“Siamo in una guerra economica, militare e di sicurezza su vasta scala”. A dichiararlo è il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. In un discorso trasmesso dalla tv di Stato ha riconosciuto ed evidenziato le gravi difficoltà economiche che sta attraversando l’Iran. Inoltre, ha aggiunto che il governo “è in imbarazzo” per i problemi che pesano sulla popolazione
Lo stretto di Hormuz “è chiuso e non riaprirà fino a quando gli Usa non cambieranno atteggiamento e rispetteranno i loro impegni”. La dichiarazione di Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano. Nel frattempo, Donald Trump ha postato, sul suo social Truth, un’immagine dello Stretto che reca la scritta “nuovo territorio americano”.
E sull’atteggiamento degli Usa, Rezaei ha aggiunto: “Trump dice con facilità che imporranno all’Iran le sanzioni più devastanti o più terribili- ha proseguito – Noi resistiamo e cerchiamo di servire il popolo di fronte a questa guerra impari”.
Pezeshkian: “Mondo sbalordito da nostra resistenza, solidarietà e coesione”
“Una volta che abbiamo preso una decisione e raggiunto un’intesa, tutti devono sostenerla e agire di conseguenza”. Lo ha dichiarato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, difendendo dalle critiche interne il memorandum d’intesa tra Teheran e Washington. Parlando al mausoleo del fondatore della Repubblica islamica, Ruhollah Khomeini, Pezeshkian ha sottolineato che l’accordo riflette il consenso dei vertici militari e degli altri funzionari direttamente coinvolti nel conflitto, sostenendo che chi lo contesta non ha seguito da vicino le vicende sul campo.
Il presidente iraniano si è inoltre scusato per le difficoltà affrontate dalla popolazione, affermando che il Paese è impegnato in una guerra economica, militare e di sicurezza su vasta scala. “Pensavano che, se avessero attaccato l’Iran, sarebbe diventato come il Venezuela. Ma non solo non siamo diventati il Venezuela, il mondo è rimasto sbalordito dalla nostra resistenza, solidarietà e coesione”, ha dichiarato Pezeshkian.
Nel frattempo, hacker legati all’Iran spengono centrale elettrica
Una piccola centrale elettrica britannica è rimasta fuori servizio per quattro giorni a causa di un attacco informatico attribuito a hacker legati al regime iraniano. Lo riporta il Telegraph, secondo cui si tratterebbe del primo attacco riuscito contro un’infrastruttura critica del Regno Unito. Le autorità britanniche non hanno reso noto il nome dell’impianto e hanno precisato che l’interruzione non ha messo a rischio la stabilità della rete elettrica nazionale.
Secondo il quotidiano, l’attacco risale al mese scorso e sarebbe avvenuto nello stesso periodo in cui infrastrutture idriche negli Stati Uniti venivano colpite da un presunto cyberattacco sempre riconducibile all’Iran. Durante i quattro giorni di fermo, il personale della centrale ha lavorato per ripristinare i sistemi, mentre le autorità hanno successivamente allertato le società energetiche britanniche sul crescente rischio di attacchi informatici contro il settore.
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