In Italia c’è un grave vulnus normativo che attende da anni un intervento del Parlamento nazionale. Si tratta della legge in materia di morte volontaria medicalmente assistita. Dal 2022 un nuovo tentativo di normare quanto già definito in ambito giudiziario giace in Senato. Saranno a breve quattro anni quelli trascorsi da quando Partito Democratico e Movimento 5 Stelle hanno depositato un dettagliato e motivato disegno di legge numero 104, ma nulla si è mosso. Era il tentativo, ad opera della XIX legislatura, di dare seguito all’iter già avviato dalla precedente deputazione nazionale alla Camera. Nel frattempo le Regioni italiane hanno iniziato a muoversi per colmare il vuoto normativo con disegni di legge regionale. La Corte costituzionale, dopo la sentenza del 2019, ha ripetutamente richiamato il potere legislativo nazionale affinché quanto già affermato dalla giurisprudenza costituzionale possa tradursi in una concreta assistenza mediante Servizi sanitari regionali autorizzati ed attrezzati all’uopo.
Fine vita e sentenza della Corte costituzionale del 2019
Se si studiasse l’intero percorso legislativo che i giudici della Corte costituzionale presieduta da Giorgio Lattanzi hanno posto in rigoroso esame si arriverebbe fino al Regio decreto del 19 ottobre 1930. Emblematico di un tema che in Italia non si riesce a risolvere oppure non si vuole affrontare. Dirimente è stato infatti il caso di Marco Cappato, rinviato a giudizio per aver accompagnato in Svizzera Fabiano Antoniani, meglio noto come Dj Fabo, per poter accedere al fine vita assistito ponendo così un termine irreversibile alla propria sofferenza. Marco Cappato, che al rientro in Italia si era autodenunciato, con il suo lungo ed estenuante processo aveva segnato un giro di boa nel principio di civiltà verso chi soffre, è pienamente capace di intendere e di volere e non ha alcuna speranza di miglioramento fisico né di guarigione subendo anche gravi sofferenze fisiche.
Morte volontaria medicalmente assistita, cosa ha stabilito la Consulta
Il 25 settembre 2019 è la data della sentenza della Corte costituzionale in cui l’articolo 580 del codice penale è stato definito illegittimo costituzionalmente nella parte che riguarda l’agevolazione della “esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente”. Una legge, quasi, messa nero su bianco dalla più alta Corte italiana cui però è seguito un apparentemente inspiegabile impasse.
Il ddl 104 sul fine vita fermo al Senato
“Dopo una lunga gestazione istruttoria – recita alle prime righe la relazione di accompagnamento del ddl 104 fermo in Senato – nelle due Commissioni congiunte, nella scorsa legislatura la proposta di legge sulla morte volontaria medicalmente assistita veniva approvata in prima lettura dalla Camera dei deputati, per divenire poi il disegno di legge atto Senato n. 2553, che purtroppo ha visto il suo iter interrompersi a causa della brusca fine della legislatura”. Poi nulla più si è mosso e le Regioni hanno cominciato a fare da sé. L’ultima, in ordine di tempo, è stata la Regione Veneto guidata dal presidente leghista Luca Zaia.
Le Regioni che hanno approvato una legge sul fine vita
Il Veneto è stata la quarta Regione ad aver approvato una legge regionale per colmare il vulnus nazionale. Le altre sono Sardegna, Toscana ed Emilia-Romagna. Ma oltre le Regioni che lo hanno già fatto ce ne sono altre che hanno avviato l’iter normativo. Le più recenti Umbria e Puglia. La Sicilia non è tra le ultime ad avere un disegno di legge regionale, ma nei giorni scorsi ha visto un segnale di vita parlamentare con un testo depositato anche da un esponente della maggioranza. In precedenza era stato Luigi Sunseri, del Movimento 5 Stelle, nel 2023. Al ddl di Luigi Sunseri, e dopo oltre un anno quello del deputato regionale del Partito Democratico Giovanni Burtone, si aggiunge adesso anche quello di Salvo Tomarchio, di Forza Italia. Si costituisce quindi in seno all’Assemblea regionale siciliana un intento comune sugli opposti fronti.
