In questi giorni, nel dibattito politico e partitico nazionale, è riapparso il tema dell’imposta patrimoniale. Nella mia valutazione, è un tema anacronistico per diversi motivi, fra cui la constatazione che nel vigente ordinamento vi sono già diverse imposte patrimoniali (Imu, sui depositi, sulle plusvalenze borsistiche, e altro ancora) a cui va aggiunta anche la Tari che, in diversi settori e fattispecie, ha perduto la caratteristica di tassa di scopo per avvicinarsi a imposta sul possesso di beni immobili, e cioè degli utilizzatori di beni. A tal riguardo, è sufficiente prendere in esame il settore alberghiero, industriale e della logistica per trovare riscontro di tale affermazione. Si tratta dunque di una proposta anacronistica e già oggetto di dibattito e non attivata per diversi motivi.
Intelligenza artificiale e impatto sulle entrate tributarie
Al contrario, le forze politiche, specie quelle di opposizione, in tema di fiscalità, non si pongono lo scenario che a breve ciò che si manifesterà nelle entrate tributarie a seguito della progressiva applicazione dell’Intelligenza artificiale nei processi produttivi, nelle professioni e nella Pubblica amministrazione. A seguito dell’applicazione dell’Ia sopra citata, si stima una graduale riduzione di posti di lavoro nelle aziende e negli studi professionali, che potrà arrivare, in assoluto, a circa il 10% degli attuali.
Tale (fondata) previsione interessa anche l’ambito fiscale. Le attuali entrate tributarie sono 696 miliardi di euro, che determinano la pressione fiscale di circa il 43%. Le entrate riferite all’Irpef, cioè le imposte sui redditi di lavoro dipendente, autonomo e pensione, ammontano a circa il 30% delle entrate tributarie, cioè 210 miliardi all’anno.
Al netto dell’Irpef sulle pensioni, che annualmente ammontano a circa 400 miliardi di euro, tenuto conto delle pensioni sociali, è possibile stimare che l’incidenza dell’Irpef annuale possa essere per circa il 20% del citato importo di 210 miliardi di euro.
Riduzione dei posti di lavoro e perdita di gettito fiscale
La conclusione di questa previsione è che rispetto alla quota Irpef relativa al lavoro dipendente-professionale stimata intorno a 185 miliardi di euro, la contrazione ipotizzata, a seguito della riduzione dei posti di lavoro, può essere valutata intorno a 20 miliardi di euro all’anno, ai valori oggi correnti.
La conclusione di questa valutazione e stima (certamente induttiva ma fondata su presupposti verificabili) è che le forze politiche, anziché fare astratto riferimento all’imposta patrimoniale, potrebbero iniziare a ricercare le soluzioni per recuperare circa 20 miliardi di gettito per quanto sopra chiarito. Ovviamente escludiamo fin d’adesso di tassare gli umanoidi.
Le sfide future della fiscalità italiana
Tuttavia, per tentare di avviare il dibattito in ordine al recupero di circa 20 miliardi di euro di gettito è necessario iniziare a ragionare fin d’adesso, anziché riproporre l’imposta patrimoniale, che è stata bocciata, nel passato, più volte.
Antonio Pogliese
Dottore Commercialista

