Milano, 15 apr. (askanews) – “Grape4vine” ha chiuso a Vinitaly il proprio percorso di ricerca presentando una nuova strategia di difesa della vite contro peronospora e botrite basata su molecole di dsRNA ottenute anche dal riutilizzo di sottoprodotti vitivinicoli, con l’obiettivo di arrivare a formulati biodegradabili e privi di residui ambientali. Il convegno conclusivo del progetto si è svolto al Centro Congressi di Veronafiere su iniziativa della Facoltà di Scienze agrarie e alimentari dell’Università degli Studi di Milano insieme con il Crea. Il programma di ricerca, finanziato da Fondazione Cariplo nell’ambito del bando “Economia circolare – Promuovere ricerca per un futuro sostenibile”, è durato 36 mesi e ha coinvolto 25 ricercatrici e ricercatori con competenze che vanno dalla patologia vegetale alla biologia, dalla microbiologia alle biotecnologie, fino all’ingegneria agraria e all’economia.
Alla base del lavoro ci sono due nodi della viticoltura contemporanea: l’elevata quantità di scarti prodotta dalla filiera, in particolare vinacce e sarmenti, e il peso ambientale della difesa fitosanitaria tradizionale contro malattie come peronospora e muffa grigia. Da questa doppia criticità prende forma l’idea di trasformare i sottoprodotti in una risorsa utile alla protezione del vigneto, attraverso il meccanismo naturale dell’RNA interference.
A illustrare il senso del progetto è stata Silvia Laura Toffolatti dell’Università degli Studi di Milano, che ha riassunto l’approccio come un percorso capace di “partire dalla vite e ritornare alla vite, attraverso l’economia circolare”. Il sistema si fonda sull’uso di RNA a doppio filamento, il dsRNA, in grado di indurre un silenziamento genico temporaneo e altamente specifico.
Uno dei passaggi centrali ha riguardato proprio la produzione di queste molecole. Anna Narduzzo del Crea e Ileana Vigentini dell’Università degli Studi di Milano hanno spiegato che il progetto ha sperimentato l’impiego di sarmenti e vinacce come nuovi substrati, insieme con processi basati su piante modello come Nicotiana benthamiana e su fermentazioni microbiche con lieviti come Saccharomyces cerevisiae. Il lavoro ha riguardato anche le possibilità di aumento della scala produttiva, in una prospettiva compatibile con processi industriali già utilizzati per enzimi e biofarmaci. Secondo le ricercatrici, questo modello potrebbe ridurre i costi e allo stesso tempo valorizzare sottoprodotti agroindustriali che altrimenti resterebbero scarti. Anche se il progetto si trova ancora in una fase di sviluppo, l’obiettivo è rendere la produzione di dsRNA applicabile su larga scala.
Sul piano agronomico, Walter Chitarra del Crea e Gabriella De Lorenzis dell’Università degli Studi di Milano hanno presentato i risultati ottenuti sui principali bersagli fitosanitari. Per la peronospora della vite, causata da Plasmopara viticola, sono stati individuati nuovi geni di suscettibilità della pianta, in particolare della famiglia LBD. Il loro silenziamento mediante dsRNA ha portato, secondo i dati illustrati, a una riduzione significativa della severità della malattia. Per la botrite, provocata da Botrytis cinerea, l’intervento è stato invece rivolto ai geni essenziali del fungo, con l’obiettivo di bloccarne lo sviluppo. I risultati sperimentali presentati durante il convegno indicano una riduzione rilevante dell’incidenza delle malattie e rafforzano la prospettiva di un impiego del dsRNA come strumento innovativo di difesa fitosanitaria.
Un altro capitolo ha riguardato la valutazione ambientale. Jacopo Bacenetti dell’Università degli Studi di Milano ha illustrato un’analisi di Life Cycle Assessment secondo cui la sostituzione dei fitofarmaci convenzionali con formulati a base di dsRNA potrebbe ridurre in modo significativo gli impatti ambientali, grazie alla biodegradabilità delle molecole e all’assenza di residui. Le prossime tappe indicate dai promotori riguardano la sintesi industriale del dsRNA, lo sviluppo delle formulazioni, le prove in pieno campo e l’avvio dell’iter di registrazione del prodotto. È su questo passaggio che si misurerà la possibilità di trasferire i risultati della ricerca in un’applicazione concreta per il vigneto.
Sara Borin, presidente della Facoltà di Scienze agrarie e alimentari dell’Università degli Studi di Milano, ha richiamato il ruolo dell’innovazione nella storia della vitivinicoltura italiana e la necessità di rafforzare il trasferimento tecnologico dalla ricerca alle imprese, anche alla luce delle sfide legate alla sostenibilità e ai cambiamenti climatici. Nella stessa direzione è intervenuto anche l’Ad di Veronafiere, Barbara Ferro, che ha sottolineato il valore dell’integrazione tra ricerca scientifica e mondo produttivo.
A chiudere i lavori è stato Attilio Scienza, professore emerito dell’Università degli Studi di Milano, che ha richiamato il ruolo centrale della ricerca e dell’innovazione nel guidare il futuro della viticoltura. Una tavola rotonda con aziende, Consorzi e istituzioni ha poi affrontato il tema del rapporto con la filiera: dal confronto è emerso l’interesse crescente verso soluzioni in grado di tenere insieme efficacia agronomica, sostenibilità ambientale e sostenibilità economica. Alcune aziende presenti hanno segnalato investimenti sempre più consistenti in innovazione e ricerca, chiedendo però alle istituzioni un sostegno maggiore per rendere più rapido l’iter burocratico che spesso rallenta l’avvio di iniziative di questo tipo.

