Il fatto che l’Informazione stampata, digitale e radio-televisiva continui a riportare quasi ogni giorno la vicenda del faccendiere pregiudicato, Valter Lavitola, è diventato stomachevole.
Perché questo comportamento che tende a dare in pasto a cittadine e cittadini illazioni, supposizioni, opinioni più o meno rispettabili e altro, senza alcun fondamento, mentre i fatti che hanno generato la vicenda devono essere appurati dalla Procura della Repubblica di Roma?
Testate di ogni tipo e i loro direttori non capiscono che dare spazio a un omuncolo come Lavitola è fargli continui favori. Infatti, le sue dichiarazioni, a “spizzichi e bocconi”, altalenanti, elusive, che non dicono nulla di nuovo, hanno lo scopo – lo deduciamo – di tenerlo sempre all’attenzione dell’Opinione pubblica, mentre meriterebbe di essere dimenticato.
Non crediamo che cittadine e cittadini abbiano la bramosia di sapere cosa fa il signor Lavitola, cosa combina di più o meno losco, a favore o a danno di chi e così via. Proprio perché è quello che è, va cancellato dall’orizzonte dell’Informazione.
Il ruolo dell’Informazione e la verità dei fatti
Sentiamo subito l’obiezione: “Pur esprimendo la superiore opinione, voi ne state parlando e quindi fate il suo gioco”. è possibile, ma il nostro scopo è mettere in guardia l’Opinione pubblica e anche i bravi colleghi direttori dei quotidiani a cessare tout court l’informazione su questa vicenda disdicevole, che disonora chi l’ha promossa.
Il giochetto che alcuni pongono se Sigfrido Ranucci era a conoscenza del retroscena, è del tutto inutile. La verità in atto è che quel bravo giornalista viene considerato dalla Procura della Repubblica persona offesa, quindi vittima. Dobbiamo ritenere che egli ha coltivato la stretta amicizia con colui che non nomineremo più, in buona fede, ignorando il diabolico disegno dello stesso, che apparentemente doveva servire allo stesso Ranucci, ma sostanzialmente è servito e serve al suo ideatore per stare sul livello dell’onda della comunicazione per settimane e anche più.
A questo punto potremmo anche concludere il nostro commento, tuttavia, riteniamo opportuno aggiungere ancora alcune riflessioni, peraltro riportate anche in precedenti editoriali.
L’Informazione, tutelata dall’articolo 21 della Costituzione, è lo strumento fondamentale della Democrazia, perché orienta le persone, le convince di questioni più o meno giuste e, alla fine del percorso, le induce a votare o a non votare; quando votano esprimono una volontà, la quale fa eleggere i massimi rappresentanti delle istituzioni, che a loro volta eleggono il Presidente della Repubblica e i governi.
La Costituzione, com’è noto, è del 1948, quindici anni dopo, cioé nel 1963, il Parlamento ha approvato la legge istitutiva dei Consigli dell’Ordine dei giornalisti, stabilendo tutta una serie di regole della loro attività. Inoltre, lo ricordiamo per l’ennesima volta, l’Ordine nazionale dei giornalisti, ottimamente presieduto da Carlo Bartoli, ha approvato il Codice deontologico di giugno del 2025.
Le norme citate dovrebbero indurre chi fa questo mestiere a osservare con puntualità un comportamento idoneo al fine di trasmettere a cittadine e cittadini notizie vere e fondate su controlli certi.
Giornalismo e verifica delle notizie
Ed è proprio qui che casca l’asino. Purtroppo, la nostra lunga attività di quasi mezzo secolo ci porta a dire che gran parte di coloro che esercitano questa nobile professione non osserva né il codice deontologico né la legge istitutiva, perché trasmette notizie spesso infondate e comunque non verificate, con la conseguenza di indurre le persone a non apprendere la verità, bensì ipotesi o addirittura notizie false.
Ed è proprio su questi comportamenti che ha contato colui che non nominiamo più, per mettere in atto un “battage” utile solo a se stesso, con tanti pesciolini dell’Informazione che hanno abboccato e purtroppo continuano ad abboccare.
“Cultura è Libertà”, quando c’è un’informazione deontologicamente corretta, che aiuta a capire meglio fatti e circostanze e fa funzionare le persone, membri della Comunità, con concretezza, quella concretezza dei fatti veri, non delle illazioni o delle menzogne che continuano a circolare imperterrite.

