Sono 13 gli indagati dalla Procura di Gela (Caltanissetta) nell’ambito della inchiesta sulla frana di Niscemi dello scorso gennaio per disastro colposo. Lo conferma il Procuratore capo Salvatore Vella nel corso di una conferenza stampa in Tribunale. Una svolta attesa dopo il drammatico evento che ha lasciato senza casa centinaia di persone e ha distrutto un importante patrimonio territoriale.
Il risultato arriva dopo decine di audizioni condotte dalla magistratura dopo la frana: nel corso degli ultimi mesi, infatti, sono stati sentiti tecnici, funzionari e dirigenti, tutti interrogati sulle operazioni di prevenzione, sulla dinamica di quanto accaduto a gennaio e sul dissesto idrogeologico del territorio soprattutto dopo la frana del 1997. Secondo quanto emerso dalle dichiarazioni del Procuratore Vella, sugli interventi post-1997 “non ci sono contestazioni” e le criticità sulle quali si incentra l’attività della magistratura in questa fase dell’indagine riguarda il periodo che va da novembre 2010 alla frana del 2026.
Frana di Niscemi, chi sono gli indagati
Tra gli indagati figurano gli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e il governatore in carica Renato Schifani. Nel registro degli indagati finiscono anche i capi della Protezione civile regionale dal 2010 al 2026, Pietro Lo Monaco, Calogero Foti e l’attuale Salvatore Cocina, nonché il direttore regionale Vincenzo Falgares e i soggetti attuatori delle misure contro il dissesto idrogeologico Salvo Lizzio, Maurizio Croce, Sergio Tuminello e Giacomo Gargano. Indagata anche Sebastiana Coniglio, responsabile dell’Ati, che avrebbe dovuto eseguire le opere di mitigazione del rischio comportato dalla frana.
Nei prossimi giorni per gli indagati inizieranno le audizioni, con possibili nuovi sviluppi dell’indagine su quella che – ha confermato il Procuratore capo di Gela in conferenza stampa – “è la frana più grande d’Europa“.
Monitoraggio, demolizioni e lavori mai svolti: il punto sull’indagine Niscemi
“Già nel 1997 c’erano delle indicazioni precise sulle cose da fare, ma non sono state fatte. Nelle casse della Regione ci sono ancora 12 milioni di euro a disposizione per i lavori”, ha spiegato il Procuratore Vella. In sede di conferenza per illustrare le novità e gli indagati per la frana di Niscemi di gennaio, la Procura ha confermato che per l’inchiesta sono stati individuati tre periodi di tempo.
Il primo va dal 12 ottobre 1997 – la prima grossa frana a Niscemi – al 18 maggio 1999, cioè la data di sottoscrizione del contratto di appalto tra la Regione (nella persona dell’ingegnere Cocina) con l’Ati (che aveva vinto la gara). In questo periodo per le opere di mitigazione da mettere in campo a Niscemi c’erano “circa 23 miliardi di vecchie lire”, poi diventati 12 milioni di euro. Su questo periodo – spiega il Procuratore capo Vella – “riteniamo, ad oggi, di non fare contestazioni a soggetti che sono intervenuti perché in questo periodo si sono succedute tutta una serie di ordinanze, da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri sul rischio dopo la frana del 1997 e vengono effettuate tutta una serie di opere dal soggetto attuatore, che in quel caso era il Prefetto Giannola”. In questa fase, quindi, sarebbero state realizzate delle opere e “la Regione nella veste del soggetto attuatore ingegnere Cocina riesce a fare questo bando di gara e ad aggiudicare le opere che dovevano essere realizzate indicate dalle consulenza tecnica”.
La successiva fase dell’indagine riguarda anche “il mancato mantenimento dei sistemi di monitoraggio che erano stati previsti inizialmente” a tutela della popolazione e del territorio di Niscemi e le opere che avrebbero potuto mitigare il rischio poi concretizzatosi nel disastro avvenuto a gennaio 2026.
La terza fase dell’inchiesta sulla frana di Niscemi, invece, riguarda la zona rossa dell’abitato di Niscemi. Quest’area include sia la zona interessata dall’evento franoso del 1997 sia quelle individuate successivamente come “a rischio molto elevato” nella relazione della Commissione tecnico-scientifica nominata nel 1997. Questa fase è tra le più delicate, perché mira – spiega la Procura – a far luce anche su “eventuali mancati sgomberi e demolizioni degli edifici in quell’area rossa e il blocco di nuove costruzioni o l’eventuale organizzazione di opere urbane autorizzate che non potevano essere autorizzate o abusive”.
Il punto critico dal 2010
Oggi la Procura ha annunciato che gli indagati per la frana di Niscemi del 2026 sono tredici. Secondo quanto emerso, le criticità sarebbero emerse dopo novembre 2010. I lavori previsti nell’area interessata dal rischio, per un valore complessivo di oltre 9 milioni di euro, furono affidati a un’associazione temporanea di imprese, “composta dalla Comer Costruzioni meridionali di Santa Venerina e dalla Edilter Costruzione di Giarratana“, spiega Vella, che però chiese un adeguamento contrattuale, “considerato lo stato dei luoghi”. Poi, nel 2010, si registrò la risoluzione del contratto per gravi ritardi. Da qui nacque un contenzioso proseguito fino al 2016. Nel frattempo – questa l’accusa del Procuratore capo Vella – “nessuno si è occupato di predisporre le opere necessarie per prevenire la frana di gennaio”.
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