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Graduatorie Provinciali Supplenze, polemica sui punteggi per servizio militare e civile: è pioggia di ricorsi

Graduatorie Provinciali Supplenze, polemica sui punteggi per servizio militare e civile: è pioggia di ricorsi
Foto di Pizieno, da Pixabay

L’Ordinanza Ministeriale sulle GPS per il biennio 2026-2028 fa discutere. Il sindacato “Direzione Scuola” al QdS: “Abbiamo presentato ricorso al Tar del Lazio”

In un contesto occupazionale sempre più complicato in Sicilia (e in Italia in generale), le GPS, cioè le Graduatorie Provinciali per le Supplenze, rappresentano un’opportunità lavorativa che in tanti, oggi, cercano di sfruttare nel tentativo di trovare stabilità economica e costruire il proprio futuro. Nelle ultime settimane stanno però facendo discutere alcune disposizioni contenute nell’Ordinanza Ministeriale n.27 del 16 febbraio 2026, relative all’aggiornamento proprio delle Graduatorie Provinciali per le Supplenze per il biennio 2026/2028. Il problema risiederebbe, per la precisione, nella previsione normativa che riconosce la valutabilità ai fini del punteggio del servizio militare di leva, del servizio civile sostitutivo e del servizio civile universale soltanto se svolti in “costanza di nomina”.

Il sindacato “Direzione Scuola”: “Ordinanza illegittima: disparità inaccettabile”

Ma cosa significa “in costanza di nomina”? A spiegarcelo è stato il dottor Gino Condorelli, rappresentante del sindacato catanese “Direzione Scuola“, i cui assistiti, seguiti dall’avvocato Alessandro Lipera, hanno proposto un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio volto a contestare le disposizioni citate.

“Con l’ordinanza del Ministero – spiega il sindacalista al Quotidiano di Sicilia – vengono attribuiti punteggi fondamentali per le Graduatorie soltanto a chi ha svolto il servizio militare o civile, ad esempio, in prossimità dell’inizio della propria attività lavorativa a scuola. Si ricevono quindi i punti se si è prestato servizio a ridosso del nuovo incarico scolastico, tagliando fuori praticamente coloro i quali abbiano svolto le medesime attività in un tempo precedente. Capite bene, dunque, che ciò va a creare un’importante disparità di trattamento, con enormi disagi in termini di opportunità lavorative a chi allo stesso modo ha assolto ad obblighi di legge o scelto percorsi di impegno civico prima dell’accesso all’insegnamento. Si parla di punteggi corposi: 12 punti, per essere precisi, accrediti agli insegnanti e 6 a chi invece concorre per un posto all’interno del personale ATA. In passato, sul merito, sia lo stesso TAR del Lazio che soprattutto il Consiglio di Stato con le loro pronunce avevano dichiarato l’illegittimità delle norme sulla ‘costanza di nomina’. Il Ministero dell’Istruzione continua a non ascoltarci, non esiste alcun confronto: abbiamo provveduto a inviare istanze di riconoscimento ma non hanno mai risposto. Con la nuova ordinanza sul 2026-2028, parlando di cifre, coloro i quali restano tagliati fuori per il motivo sopra addotto potrebbero perdere potenziali 22-23mila euro di stipendio annuo: inaccettabile”.

L’obiettivo dell’azione legale contro l’ordinanza del Ministero dell’Istruzione

L’azione legale promossa dal sindacato “Direzione Scuola” mira dunque a ottenere:

  • l’annullamento della “disposizione discriminatoria”;
  • il riconoscimento integrale del punteggio spettante ai docenti coinvolti;
  • la rettifica delle graduatorie GPS con effetti immediati, anche in via cautelare.

L’obiettivo è quello di ripristinare dunque la parità di trattamento, impedendo la produzione a catena della suddetta ordinanza di effetti gravemente pregiudizievoli sulle opportunità di docenti e lavoratori interessati, compromettendo incarichi, punteggi e prospettive future di stabilizzazione. “Non è accettabile – ribadisce Condorelli al QdS – che chi ha adempiuto a un dovere civico o ha scelto di servire il Paese venga penalizzato nel proprio percorso professionale. Si tratta di una battaglia di equità e di rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori della scuola, per cui continueremo a sostenere con determinazione questa iniziativa, invitando tutti i docenti interessati a informarsi e a partecipare alle azioni di tutela già avviate, mediante l’intervento nell’istaurando processo”.

Avvocato Lipera: “Auspichiamo udienza a settembre”

L’avvocato Alessandro Lipera, che segue gli iscritti del sindacato etneo, ha poi chiarito ai nostri microfoni gli aspetti tecnici e le tempistiche del ricorso, auspicando l’avvio del procedimento in aula in breve termine: “Abbiamo presentato istanza cautelare al TAR del Lazio per chiedere la disapplicazione normativa delle norme in questione e l’equiparazione della prestazione del servizio civile o militare non in costanza di nomina con quella in costanza di nomina. Il ricorso è stato presentato entro i 60 giorni previsti dalla legge dopo la pubblicazione dell’ordinanza – spiega Lipera – Chi non l’ha fatto insieme a noi, ha la possibilità di intervenire all’interno del procedimento. Altrimenti, l’alternativa è rivolgersi al Tribunale del Lavoro: in quest’ultimo caso, però, si va davanti ad un’altra giurisdizione. Dal nostro punto di vista auspichiamo in un buon esito della nostra azione perché l’orientamento è consolidato, in quanto vi sono precedenti favorevoli risalenti alle pronunce dello stesso TAR e del Consiglio di Stato. Il ricorso è stato notificato la settimana scorsa, entro il 16 maggio avverrà il deposito in Cancelleria e, a settembre, speriamo si possa partire con l’Udienza”. Il ricorso, dunque, è stato depositato.

Il Quotidiano di Sicilia ha provato a mettersi in contatto con il Ministero dell’Istruzione, non ottenendo al momento una replica. La redazione rimane comunque a disposizione per dare spazio a eventuali comunicazioni, repliche o precisazioni da parte del Ministero in qualsiasi momento.

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