All’Ars il confronto sul ddl fine vita in Sicilia
Il capogruppo di Forza Italia all’Ars, Stefano Pellegrino, ha sottoscritto il disegno di legge insieme a Salvo Tomarchio condividendone le intenzioni, ma senza poter esprimere una decisione condivisa del gruppo parlamentare. “Riguarda ciò che ciascuno di noi pensa del dolore, del limite, della libertà di disporre di sé, del modo in cui vive la propria Fede”, aveva detto Pellegrino insieme a Tomarchio con una nota. Il gruppo di Fratelli d’Italia all’Ars si riunirà invece martedì, ed in quell’occasione, assicura il capogruppo Giorgio Assenza, discuteranno anche della proposta di legge sul fine vita. Assenza ha comunque accettato di esprimere la propria opinione personale, “che è di contrarietà all’eutanasia ma è di contrarietà altrettanto decisa all’accanimento terapeutico”. Salvo Geraci, capogruppo della Lega all’Ars, quindi della terza forza di maggioranza con fortemente rappresentata sul piano nazionale, dove l’iter legislativo è fermo, ma anche forza politica che governa il Veneto che da poco ha approvato la legge, anticipa sommariamente le intenzioni del gruppo: “Valuteremo il testo finale e decideremo responsabilmente nell’interesse dei cittadini siciliani, nel rispetto della libertà di coscienza che caratterizza questioni di questa natura”.
Fine vita, le posizioni della Chiesa e dell’Associazione Luca Coscioni
Alle intenzioni si oppongono però altri fattori, contingenti e “influenti”, che potrebbero vanificare il tentativo regionale. All’annuncio del ddl regionale del 2023, la Conferenza Episcopale Siciliana “ha chiesto agli esperti dell’Osservatorio Giuridico-Legislativo della stessa Cesi un parere tecnico in merito alla proposta di legge presentata” da Luigi Sunseri e dal gruppo M5S. In sintesi, il parere reso è una critica, severa, sia al ddl che come in altre Regioni segue le indicazioni del “Liberi subito” dell’Associazione Luca Coscioni – di cui fa parte Marco Cappato – che della stessa sentenza della Corte costituzionale. “Non si tratta di un diritto, come si evince dalle argomentazioni della Corte, dalle quali non emerge in alcun modo ed in nessun caso un dovere di rispondere positivamente a tale richiesta di anticipazione innaturale della morte”.
Luigi Sunseri (M5s): “Accogliamo l’apertura di Forza Italia”
Sunseri, lei aveva depositato un disegno di legge sul fine vita, sulla scorta della sentenza della Corte costituzionale del 2019, già nel 2023 all’Ars. Cosa pensa del disegno di legge analogo depositato da poco all’Ars dal deputato di Forza Italia Salvo Tomarchio?
“Non possiamo che raccogliere positivamente l’interesse di altre forze politiche, anche perché se si deve approvare non bastano certo i soli voti dell’opposizione. Quindi, che ci sia un’altra forza d’accordo e che propone un disegno di legge del genere va bene. Che ben venga. L’importante è che poi in Commissione ed in Aula votino conseguentemente e facciano approvare questo disegno di legge. Anche dopo il Veneto, perché pare si siano svegliati dopo che il centrodestra ha approvato il disegno di legge. Anche nelle altre regioni qualcuno si è svegliato con tre o quattro anni di ritardo ma poco importa, raccogliamo con favore la sensibilità mostrata da Forza Italia. Con un po’ di ritardo, ma che lo si faccia”.
Dove si era fermato l’iter di quel ddl?
“Il ddl è stato incardinato in VI Commissione, si sono fatte due o tre audizioni, poi non è stato dato termine per gli emendamenti e basta, finita lì”.
La Conferenza episcopale siciliana aveva chiesto al proprio “Osservatorio giuridico-legislativo” un parere quando lei ha depositato il ddl, ed il responsabile dell’osservatorio, il professor Cristiano Bevilacqua, era stato piuttosto critico. Pensa che l’opinione della Cesi potrà influenzare l’iter legislativo?
“Io apprezzo i pareri di tutti, però le leggi le fanno i parlamentari, seduti in Commissione e poi seduti sugli scranni del Parlamento. Si possono ascoltare i pareri di tutti, ma poi è il parlamentare che vota. Le influenze esterne, qualunque esse siano, non mi sono mai gradite. Giusto dare il proprio parere, esprimere ognuno la propria opinione, il proprio pensiero, anche facendolo pervenire ai deputati, però a votare le leggi poi sono i parlamentari democraticamente eletti”.
Considerando l’attuale produttività dell’Ars sul piano legislativo, e la già in discussione variazione di bilancio nelle commissioni cui seguirà probabilmente a ruota la legge di stabilità, il fatto che una forza di maggioranza abbia depositato un simile ddl può far pensare ad un incardinamento prima di fine legislatura?
