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Gratteri: “Dopo le stragi tutti estimatori di Falcone e Borsellino ma in vita furono delegittimati, cambiarono metodo antimafia”

Gratteri: “Dopo le stragi tutti estimatori di Falcone e Borsellino ma in vita furono delegittimati, cambiarono metodo antimafia”
Nicola Gratteri, procuratore di Napoli, foto Imagoeconomica

Il procuratore di Napoli commenta l’archiviazione del filone mafia e appalti: “Descritto clima di ostilità e di emarginazione che non può essere cancellato”

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino “avevano capito prima di molti altri che Cosa nostra non poteva essere combattuta limitandosi ad arrestare l’autore materiale di un omicidio”. A dirlo, in una intervista a La Stampa, è il procuratore di Napoli Nicola Gratteri.

Il magistrato sottolinea anche: “Bisognava ricostruire l’organizzazione, seguire il denaro e comprendere i rapporti che consentivano alla mafia di entrare nell’economia e nei centri decisionali. Non era soltanto una questione tecnica: quel metodo cambiava il modo di concepire il contrasto alla mafia”.

Gratteri aggiunge: “questo approccio rompeva abitudini consolidate e creava inevitabilmente resistenze”.

“Dopo le stragi, tutti diventarono estimatori di Falcone e Borsellino”

Poi una considerazione amara anche in considerazione di quanto ha scritto il giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta nell’archiviazione del filone Mafia e appalti relative alle stragi del 1992: “Dopo le stragi tutti sono diventati estimatori di Falcone e Borsellino. Quando erano vivi non era così. Falcone, la cui autorevolezza oggi appare indiscutibile, subì contestazioni durissime, anche dentro la magistratura. Il provvedimento del gip di Caltanissetta oggi descrive un clima di ostilità e di emarginazione che non può essere cancellato dalla celebrazione successiva”.

Inoltre, per Gratteri, Falcone e Borsellino “bisogna raccontarli da vivi. Per capire quegli anni bisogna togliere Falcone dal monumento e riportarlo dentro il suo ufficio, nelle difficoltà quotidiane e nelle decisioni che lo amareggiarono. Solo così si comprende fino in fondo la gravità dell’isolamento”.

“Vennero isolati, la magistratura deve chiedersi sempre il perché”

E prosegue: “Il procuratore De Luca ha parlato esplicitamente di responsabilità oggettive nell’isolamento e nella sovraesposizione di Falcone e Borsellino. È una questione sulla quale la magistratura deve continuare a interrogarsi”.

Aggiunge: “Io non sostengo che chi critica un magistrato contribuisce automaticamente a creare le condizioni per colpirlo. Sarebbe un’affermazione irresponsabile. Bisogna però riconoscere che la delegittimazione ha conseguenze”.

Gratteri conclude: “Le istituzioni hanno una responsabilità precisa: non possono aspettare che una persona venga uccisa per riconoscerne il valore. La solidarietà istituzionale serve soprattutto quando quella persona è viva e sta facendo il proprio lavoro”.

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