Gdo, in Sicilia crisi profonda, il riscatto dalle eccellenze - QdS

Gdo, in Sicilia crisi profonda, il riscatto dalle eccellenze

Michele Giuliano

Gdo, in Sicilia crisi profonda, il riscatto dalle eccellenze

martedì 27 Ottobre 2020 - 00:00
Gdo, in Sicilia crisi  profonda, il riscatto  dalle eccellenze

La preoccupazione del sindacato Sinalp, che sottolinea come “Vanno scomparendo i gruppi siciliani per far spazio a quelli del nord”. La proposta: imporre negli scaffali la vendita di almeno il trenta per cento di prodotti isolani

PALERMO – La grande distribuzione è ormai una realtà consolidata, entrata nelle abitudini di acquisto di tutti, per certi versi quasi superata. La pandemia da Covid-19 ne ha mostrato in maniera evidente i punti deboli, seppur mitigata dalla presenza nelle catene dei generi alimentari che hanno tenuto su le vendite in questi mesi di difficoltà economica. Una condizione che, secondo il Sinalp, la confederazione sindacale nazionale autonoma dei lavoratori e dei pensionati, in Sicilia rivela un ulteriore aggravamento a causa di fattori storici interni e strutturali. Prima fra tutti, la progressiva scomparsa della grande distribuzione indigena, che ha lasciato spazio alle reti straniere o del Nord Italia.

“Questo trend in massima parte – ha detto Andrea Monteleone, segretario regionale del Sinalp Sicilia – è dovuto alla fragilità strutturale ed economica che hanno le reti Gdo siciliane e a causa di ciò vengono conquistate o sostituite da reti più commercialmente competitive e con maggior forza economica”.

Un esempio: la prima rete Gdo nata interamente siciliana, il Gruppo Fortè di Catania, è stata travolta dalla debolezza strutturale e dalla mancanza di un sistema bancario siciliano, anch’esso fagocitato dalle multinazionali bancarie, in grado di supportare le aziende locali negli investimenti di sviluppo e crescita aziendale. Un gruppo che sembrava avere un futuro splendente, considerato che vantava ben 96 punti vendita su tutta l’isola e dava lavoro a poco più di 600 dipendenti.

“Ad oggi – sostiene ancora nella nota il Sinalp – il gruppo imprenditoriale è completamente azzerato, ed in mano al Tribunale di Catania che, per mezzo dei Commissari Straordinari nominati dal ministero dello Sviluppo economico tenta di salvare quel che resta di questa rete vendita”.

I lavoratori Fortè, a corollario della crisi aziendale, hanno dovuto affrontare anche la crisi innescata dalla pandemia che sta completando l’opera di distruzione sull’intero comparto, aprendo enormi spazi competitivi alla Gdo straniera, in particolar modo tedesca, che sta fagocitando i consumatori siciliani e facendo terra bruciata attorno agli esigui gruppi commerciali siciliani.

“In questo contesto il Sinalp – aggiunge Monteleone – si sta battendo, assieme ai colleghi dell’Usi, l’Unione sindacale italiana, nel tentativo di salvare la rete Fortè e tutelare il diritto al lavoro dei suoi dipendenti”. Per contrastare il fenomeno e impedire che la Sicilia diventi solo terra di conquista, il Sinalp ha più volte proposto ai governi regionali che si sono succeduti nel tempo, di avere il coraggio di imporre alle reti della grande distribuzione presenti sul territorio, la vendita di almeno il 30% di prodotti siciliani e di aziende siciliane e di riportare nelle etichette dei prodotti l’origine delle materie prime utilizzate. Ancora, è stato chiesto che si imponga in Sicilia la sede giuridica e fiscale di tutte le aziende che operano nella nostre isola, trattenendo e reinvestendo in questo modo gli introiti fiscali sul nostro territorio.

“Come Sinalp ed Usi riteniamo che il governo regionale – ha aggiunto Monteleone – assente pur se invitato a partecipare al salvataggio del Gruppo Fortè, si renda conto che deve entrare ‘a gamba tesa’ nel comparto della Grande Distribuzione se non vogliamo diventare anche in questo comparto terra di conquista dei grandi gruppi stranieri della Gdo. Non possiamo diventare prigionieri delle multinazionali del Food e della Gdo che con le loro aggressive strategie commerciali ci imporranno di acquistare prodotti provenienti dall’estero dei quali non ne conosciamo l’origine, la lavorazione, la genuinità e la qualità”.

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