Grandi incognite sul futuro dei piccoli Comuni, la crisi Coronavirus ha minato ogni certezza - QdS

Grandi incognite sul futuro dei piccoli Comuni, la crisi Coronavirus ha minato ogni certezza

Paola Giordano

Grandi incognite sul futuro dei piccoli Comuni, la crisi Coronavirus ha minato ogni certezza

sabato 23 Maggio 2020 - 00:00
Grandi incognite sul futuro dei piccoli Comuni, la crisi Coronavirus ha minato ogni certezza

Un sistema duramente colpito che i provvedimenti finora adottati dai Governi non sono riusciti a far ripartire. Questione spopolamento e stili di vita post Covid. Antonino Orlando Russo, sindaco di Castelmola: “Le gente ha bisogno di fatti e non di chiacchiere”

PALERMO – I Comuni annaspano. Ora più che mai di fronte all’emergenza scaturita dalla diffusione del Covid-19. Un’emergenza che da sanitaria è diventata anche sociale ed economica. E che ha messo in ginocchio soprattutto i piccoli Enti locali. Gli amministratori delle realtà meno popolose sono infatti stati impegnati in prima linea a sostenere i tanti cittadini in difficoltà. Con le risicate risorse di cui dispongono.

Eppure un modo per risollevare le sorti dei piccoli centri c’è. Basterebbe applicare una legge, la n. 158/2017, conosciuta come Legge Realacci, recante le “Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli Comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi Comuni”. Una norma che non risolverebbe in via definitiva il problema – divenuto ormai atavico per tutti gli Enti locali, grandi o piccoli che siano – delle casse comunali sempre più vuote ma darebbe senz’altro ossigeno a quei paesi che, da soli, rappresentano quasi il 70 per cento del totale dei Comuni italiani (5.498 su poco meno di 8.000 realtà sparse nell’intera Penisola) e che in Sicilia costituiscono oltre la metà (il 53,1 per cento) dei 390 Enti locali.

Massimo CastelliLa normativa cui ci riferiamo prevede infatti uno stanziamento di risorse per piccoli centri che, a oggi, non sono mai giunte nelle casse dei Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti. A denunciarlo è Massimo Castelli, coordinatore nazionale Anci piccoli Comuni e sindaco di Cerignale, piccolo centro del piacentino. “La Legge n. 158/2017 – spiega – ribattezzata come Legge Realacci, è uno strumento normativo importante per la valorizzazione dei piccoli territori e rappresenta certamente un valore aggiunto nel nostro ordinamento. Al di là dell’aspetto economico a essa connesso, ha una valenza ideologica, perché tiene conto delle piccole realtà che troppo spesso vengono dimenticate”.

Quella della determinazione dei destinatari è stata un’attività più che certosina: sono occorsi tre anni perché l’elenco dei beneficiari venisse alla luce: “Dei 5.498 Comuni italiani con popolazione al di sotto dei 5.000 abitanti – chiarisce Castelli – sono 5.522 quelli che possiedono i requisiti previsti per accedere al Fondo stabilito dalla normativa”.

Il problema, dunque, è sempre quello dei tempi di applicazione, su cui il coordinatore Anci avverte: “Alla luce dell’attuale situazione di emergenza in cui ci troviamo, non possiamo permetterci di stare dietro alle lungaggini burocratiche relative alla presentazione e relativa approvazione dei progetti. Si perderebbe troppo tempo. L’emergenza è adesso ed è quindi adesso che quel fondo va sbloccato”.

Attuare la norma significherebbe ripartire agli oltre 5.500 piccoli Enti 87 milioni: “Il Fondo – spiega Castelli – è stato istituito inizialmente con una dotazione di dieci milioni di euro per il 2017 e di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2023, ma è stato poi incrementato di ulteriori dieci milioni di euro annui, a decorrere dal 2018. Per cui le risorse per i piccoli Comuni attualmente accantonate ammontano a circa 85 milioni di euro ma ad oggi queste risorse non sono ancora mai state utilizzate”.