“L’auspicio è che venga discusso prima di fine legislatura, ma dipende solo dala maggioranza. Noi non siamo nelle disponibilità di richiedere che venga messo in discussione, né in Aula né in Commissione. Starà quindi al presidente Giuseppe Laccoto (Lega, nda) che dovrà riconvocare la VI Commissione, dare termine per gli emendamenti e quindi far votare il disegno in commissione. Se supera la commissione, poi il presidente dell’Assemblea lo dovrà mettere all’ordine del giorno dell’Aula. Ovviamente l’augurio è che lo si faccia, per il fine vita come per l’educazione sessuale, depositata anche dal Movimento 5 Stelle così come il congelamento degli ovuli per le donne. Ci sono una serie di leggi di buonsenso che il M5S così come altri partiti del campo progressista hanno depositato che attendono solo di essere trattate”.
Salvo Tomarchio (FI): “La convergenza? Va verificata direttamente in aula”
Tomarchio, lei si è già confrontato con qualche collega della maggioranza sul ddl sul fine vita, magari sondando convergenze in favore?
“No. È una disponibilità da verificare in Aula. Anche perché sono dei temi talmente delicati, dove secondo me trovare convergenze prima diventa impossibile. Tanto vale farlo direttamente in un dibattito parlamentare. Una convergenza la si cerca quando ci sono misure economiche, misure legislative di carattere generale, ma sui temi etici è impossibile trovare una sintesi prima di andare in Aula”.
Sulle intenzioni di voto sicuramente no, anche perché disegni di legge di questa natura vengono solitamente votati con voto segreto. Ma per convocare la Commissione, esaminare il testo ed e incardinarla in Aula si può cercare un accordo se c’é la volontà condivisa di affrontare la discussione.
“L’attività parlamentare è ripresa da poco, e non è neanche ripartita alla grande. Il ritmo non mi sembra molto pimpante, comunque adesso, in mezzo alle variazioni di bilancio e tra le mille cose che ci sono da programmare, porremo anche questo tema. Su questo non c’é dubbio”.
Nel 2023, quando è stato depositato il ddl di Sunseri, ambienti Cattolici non hanno bene accolto le intenzioni ponendo una critica attenzione sul fatto che “non si tratta di un diritto”, che la sentenza della Corte del 2019 “non riconosce un diritto al suicidio”.
“Nel testo del disegno di legge la parola che sta dappertutto è libertà. La libertà dei medici di scegliere se fare parte o meno di questa commissione da istituire, c’é la libertà del soggetto interessato, anche di rivedere la propria posizione fino all’ultimo secondo. Non si impone nulla, si regolamenta quanto già affermato dalla Corte costituzionale”.
Nella relazione che accompagna il testo del ddl lei ha scritto: “Si chiede di stabilire, chi deve fare e che cosa, quando una persona malata, in possesso dei requisiti fissati dalla Corte costituzionale, si rivolge a un’azienda sanitaria siciliana per il fine vita”.
“Si chiede di dare uniformità ad un tema che già esiste. Io faccio un ragionamento giuridico, e non me ne vogliano i vescovi ma noi facciamo i parlamentari e non i sacerdoti. Quindi noi siamo chiamati a legiferare ed a rispettare le leggi, ivi incluse le sentenze della Corte costituzionale. Poi faccio un passaggio etico in cui dico che è sicuramente un tema che tocca le coscienze di tutti noi. Ognuno può avere le sue sensibilità, ma il ragionamento di fondo, politico, che faccio è che chi è a favore del fine vita non è un pericoloso sovversivo, o non è cattolico oppure è meno cristiano. Il punto, lo diceva Mino Martinazzoli, è che ‘per un cristiano è quasi impossibile fare politica ma è doveroso’. Che è un paradosso. La politica va fatta con coscienza, ma va fatta in modo laico”.
Il testo del suo ddl ha una impronta meramente attuativa. La finalità è quindi puramente normativa in termini pratici e non etici?
“Esatto. Normiamo una cosa che esiste e che purtroppo è nel quotidiano di tante famiglie. Mettiamo ordine su una cosa sulla quale anche altre Regioni si stanno esprimendo, come adesso anche la Puglia. Noi a questa cosa ci arriveremo. Perché la Sicilia deve arrivare sempre per ultima? Al netto delle interpretazioni, delle sentenze, noi comunque ci arriveremo”.

