Roma, 4 giu. (askanews) – Export in flessione nel primo trimestre 2026 per i formaggi italiani Dop e Igp, soprattutto a causa delle tariffe americane. Se l’effetto scorte degli importatori ha infatti parzialmente mascherato le perdite a fine 2025, i dati del primo trimestre 2026 hanno già mostrato flessioni e Afidop, l’associazione formaggi italiani Dop e Igp, denuncia che il pericolo non è solo economico ma identitario: l’impennata dei prezzi al consumo spinge inevitabilmente il consumatore americano verso le imitazioni locali, come il parmesan o il finto romano, alimentando il fenomeno dell’Italian Sounding. Nonostante i dazi Usa, il comparto è comunque in salute: nel 2025, i formaggi italiani a Indicazione Geografica hanno registrato una crescita della produzione del 4% rispetto all’anno precedente, superando le 625mila tonnellate. Le esportazioni hanno raggiunto quota 260mila tonnellate, generando un valore economico superiore ai 3,3 miliardi di euro, con una crescita vicina al 10% in valore e del 2,2% in volume.
È questa la fotografia scattata da Afidop in occasione della sua 36esima assemblea annuale, svoltasi venerdì 29 maggio ad Altamura. Nel 2025 i formaggi Dop e Igo hanno rappresentato il 40% dei volumi e il 55% del valore dell’intero export caseario italiano.
Nonostante i numeri, a preoccupare seriamente i produttori resta lo scenario oltreoceano. Gli Stati Uniti si sono confermati il primo mercato extra-UE con circa 40.900 tonnellate importate, per un valore di 485 milioni di euro, di cui il 95% rappresentato dalla triade dei grandi formaggi duri: Parmigiano Reggiano, Grana Padano e Pecorino Romano. Tuttavia, le politiche dell’Amministrazione Trump e l’iniziale caotica applicazione dei “doppi dazi” nei porti di New York e New Jersey, che hanno fatto lievitare i costi reali vicino al 30% del valore del prodotto, hanno frenato la crescita.
“I formaggi DOP e IGP italiani hanno dimostrato una straordinaria capacità di crescita anche in uno scenario internazionale complesso e instabile – spiega il presidente di Afidop, Antonio Auricchio – oggi più che mai è fondamentale fare sistema per difendere le nostre denominazioni, contrastare l’Italian Sounding e rafforzare la presenza delle eccellenze casearie nei mercati strategici. La risposta di lungo periodo resta quella di puntare sulla qualità, muoverci compatti e diversificare le destinazioni”.
Nel corso dell’Assemblea è stata espressa una valutazione positiva dell’applicazione provvisoria dell’accordo di libero scambio UE-Mercosur, entrata in vigore il primo maggio scorso. L’intesa rappresenta uno strumento importante per contrastare i tentativi portati avanti da organizzazioni statunitensi, come il Consortium for Common Food Names (CCFN), di liberalizzare l’utilizzo generico di nomi storici quali Fontina, Gorgonzola e Grana nei mercati sudamericani.

