Automotive, in Sicilia le più colpite sono le concessionarie - QdS

Automotive, in Sicilia le più colpite sono le concessionarie

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Automotive, in Sicilia le più colpite sono le concessionarie

venerdì 22 Maggio 2020 - 00:00
Automotive, in Sicilia le più colpite sono le concessionarie

Secondo i dati di Cerved Industry Forecast, perdite tra 527 milioni e 1,7 miliardi di euro. Ma la nostra Isola la Sicilia, non essendo mai ripartita la produzione a Termini Imerese, ha un fatturato di appena il 4,3% sul totale nazionale

di Oriana Sipala

CATANIA – La filiera automotive potrebbe essere tra i settori maggiormente colpiti dal blocco economico e produttivo legato alla necessità di contenere l’epidemia da coronavirus.

Ciò emerge dai dati dell’ultimo Cerved Industry Forecast, dedicato agli impatti attesi del covid-19 su oltre 200 settori dell’economia italiana. Secondo questo studio, le perdite dei ricavi per le imprese operanti nella filiera in questione potrebbero oscillare tra i 32 e gli 86,8 miliardi di euro. Tali numeri sono stimati in base a due diversi scenari. Il primo, che chiameremo scenario base, è quello che colloca ipoteticamente la fine dell’emergenza durante il mese in corso. Dopo maggio 2020, secondo questa ipotesi, sarebbero necessari circa due mesi per tornare alla normalità, non senza un importante impatto negativo sul settore.

Il secondo scenario che ipotizza il Cerved, e che chiameremo “pessimistico”, prevede la durata dell’epidemia fino alla fine del 2020, con la conseguenza che ci vorrebbero almeno altri sei mesi per un ritorno alla normalità.

Nello scenario base, la filiera automotive potrebbe subire un calo del fatturato pari al 20,1%, con perdite equivalenti a 30 miliardi di euro nell’anno in corso e a ulteriori 1,8 miliardi nel 2021. In uno scenario pessimistico i numeri sono molto più drammatici: si parlerebbe di un calo del fatturato pari al 46,1% e di perdite complessive pari a 68 miliardi nel 2020 e 19 miliardi nel 2021.

A livello territoriale, le regioni più esposte a una crisi del settore sarebbero il Piemonte, la Basilicata e l’Abruzzo, dove si concentra il maggior fatturato, pari rispettivamente al 36%, 22% e 19,4%. Nel caso del Piemonte, le perdite, dall’inizio dell’emergenza, sarebbero di oltre 7,7 miliardi di euro se guardiamo allo scenario base (-19,2%), e di 21,9 miliardi se si guarda allo scenario pessimistico (-44,8%). Per quanto riguarda l’Abruzzo si parlerebbe invece di perdite che oscillano tra 1 e 3 miliardi di euro (in termini percentuali la cifra varierebbe da -19,1% a -44,5%). Una previsione non meno tragica si ha per la Basilicata, le cui perdite, a seconda dello scenario considerato, variano da 698 milioni a 2 miliardi di euro (da -19,1% a -44,8%).

Duramente colpite sarebbero anche Lazio e Lombardia, sebbene il loro fatturato sia relativamente minore (3,9% e 4,2% rispettivamente). Nel Lazio, le perdite stimate oscillano tra i 3,9 e i 10,4 miliardi di euro (che percentualmente si traduce in un’oscillazione che va dal -22,5% al -50,9%), mentre in Lombardia si parla di una cifra che può variare da 7,1 a 18,8 miliardi (da -19,8% a -45,3%).

Anche la Sicilia ha un fatturato relativamente contenuto, pari al 4,3% sul totale nazionale, ma non per questo sarà esente dalla crisi del settore. Stando allo scenario base, la filiera automotive nell’Isola potrebbe subire una perdita di almeno 527 milioni di euro da quando è iniziata l’emergenza del covid-19 (-20,2%), cifra che salirebbe a 1,74 miliardi se dovesse avverarsi lo scenario pessimistico, che in termini percentuali equivarrebbe a un -45,9%.

Quasi la metà dei ricavi andrebbe praticamente in fumo e ciò si tradurrebbe in una grave sofferenza per un settore che in Sicilia conta il 5% di addetti e il 10,3% di imprese rispetto alla totalità del territorio nazionale.

I comparti più colpiti della filiera sarebbero i concessionari di auto e moto, che potrebbero subire perdite comprese tra 16,7 a 44,7 miliardi di euro. Per il settore automobili si stima invece una perdita che va da 7,4 miliardi (-19,6%) a 21,9 miliardi (-45,8%). E parliamo di un solo settore nel contesto di un’intera economia messa in ginocchio.

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