Fondi Ue/Stato 2014/2020 solo al 51%, 2,1 miliardi da certificare - QdS

Fondi Ue/Stato 2014/2020 solo al 51%, 2,1 miliardi da certificare

Adriano Agatino Zuccaro

Fondi Ue/Stato 2014/2020 solo al 51%, 2,1 miliardi da certificare

sabato 06 Novembre 2021 - 03:15

Gli uffici della Regione hanno quasi raggiunto gli obiettivi rimodulati per il 2021, ma c’è ancora molta strada da fare

PALERMO – Il Fesr 2014-2020 ha un budget di 4,3 miliardi di euro. Giunti a metà giugno 2021 la Regione siciliana aveva certificato circa 1,8 miliardi di spesa, pari al 43% del budget. I dati aggiornati a fine ottobre dicono che sono stati fatti passi in avanti e sono stati certificati poco meno di 2 miliardi 175 milioni di euro, pari al 51% del budget. L’obiettivo del target di spesa fissato al 31 dicembre 2021, pari a 2 miliardi e 249 milioni di euro può dirsi quasi raggiunto: 97 per cento della cifra risulta certificata. Le previsioni di pagamento elaborate dalla Regione indicano che l’obiettivo di spesa sarà raggiunto entro fine 2021.

Resta il fatto che per il raggiungimento del totale relativo al settennio, ai 2 miliardi e 175 milioni certificati bisogna aggiungere 1,5 miliardi da certificare entro la fine del 2023. Così si arriverebbe a circa 3,7 miliardi, cui va aggiunto circa un 20% in più da parte di Regione e Roma per arrivare ai già citati 4,3 miliardi di euro.

La Regione siciliana è quindi impegnata a imprimere una netta accelerazione del lavoro necessario alla certificazione della spesa, così come ci è stato anche confermato dall’ufficio Programmazione. Un’importante proposta di rimodulazione del Por sarà sottoposta al vaglio del Comitato di Sorveglianza che è in programma entro la fine del mese di novembre 2021 allo scopo di ottimizzare la ripartizione degli obiettivi di spesa tra i vari assi tematici.

Ci troviamo ormai alle ultime battute di quella che può essere definita la “vecchia” programmazione e dagli uffici competenti definiscono l’accelerazione normale, visibile anche attraverso il miglioramento dei dati sulla spesa. All’inizio ci sono le fasi di selezione, bandi, gare e quindi nella fase d’avvio c’è molta attenzione alle procedure amministrative. Man mano che si va avanti gli stati di avanzamento lavori sono documenti sempre più semplici: non si fanno controlli su procedure ma su pagamenti. La curva di spesa del programma cresce negli anni: si parte facendo le selezioni, si finanziano gli interventi e man mano gli interventi iniziano a “viaggiare” più speditamente. Novità recente, inoltre, è il passaggio da una scelta di certificazione a fine anno a una certificazione in continuo: a poco a poco che le spese vengono maturate si certificano. Ciò consente di vedere il target avvicinarsi e di non ragionare solo in termini di previsioni che si devono realizzare a fine anno.

Come sottolineato dalla Programmazione della Regione, il “lavoro preparatorio” sarà fondamentale anche per iniziare con il piede giusto il Fesr relativo alla nuova programmazione in Sicilia, che è di oltre 5 miliardi. Si è dunque incrementata la dotazione complessiva relativa al ciclo precedente. Si attende di definire le percentuali di cofinanziamento nazionali che andranno a incrementare tale somma.

Le tappe sono già definite: l’“accordo di partenariato” è stato negoziato con il Governo fino a un mese fa ed è stato trasmesso alla Commissione che sta facendo le prime osservazioni. Per la fine dell’anno, si pensa a dicembre, tale documento dello Stato italiano dovrebbe andare in Commissione europea e da quel momento sarà possibile inviare i documenti di Programmazione regionale alla Commissione. Il dipartimento di Programmazione siciliano ha comunicato i primi dati a livello nazionale che erano necessari a definire l’accordo con la distribuzione tra i cinque obiettivi strategici. A fine novembre si conta di sottoporre al Governo una proposta di documento strategico e avviare nel mese di dicembre un confronto col partenariato territoriale. Nel mese di gennaio si conta di inviare il template alla Commissione europea ed entrare dunque nel vivo del nuovo settennio 2021/2027.

La carenza di professionalità si ripercuote sulla capacità di intercettare le risorse

L’altra faccia del Pnrr: senza correttivi, Il gap Nord-Sud rischia di aumentare. Tempi stretti per accedere ai fondi e scarse capacità di progettazione

La Commissione europea segnalava a giugno che la spesa fin lì fatta dalla Regione era fortemente polarizzata e che alcune procedure finivano per impattare negativamente sui tempi di realizzazione. Partendo dalla prima criticità si osservava che prendendo i dati per Asse prioritario la spesa certificata era fortemente dominata dall’Obiettivo VII dei trasporti. Come riferito, l’Asse conta nell’insieme del programma un 12,5%, mentre a giugno di quest’anno aveva assorbito il 36% delle spese certificate.

