono leggermente nel 2025, la Sicilia resta al palo”. La nostra Regione paga anche il pesante costo dell’insularità che rende più gravose le spese energetiche. Ma non solo. Buona parte dell’economia isolana dipende in maniera organica dal trasporto su gomma che, proprio in questi giorni, sta attraversando un grave momento di agitazione a causa della crisi in Medio Oriente. Un impatto “altissimo”, secondo La Rosa.

“In Sicilia si registrano costi alla pompa più alti della media nazionale e costi allo scaffale del supermercato fuori scala rispetto al reddito medio. Un chilo di pasta in Sicilia costa più o meno come in Lombardia, ma un siciliano ha un reddito medio annuo di 19.700 euro, contro i 33.635 euro di un lombardo. È logico che la tenuta nel tempo del sistema economico in Sicilia è molto più a rischio che altrove in Italia: con crisi come quella che stiamo vivendo, infatti, la Sicilia va in affanno prima e può crollare molto prima”.

Speculazione sul petrolio e taglio delle accise: i rimedi non bastano

Nemmeno il taglio delle accise deciso dal Governo riesce a calmierare i costi al rifornimento. E la sensazione che qualcuno stia ‘giocando sporco’ si fa sempre più strada. “Di sicuro la speculazione ha un ruolo forte sul mercato mondiale del petrolio e dei prodotti petroliferi, non solo in Sicilia”, afferma La Rosa. “C’è però anche un altro problema: in Sicilia abbiamo le raffinerie, ma non sono nostre, non sono più di proprietà di gruppi italiani, a parte quella di Gela. La settimana scorsa è stato documentato un caso emblematico che spiega perfettamente lo stato in cui è l’economia a livello mondiale e getta luce sui conflitti in corso”.

Raffinerie in Sicilia ma benzina altrove: il caso della petroliera da Priolo agli Usa

“Una petroliera americana ha fatto un carico di greggio in Venezuela, che da quando è stato arrestato Maduro è di fatto un protettorato Usa, e ha attraversato mezzo mondo per venirlo a raffinare a Priolo. È ripartita con un carico di diesel diretto agli Stati Uniti, rifacendo tutto il viaggio a ritroso. Avere le raffinerie in Sicilia, quindi, non vuol dire automaticamente avere la benzina e il gasolio al distributore perché chi possiede la raffineria non è obbligato a vendere i prodotti petroliferi in Italia: è assolutamente normale, nel 2026, che una petroliera faccia quasi 20 mila chilometri tra andata e ritorno, dal Venezuela alla Sicilia, senza lasciare nulla ai venezuelani e nulla ai siciliani”, conclude il presidente di Federconsumatori Sicilia.

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