Dalla frutta al gas, la top ten dei ricari - QdS

Dalla frutta al gas, la top ten dei ricari

redazione

Dalla frutta al gas, la top ten dei ricari

giovedì 21 Aprile 2022 - 06:15

Dall’Unc la classifica dei prodotti, alimentari e non, i cui prezzi sono saliti alle stelle negli ultimi mesi. “Stangata sulla dieta”: pere al +34,2%, olio al +25,9%, carote e carciofi al +20,8%

ROMA – L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat per stilare la classifica dei beni che a marzo hanno registrato i maggiori rincari, sia dei prodotti non alimentari che alimentari.

Le pere costano il 34,2% in più rispetto a marzo 2021

In testa alla top ten dei prodotti alimentari, le pere che costano il 34,2% in più rispetto a marzo 2021. Al secondo posto l’olio diverso da quello di oliva che decolla del 25,9% e che certo risente dell’effetto Ucraina e delle restrizioni all’import dell’olio di girasole. Se, infatti, era già aumentato notevolmente nei mesi precedenti, ora segna addirittura un balzo del 6,9% rispetto a febbraio 2022, il record dei rialzi mensili tra i prodotti alimentari. Inoltre il dato provvisorio di marzo era “solo” a +23,3% a dimostrazione della progressione registrata a fine mese. Sul gradino più basso del podio Radici, bulbi non amidacei e altri vegetali (carote, finocchi, cipolle, aglio, asparagi e i carciofi, prodotto tipicamente pasquale) che salgono del 20,8% in un anno.

I pomodori volano a +20,6%

Al quarto posto i pomodori che volano del 20,6%. Seguono Altri vegetali coltivati per frutti che svettano del 18%, il burro (+17,6%) e, al settimo posto, il prodotto simbolo della cucina italiana, la Pasta (secca e fresca), con +16,5% (+2,4% il dato congiunturale). Poi le arance (+12,4%) e i cavoli (+12,2%). Chiudono la top ten i crostacei freschi con +11,4%.

L’Energia elettrica in testa agli aumenti dei prodotti non alimentari

In testa alla top ten dei prodotti non alimentari, l’Energia elettrica mercato tutelato che vince la non certo gratificante classifica con un raddoppio dei prezzi rispetto a marzo 2020, +103,4%. Al secondo posto il Gas del mercato tutelato, con un astronomico +86,5%. Medaglia di bronzo all’Energia elettrica del mercato libero con +65,5%.

“Nel mercato libero della luce si registra un incremento più basso del tutelato e questo per due ragioni. Nel libero prevalgono contratti a prezzo fisso e chi li ha sottoscritti prima di giugno 2021 ha fatto un affarone e l’altro motivo è che nel libero non sono costretti ad acquistare solo sui mercati spot, come purtroppo deve ancora fare Acquirente Unico (Au). Ci domandiamo cosa aspetti Arera a consentire ad Au di acquistare anche con contratti a medio-lungo termine”, ha commentato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. L’Unc ricorda inoltre che il dato tendenziale del gas del mercato libero non è disponibile, essendo entrato solo quest’anno nel paniere Istat.

Al quarto posto altri carburanti (Gpl, metano, ricariche elettriche) con +46,7%, poi il Gasolio per riscaldamento (+37,4%), in sesta posizione il Gasolio per mezzi di trasporto (+34,5%), seguito dalla benzina (+26,4%).

Primo dei beni non energetici, in ottava posizione, Film in dvd e il download di film (+20,8%), poi le autoscuole con +16,2%. Chiudono la top ten gli apparecchi per la telefonia fissa che salgono del 15,4%.

Inflazione ancora a livelli record

“La cattiva notizia – ha aggiunto Dona – è che i rialzi dei beni energetici continuano a tenere l’inflazione a livelli record. Senza i rincari di luce, gas e benzina l’inflazione di marzo sarebbe a +2,5% invece che a +6,5%. E questo considerando solo gli effetti diretti e non anche quelli indiretti conseguenti agli aumenti dei costi di trasporto e di produzione delle imprese che vengono poi traslati sui consumatori finali, dalla frutta (+7,6%) alla verdura (+11,8%). La buona notizia è che l’Istat ha attestato che intervento del Governo, la riduzione dell’Iva sul gas al 5% e delle accise sui carburanti di 25 cent, ha avuto risultati nel calmierare i prezzi, per quanto del tutto insufficienti”.

Un suicidio far risalire benzina e gasolio già il 2 maggio

“Bisogna, quindi, non solo proseguire con questa politica fiscale, ma raddoppiare le risorse stanziate. Sarebbe un suicidio far risalire le accise di benzina e gasolio già il 2 maggio. È una pessima idea delegare alla sola politica monetaria della Bce il raffreddamento dei prezzi, perché i conseguenti maggiori tassi di interesse avranno effetti devastanti su investimenti, mutui delle famiglie e onere del debito pubblico, senza peraltro rimuovere alcuna delle cause dell’inflazione”, ha concluso Dona.

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