Come sottolineato dal dipartimento Programmazione della Regione, gli assi trasportistici continuano a restare fondamentali, anche in relazione alla situazione di insularità della Sicilia, ma effettivamente ci sono correzioni che vanno fatte. L’asse VII ha assorbito tutte le risorse che aveva a disposizione e spende più rapidamente degli altri. È stata chiusa la procedura di valutazione sull’anello ferroviario di Palermo circa un mese fa e verrà portata dinanzi alla Commissione con l’analisi costi-benefici in attesa di un’auspicata approvazione del grande progetto. L’anello nel 2016 era pensato in asse VII perché è vero che è un pezzo di collegamento con l’aeroporto, e quindi con la rete trasportistica europea, però al contempo è un’infrastruttura che serve alla città. Si chiederà alla Commissione di spostarlo in asse IV insieme agli interventi sull’energia che contribuiscono all’abbattimento della CO2 incidendo sulla diminuzione dei flussi di traffico. Ciò dovrebbe essere dimostrato dall’analisi costi-benefici. Per quanto concerne ancora l’anello ferroviario, si conta nel prossimo anno di raggiungere una buona certificazione della spesa che nel frattempo FS e Comune di Palermo hanno portato avanti con risorse nazionali.

La seconda criticità, sottolineata questa volta dall’ufficio Programmazione regionale riguarda la differenza nell’approccio e nelle procedure che caratterizzano il Pnrr e i Fondi strutturali. Il Pnrr è un programma a iniziativa della Commissione e i soggetti titolari delle azioni sono le Amministrazioni centrali dello Stato. Le Regioni non programmano il Pnrr, ma fa tutto il Governo con la pubblicazione di bandi cui i territori possono partecipare. Una procedura totalmente diversa dai Fondi strutturali, in cui si concertano gli obiettivi e le modalità di attuazione prima. Il Pnrr si decide a livello centrale e poi seguono i decreti ministeriali.

Si tratta dunque di due modalità totalmente diverse e secondo i responsabili degli uffici regionali è necessario tenere conto di un contesto, come quello del Mezzogiorno, in cui i tempi si allargano nei cantieri e nei flussi finanziari. Su quest’ultimo punto le Regioni hanno chiesto di avere la possibilità di gestire in continuità le risorse finanziare, senza aspettare l’iter di bilancio che è una cosa che in Sicilia pesa in maniera importante. Con le procedure in vigore in Sicilia quest’anno si è iniziati a operare poco prima dell’estate, mentre le amministrazioni centrali lavorano fuori dal bilancio in continuità speciale. I tempi che si perdono nella gestione delle procedure finanziarie, così come quelli di cantiere, vengono ritenuti rilevanti.

Altro punto fondamentale legato al Mezzogiorno è la carenza di progettazione, un elemento che dal dipartimento Programmazione definiscono “fisiologico” in un contesto che registra un ritardo di sviluppo come quello isolano. Le strutture tecniche (Anas o FS, per esempio), concentrano da sempre le loro priorità nelle aree che hanno maggiore rendimento: le autostrade al Centro-Nord registrano flussi di traffico anche cinque volte superiori a quelle del Mezzogiorno. Chi gestisce la rete nazionale concentra le forze dove c’è maggiore pressione e quindi anche rendimento.

Non bisogna poi dimenticare come nel Mezzogiorno gli Enti locali – dalla Regione fino al Comune più piccolo – hanno vissuto in questi anni il blocco del turnover del personale. Gli uffici tecnici si sono svuotati e i Comuni hanno visto ridimensionarsi sensibilmente le loro professionalità. Il problema della capacità di progettare, unito alla fretta di spendere risorse sul Pnrr, assorbe così le poche risorse umane che ci sono sulle progettualità finanziarie del Pnrr rispetto alle altre. Le regioni hanno chiesto di avere le informative sui bandi del Pnrr in tempi anticipati, così come fa la Commissione europea con una preiformativa importante sui dettagli tecnici che avviene fino a due anni prima.

I tempi però sono strettissimi. Basti pensare che le prime audizioni tecniche si sono avviate a inizio luglio e i primi bandi a fine luglio. Ecco perché, secondo gli uffici regionali della Programmazione non c’è nemmeno il tempo tecnico di leggere le carte. In pratica, si starebbe assistendo a una competizione in cui territori più lenti vanno più lenti e quelli più veloci vanno più veloci. La politica di coesione, però, ha un obiettivo diverso: agganciare i territori più in ritardo a quelli più veloci. Per i responsabili della Programmazione regionale, con il sistema approntato per il Pnrr tale processo rischia di non verificarsi. Ecco perché, secondo gli uffici regionali competenti, l’obiettivo di avere il 40% delle risorse sul Mezzogiorno va perseguito con mezzi specifici: rafforzare la capacità di progettare e informare con anticipo per non ritrovarsi sempre a inseguire.

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