Per gli anni 2017 e 2018 la normativa stabilisce che nel Fondo confluiscano anche le risorse previste dall’articolo 1, comma 640, secondo periodo, della legge n. 208/2015 (Legge di stabilità 2016), che sono destinate esclusivamente al finanziamento degli interventi di ristrutturazione dei percorsi viari di particolare valore storico e culturale destinati ad accogliere flussi turistici che utilizzino modalità di trasporto a basso impatto ambientale. Si tratta di un milione di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018 stanziati per la progettazione e la realizzazione di itinerari turistici a piedi, denominati “cammini”. Conti alla mano, arriviamo a un totale di 87 milioni di euro destinati alle piccole comunità. A oggi, però, solo sulla carta.

“Come Anci – segnala Castelli – abbiamo proposto un emendamento per sbloccare urgentemente per il 2020 tutte le risorse disponibili per i piccoli Comuni e dare ossigeno alla ripresa socio-economica di questi territori, combattendo lo spopolamento, a beneficio dell’intero Paese. Proprio in virtù della situazione straordinaria riteniamo che sarebbe opportuno dividere l’ammontare del fondo ai 5.522 Comuni beneficiari. Suddividendo gli 85 milioni per il numero di beneficiari viene fuori una cifra che all’incirca ammonta a 15.000 euro per Comune e che potrebbe aiutare subito le piccole comunità territoriali per far lavorare qualche impresa e dunque i lavoratori che magari sono stati messi in cassa integrazione”.

Applicando questo criterio, per i 207 Comuni “minori” della Sicilia ci sarebbero sul piatto 3 milioni 105 mila euro. Ma, come detto, il problema è anche legato alle tempistiche.

“È impensabile – conclude – vista la situazione emergenziale, adottare particolari criteri di ripartizione perché non possiamo permetterci di perdere tempo: le piccole comunità hanno bisogno adesso”.

Questione spopolamento e stili di vita post Covid

PALERMO – Nonostante siano i diretti – e spesso unici – interlocutori del cittadino, che di fatto conosce solo la loro “porta”, i piccoli Comuni, spesso dimenticati, nella straordinaria situazione che stiamo vivendo da oltre un paio di mesi sono stati tra gli Enti che hanno accusato maggiormente il colpo della crisi. “Per usare una metafora – afferma Castelli – i Comuni, specie i più piccoli, sono ‘l’ultimo cerino della società’”.

Eppure, secondo il sindaco di Cerignale, esistono aspetti positivi nell’amministrare una comunità di ridotte dimensioni: “L’amministratore – spiega – conosce bene la propria comunità e sa perfettamente chi ha un reale bisogno. Nel Comune che amministro, per esempio, in merito ai buoni spesa ho operato comprando generi di prima necessità e consegnandoli direttamente tramite un operatore del Comune alle famiglie che avevano bisogno. Questo è stato possibile perché nelle piccole comunità si crea un rapporto tra amministratori e cittadino più diretto rispetto a quello che si instaura dei grandi centri. Qualità della vita, prodotti a km 0, spazi sconfinati tutti da vivere ma non solo nel fine settimana, storia, cultura, identità locali ma anche buone pratiche di innovazione e di uso razionale delle risorse sono altri benefici che caratterizzano i territori nazionali appartenenti ai piccoli Comuni, i quali però sono oggetto da troppi anni di uno spopolamento che sembra inarrestabile”.

Un fenomeno, quello dello spopolamento, per il quale si potrebbe, alla luce dei recenti mutamenti legati alla diffusione del Covid-19, cambiare rotta con un’opportuna strategia politica: “L’emergenza del Covid-19 – prosegue Castelli – ha cambiato profondamente le nostre abitudini e ha acuito il divario tra piccoli e grandi centri in un’Italia a due velocità, quella dei Frecciarossa e della banda larga da un lato e quella delle corriere e delle strettoie della connessione internet e della telefonia fissa e mobile dall’altro. I recenti cambiamenti nei nostri stili di vita e in particolare l’aumento dei lavoratori in smart working potrebbero portare a un ripopolamento delle piccole città e quindi a un rilancio dei piccoli territori”.

