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Gli Ideali e le passioni

Gli Ideali e le passioni

Difendere i propri ideali significa saper governare emozioni e passioni

In un’epoca dominata da dibattiti accesi, in un’epoca di strutturale polarizzazione e di reazioni viscerali, l’impeto con cui difendiamo le nostre idee tende spesso a prendere il sopravvento sulle idee stesse. La foga, l’ardore e il desiderio di prevalere sul pensiero altrui diventano frequentemente i protagonisti della scena. Tuttavia, esiste un confine sottile, ma fondamentale, che non dovrebbe mai essere superato: gli ideali in cui crediamo devono sempre precedere le passioni con cui li difendiamo. Quando una causa è nobile, che si tratti di giustizia, libertà, uguaglianza, solidarietà o verità, è naturale provare un sentimento profondo di tutela ed affermazione. La passione è la benzina che muove il cambiamento, il motore che spinge l’essere umano ad agire e a non rassegnarsi. Ma la passione, da sola, è cieca, è un’energia pura, primordiale, priva di una struttura morale intrinseca. Invertire questa gerarchia, cioè mettere la passione davanti all’ideale, porta quasi inevitabilmente a conseguenze distruttive, che bisogna assolutamente evitare. Quando il “come” lottiamo diventa più importante del “perché” lottiamo, il rischio di commettere gravi errori diventa altissimo.

Quando la passione prende il sopravvento sugli ideali

Se la foga prende la guida del nostro comportamento, si finisce per giustificare i mezzi in nome del fine, finendo paradossalmente per tradire proprio quei valori che si intendevano proteggere. Ad esempio, la difesa di un ideale di pace o di tolleranza può trasformarsi in aggressività e prevaricazione verso chi la pensa diversamente. L’ardore acceca spesso il giudizio ed impedisce di vedere i propri errori, ma anche le ragioni altrui. In simili circostanze chi osserva dall’esterno non vedrà più la bontà del valore difeso, ma solo la violenza o l’irrazionalità con cui viene urlato. Per evitare di smarrire la strada, occorre immaginare l’ideale come una direzione e la passione come una fiamma. La bussola indica la direzione corretta e mantiene la rotta stabile, anche durante le tempeste emotivi; la fiamma fornisce la luce, il calore e la forza per camminare. Se però si permette alla fiamma di bruciare la bussola, ci si ritroverà ad avanzare con una forza straordinaria non verso un preciso obiettivo, ma verso un punto indefinito e tendenzialmente sbagliato.

La forza di difendere i propri valori

Mantenere i propri principi al di sopra delle proprie emozioni non significa essere deboli o tiepidi, significa, al contrario, avere il coraggio di proteggere la nobiltà delle proprie idee anche da noi stessi. Spesso, invece, si tende a confondere la veemenza emotiva con la passione e il rigore morale con la debolezza. Reagire d’impulso a un’offesa subita, lasciarsi guidare dalla rabbia o agire per vendetta viene erroneamente percepito come un segno di forte personalità. Al contrario, la compostezza e il rifiuto di scendere a patti con i propri valori vengono talvolta etichettati come debolezza, indifferenza o “tiepidezza”. In realtà, cedere all’emozione del momento è la scelta più facile, poiché richiede solo istinto e nessuna disciplina, mentre la vera forza sta nell’opposto. Per comprendere a fondo questo principio, occorre distinguere la natura delle emozioni da quella dei valori: le emozioni sono fluide, reattive, cambiano con il mutare degli eventi e per questo morivo, se lasciate senza guida, rischiano di farci agire contro il nostro stesso interesse morale.

Principi, emozioni e autocontrollo

I principi sono stabili e razionali, in quanto rappresentano la versione migliore di noi stessi, la bussola etica che abbiamo scelto di seguire quando eravamo lucidi e consapevoli. Insomma, mantenere i propri principi al di sopra delle proprie emozioni non significa essere deboli o tiepidi, significa avere il coraggio di proteggere la nobiltà delle proprie idee anche da noi stessi. Il vero nemico che incombe in ogni momento è però la tentazione interiore, che deve essere combattuta con la riflessione che deve portarci a proteggere le nostre idee. Il pericolo maggiore per la nostra integrità, infatti, non proviene quasi mai dall’esterno, ma dalla tentazione di giustificare una scorrettezza perché dettata da uno stato d’animo passeggero. Quando siamo feriti, la tentazione di dimenticare la lealtà o la giustizia per appagare un bisogno di rivalsa è fortissima. In questi casi, scegliere di non cedere, di rimanere fedeli a un ideale di correttezza, anche quando l’istinto ci griderebbe di fare il contrario, è un atto di supremo e saggio autocontrollo.