Un nuovo, ennesimo tentativo di riformare il settore forestale e trovare una via verso la stabilizzazione del comparto degli stagionali che a ogni tornata elettorale finisce al centro dell’agenda politica. La storia dice che ci rimangono per il tempo necessario per alimentare le campagne per la ricerca del consenso, per poi, per un motivo o per un altro, scomparire sullo sfondo.
Se anche stavolta andrà così, lo si vedrà. Quel che si può dire è che a intestarsi la proposta, depositando un disegno di legge all’Ars, sono due deputati del gruppo Popolari e Autonomisti.
In sette articoli è condensata la ricetta che, a detta dei proponenti, avrebbe il duplice beneficio di garantire un futuro lavorativo più certo a oltre diecimila famiglie e allo stesso tempo mettere le basi per salvaguardare il territorio dalle tante minacce che incombono e che ogni anno fanno pagare dazi pesantissimi alla Sicilia: dagli incendi alla desertificazione e al dissesto idrogeologico.
I costi
Poco più di 330 milioni di euro. Sarebbe questo il costo stimato per riuscire a stabilizzare gli operai che ogni vengono assunti, tenendo conto di tre differenti fasce contrattuali in proporzione al numero di giornate in cui vengono impiagati. La cifra sarebbe utile anche a mette in campo gli investimenti necessari per proteggere il territorio isolano.
“Agli oneri conseguenti all’attuazione delle disposizioni della presente legge, pari a 332.000 migliaia di euro, si provvede con risorse a carico del bilancio regionale nonché con risorse dei fondi FSC 2021-2027, PR FESR 2021-2027 e crediti di carbonio (D.L. 13/2023), per un importo non inferiore a 201.000 migliaia di euro annui”, si legge all’articolo 6 del disegno di legge firmato da Giuseppe Carta e Ludovico Balsamo.
“Nell’ultimo trentennio in Sicilia – scrivono i proponenti nella relazione di accompagnamento – si è registrata una progressiva riduzione delle azioni sistematiche finalizzate alla gestione, cura e tutela del patrimonio boschivo. Questo ha comportato nel tempo un lento e costante impoverimento delle aree forestali, dovuto in parte alla mancanza di regolari interventi colturali, alla diffusione di fitopatologie non sempre prontamente monitorate e contrastate, di incendi durante l’arco dell’anno e alla graduale lisciviazione del suolo forestale, fenomeno che ha contribuito all’innesco di situazioni di dissesto idrogeologico”.
Cure ordinarie
Passare da un approccio legato alla straordinarietà degli interventi a uno in cui la prevenzione fa parte della quotidianità al punto da avere necessità di poter disporre del personale ogni giorno dell’anno.
Sta in questo mutamento di visione il cuore del ddl. “Per superare questo stato di cose è necessaria un’ampia programmazione strutturale con azioni continuative, tramite interventi specialistici, per nuove attività di forestazione e riforestazione, per la prevenzione degli incendi e per la salute dei boschi – prosegue la relazione – Dai dati ricavati dal Corpo Forestale della Regione Siciliana, negli ultimi 10 anni si sono registrati ben 10 mila incendi. L’82% di questi si sono sviluppati tra metà maggio e fine ottobre e, più precisamente, tra le ore 12.00 e le ore 14.00, a dimostrazione che essi non rappresentano eventi di tipo eccezionale e, pertanto, vanno contrastati con interventi di tipo emergenziale, come fin qui si è privilegiato. Le responsabilità di tale fenomeno sono da ricercare nell’approssimativa realizzazione dei lavori di manutenzione boschiva, non assolutamente in sintonia con le necessità del ciclo biologico della natura; a maggior ragione, in questa fase storica in cui la Sicilia, come l’intero Paese, è anch’essa vittima dei cambiamenti climatici e presenta un avanzamento del rischio desertificazione superiore al 70 per cento nel territorio regionale, con zone centrali e meridionali a maggior rischio”.
Nuove assunzioni
Il piano prevedrebbe non solo il passaggio dei 78isti, 101isti e 171isti (in base al numero di giornate garantite) alla condizione di dipendenti a tempo indeterminato, ma anche la creazione di un nuovo contingente di operai.
“A seguito della rinuncia scritta al contratto a tempo indeterminato – viene specificato – i posti resisi vacanti costituiranno un nuovo contingente con garanzia occupazionale di 156 giornate lavorative. Nel suddetto contingente confluiranno anche nuovi reclutamenti di lavoratori iscritti negli elenchi anagrafici dei braccianti agricoli, con precedenza per qualifiche professionali e minore età anagrafica, nel rispetto della normativa vigente sulle assunzioni attraverso le liste di collocamento”.
Piantare alberi
Il disegno di legge prende in considerazione anche lo stato attuale delle aree demaniali, in più di una zona martoriate per i tanti incendi che si sono succeduti negli anni.
“È fin troppo evidente che, con l’aumentare delle temperature, i boschi privi di manutenzione diventino facile preda degli incendi. Ciò si registra ancora più facilmente quando trattasi di boschi coltivati a conifere, a partire dal pino, poiché specie altamente infiammabile. Queste tipologie di piante altamente resinose rappresentano ben oltre il 50 per cento del nostro patrimonio boschivo e sono state introdotte nel nostro ecosistema parecchi decenni fa in quanto interpreti di una funzione colonizzatrice sul territorio che poi avrebbe dovuto vedere la riconversione in macchia mediterranea”, riporta la relazione.
“I governi che si sono susseguiti negli ultimi 20 anni, anziché puntare sulla prevenzione come metodo ordinario per contrastare gli incendi, hanno – proseguono Carta e Balsamo – puntato verso interventi di tipo emergenziale (canadair, droni, convenzioni varie) che, dovendosi praticare in seguito al dispiegarsi dell’evento calamitoso, sono risultati fini a sé stessi, se non dannosi all’ecosistema”.
Per questi motivi, tra gli obiettivi che la Regione dovrebbe raggiungere con il ddl ci sono la riconversione dei boschi a conifere in macchia mediterranea; l’incremento delle superfici boscate, attraverso l’utilizzo delle aree interne collinari e montane anch’esse in stato di abbandono; la bonifica idraulico-fluviale, attraverso la regimentazione e il miglioramento del deflusso dei corsi d’acqua; e la riforestazione finalizzata al contrasto del processo di desertificazione.
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