“Lavorare da casa di fronte a una vista sulle Madonie – conclude – non è certo la stessa cosa che farlo in un palazzone a Palermo o a Catania”.

antonino orlando russoAntonino Orlando Russo, sindaco di Castelmola: “Le gente ha bisogno di fatti e non di chiacchiere”

CASTELMOLA (ME) – In Sicilia sono 207 i Comuni con popolazione al di sotto dei cinquemila abitanti. Ciò vuol dire che, se le richieste dell’Anci al Governo centrale venissero accolte, arriverebbero nell’Isola quasi 3,2 milioni di euro. Che in tempi di emergenza non farebbero male. Abbiamo interpellato al riguardo Antonino Orlando Russo, il primo cittadino di uno degli oltre duecento piccoli Comuni siciliani, Castelmola.

In che modo un piccolo Comune come il suo sta affrontando l’emergenza Covid-19?
“Con molti sacrifici. Nei piccoli Comuni gli amministratori hanno l’obbligo di impegnarsi in prima persona. Ho provveduto a dividere immediatamente nel mese di marzo le mascherine che ho fatto realizzare alle sarte del mio paese, ho portato a casa il cibo alle persone. I piccoli centri, che non hanno strutture adeguate e devono poggiarsi sulle proprie forze, devono avere l’obbligo non solo di amministrare ma soprattutto di soddisfare le esigenze della collettività”.

Ritiene che i Comuni siano stati trattati, specie in questa emergenza, come l’ultima ruota del carro, pur essendo gli Enti più a diretto contatto con il cittadino, il quale non ha altro interlocutore che la propria Amministrazione comunale?
“Assolutamente sì, ma non solo: nei nostri piccoli Comuni vengono a trovarci a casa, perché ci si conosce tutti e se si ha un problema ci si rivolge all’esponente politico che si è scelto di votare. Abbiamo a che fare con un presidente del Consiglio dei ministri che parla tanto, promette, ma alla fine non si capisce sulla base di quali criteri divida le risorse e a chi queste vadano a finire. Apprezzo il grande sforzo e il grande impegno del Governo regionale, ma non condivido le grandi chiacchiere del Governo nazionale”.

Dei famosi 400 milioni relativi al primo grosso stanziamento previsto dal Governo nazionale non è arrivato nulla?
“Sono soldi che ci hanno semplicemente anticipato. Queste sono le cose che creano confusione, perché quando il Governo annuncia di aver messo a disposizione 400 milioni, pur trattandosi di un anticipo di quanto precedentemente e in tempi non sospetti era stanziato, che cosa cambia? Hanno semplicemente anticipato di un mese l’erogazione di risorse che, senza il Coronavirus, avremmo comunque ricevuto dopo trenta giorni”.

Molti annunci e poca sostanza?
“Lo esprimerei in termini siciliani: chiacchiri e tabaccheri di lignu ‘u banchinaru nun ni ‘pegna. La gente ha bisogno di fatti sostanziali e non di chiacchiere”.

Esiste una legge che prevede un fondo per i piccoli Comuni a oggi inapplicata. In base a tale norma ci sarebbero circa 87 milioni congelati. L’Anci ha chiesto espressamente al governo di erogare subito queste risorse. Cosa pensa riguardo?
“Esco proprio adesso (mercoledì 20 maggio, nda) da una riunione tra l’Anci Sicilia e il Governo regionale e posso dirle che di questa cosa non ne ha parlato nessuno. Ci crederò quando le cose verranno fatte. Tra il dire il fare di mezzo c’è il mare: le cose vengono concretizzate quando diventano realtà soprattutto”.

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