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Fine vita, il Veneto approva la legge. In Sicilia la proposta c’è, ma l’iter rimane fermo

Fine vita, il Veneto approva la legge. In Sicilia la proposta c’è, ma l’iter rimane fermo
Fine vita. Foto di Joshua Hoehne su Unsplash, di repertorio

La decisione veneta riaccende la discussione sul vuoto normativo dato dall’assenza di una legge organica nazionale sul fine vita e sulla situazione siciliana

Una legge partita dal basso e destinata a cambiare la vita di migliaia di persone, nonché a scatenare il dibattito pubblico su uno dei temi più complessi e sfaccettati della società contemporanea: il fine vita. Il Consiglio regionale del Veneto, dopo due giorni di discussione, ha approvato nelle scorse ore il progetto di legge d’iniziativa popolare n. 1 sulle procedure di assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito. E lo ha fatto con 32 voti favorevoli, 14 contrari e solo 5 astenuti. Decisione non facile, che ha diviso gli schieramenti politici e, in particolare, la maggioranza: Fratelli d’Italia e Futuro nazionale hanno votato no, Lega e Forza Italia in gran parte sì.

Si tratta di un evento estremamente importante per i sostenitori della causa, che segue di pochi giorni il primo caso di suicidio assistito interamente gestito dal servizio sanitario pubblico (regionale) in Lombardia.

Fine vita in Veneto. Zaia: “Una legge di civiltà”

Il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, parla di “un risultato importante e un atto di responsabilità” da parte dei colleghi. La legge – specifica Zaia – “non introduce il fine vita e non crea un diritto nuovo”, in quanto “il perimetro è stato tracciato dalla Corte costituzionale” (il riferimento è alla sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019, caso Cappato/Antoniani, che ha stabilito la non punibilità dell’aiuto alla morte volontaria in determinate condizioni, ndr). Si tratta di una legge – per Zaia – “per i pazienti e per le loro famiglie, ma anche per i medici e per tutti gli operatori sanitari (…)” che si trovano “ogni giorno davanti a situazioni umane e professionali di straordinaria complessità, spesso in quell’area di confine nella quale medicina, sofferenza, volontà del paziente ed etica si incontrano”.

“Il Veneto ha scelto di fare la propria parte, organizzando meglio le procedure ed esercitando pienamente i doveri che spettano a un’istituzione che ha la responsabilità della sanità pubblica”, continua Zaia.

E in Sicilia?

Il Veneto è la quarta regione in Italia ad approvare una legge che regoli il fine vita, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. Una legge organica a livello nazionale non esiste ancora, determinando di fatto un vuoto normativo figlio – in una certa misura – anche delle opinioni politiche e sociali estremamente divergenti su tematiche complesse e delicate, comprensibili forse solo a chi le vive quotidianamente.

Altre due regioni, Trentino-Alto Adige (province autonome di Trento e Bolzano) e Umbria, hanno discussioni in corso per approvare una legge. In Lombardia il 15 settembre verranno depositate le oltre 15mila firme chieste per ripresentare la legge popolare alla Regione, in Piemonte il deposito avverrà il 13 ottobre; Calabria e Lazio hanno in corso delle raccolte firme. Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta non hanno una legge depositata.

La Sicilia appartiene a un altro gruppo, quello delle Regioni con proposta depositata e in attesa dell’avvio dell’iter, assieme a Campania, Liguria, Marche, Molise e Puglia (dati dell’associazione Luca Coscioni, ndr).

Nell’Isola la proposta di legge sul fine vita (il ddl n. 553, originariamente avanzato dal M5S) è stata depositata nel 2024. La discussione, al momento, non è però attiva e non c’è una data precisa per il suo avvio. L’augurio è che la decisione veneta stimoli la politica regionale a mettere in agenda il dibattito sul tema e far proseguire l’iter fino alla discussione in aula.

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