Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran, Libano e gli altri Paesi del Golfo di venerdì 10 luglio 2026.
Guerra in Iran, le notizie in diretta del 10 luglio 2026
Punti chiave
- Media, ministro Esteri Araghchi domani in Oman per discutere dello Stretto di Hormuz
- Premier Pakistan sente Pezeshkian: "Salvaguardare pace duramente conquistata"
- Media: "Usa ritirano 10 caccia F-22 dal sud di Israele"
- Media Teheran: "False le notizie di colloqui Iran-Usa la prossima settimana"
- Ghalibaf: "Se gli Usa si ritirano dal memorandum siamo pronti a difenderci"
- Media: "Sei palestinesi aggrediti e feriti da coloni israeliani a Hebron"
- Axios: "Possibile nuovo round di negoziati"
- Egitto e Qatar: "USA e Iran diano priorità alla diplomazia"
- Iran, ingegneri russi tornati alla centrale nucleare di Bushehr
- Trump: "Il cessate il fuoco è finito"
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi si recherà in Oman domani per discutere gli sviluppi regionali, in particolare la situazione nello Stretto di Hormuz. Lo riferisce Al Jazeera che cita l’agenzia di stampa iraniana Irna.
Shehbaz Sharif, il primo ministro del Pakistan, che sta mediando nel conflitto tra l’Iran e gli Usa, ha esortato il presidente dell’Iran a salvaguardare la “pace duramente conquistata”, dopo che questa settimana Teheran e Washington hanno iniziato nuovi attacchi.
“Abbiamo discusso dell’evoluzione della situazione regionale e abbiamo sottolineato l’imperativo della moderazione, del dialogo e della diplomazia per salvaguardare i vantaggi della pace faticosamente conquistati nei mesi scorsi”, ha scritto Sharif su X in merito al suo colloquio con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Sharif ha aggiunto che il Pakistan resta pronto a continuare a operare “come mediatore onesto e sincero per una pace regionale duratura”.
Nonostante le tensioni tra gli Stati Uniti e l’Iran, l’esercito americano ha ritirato oggi 10 caccia stealth F-22 che erano schierati presso la base di Ovda dell’aeronautica militare israeliana, nel sud de paese. E’ quanto riferisce ‘The Times of Israel’. Gli aerei sono volati verso la base della Raf di Fairford, nel Regno Unito, nel loro viaggio di rientro verso gli Stati Uniti. I filmati pubblicati sui social media mostrano l’atterraggio dei jet nella base aerea britannica.
Le notizie riguardanti un nuovo round di colloqui Iran-Usa la prossima settimana sono false. Lo scrive l’agenzia iraniana Fars, vicina ai pasdaran, citando una fonte informata vicina al team negoziale di Teheran.
La fonte, secondo quanto riferito, ha smentito le notizie pubblicate sulla conclusione dei preparativi per i colloqui a Islamabad, così come l’affermazione che i colloqui tecnici proseguiranno la prossima settimana, dichiarando: “Queste notizie sono false e prive di fondamento”. “Qualsiasi notizia relativa all’andamento dei colloqui, in caso di sviluppi, verrà diffusa esclusivamente attraverso i canali ufficiali della Repubblica Islamica dell’Iran, e le affermazioni pubblicate da alcuni media stranieri non sono attendibili”.
Il capo negoziatore iraniano e presidente del Parlamento, Mohammad Ghalibaf, ha affermato che il conflitto con gli Stati Uniti non si concluderà mai con la resa di Teheran, aggiungendo che l’Iran è pronto a difendersi se gli americani si ritireranno dal memorandum d’intesa. Lo scrive al Jazeera.
“Se gli americani dovessero tradire l’accordo in qualsiasi momento, siamo pronti a difenderci su vasta scala e resisteremo con fermezza, difendendo i diritti del popolo iraniano – ha affermato -. Porre fine alla guerra è una priorità per i Paesi del mondo, ma tutti devono sapere che questo conflitto non finirà mai con la resa dell’Iran”. Ghalibaf ha infine aggiunto che le nazioni musulmane devono “alzarsi” e unirsi contro gli Stati Uniti e Israele.
Sei palestinesi appartenenti alla stessa famiglia sono rimasti feriti oggi dopo essere stati aggrediti a percosse e con spray al peperoncino da coloni israeliani nella comunità di Huwara, a Masafer Yatta, a sud di Hebron, nella Cisgiordania occupata.
Lo riportano Anadolu e al al Jazeera citando la Mezzaluna Rossa che ha prestato soccorso ai feriti – tra cui un anziano, donne e bambini – prima di trasferirli in ospedale. Osama Makhamreh, attivista contro gli insediamenti, ha dichiarato che i coloni hanno aggredito la famiglia dell’ottantenne Ibrahim Ismail al-Jabour mentre si trovava sul proprio terreno, vicino alla propria abitazione. I coloni hanno picchiato i membri della famiglia e spruzzato spray al peperoncino sui loro volti, ferendo l’anziano, diverse donne e alcuni bambini, ha raccontanto.
Secondo la Commissione palestinese contro la colonizzazione e il muro, nella prima metà di quest’anno i coloni hanno compiuto 3.488 attacchi in tutta la Cisgiordania, uccidendo 17 palestinesi. Dall’8 ottobre 2023, gli attacchi dell’esercito israeliano e dei coloni in Cisgiordania hanno causato la morte di 1.179 palestinesi e il ferimento di altri 12.666, oltre all’arresto di circa 24.000 persone.
Un nuovo round di negoziati tra Usa e Iran potrebbe svolgersi la prossima settimana, possibilmente in Svizzera. Lo scrive Axios, citando una fonte informata.
Egitto e Qatar chiedono a Iran e Stati Uniti di riprendere i negoziati. Durante un colloquio telefonico, il ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelatty, e il primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, hanno “chiesto alle parti di dare priorità al linguaggio della diplomazia e del dialogo” e di tornare ai negoziati, come riferisce in un comunicato il Ministero degli Esteri egiziano.
Sei ingegneri russi sono tornati nella centrale nucleare di Bushehr, nel sud-ovest dell’Iran, evacuata dopo lo scoppio della guerra lanciata da Israele e Stati Uniti lo scorso 28 febbraio. Lo rende noto l’amministratore delegato di Rosatom, Alexei Likhachev, citato dall’agenzia di stampa Ria Novosti.
“La Repubblica Islamica d’Iran ci ha chiesto di continuare i ‘colloqui‘. Noi abbiamo detto di sì, ma gli Stati Uniti ha ribadito chiaramente che il cessate il fuoco è FINITO! Grazie per la vostra attenzione per la questione”. Così il presidente statunitense Donald Trump in un post su Truth Social.
I negoziatori del Qatar si troverebbero in Iran per incontrare funzionari iraniani nel tentativo di allentare le tensioni e facilitare la de-escalation. Lo riporta il sito di Haaretz citando una fonte di Reuters. Già il New York Times aveva anticipato la volontà del Qatar
L’Iran continua a lavorare a una soluzione diplomatica del conflitto anche dopo gli ultimi attacchi statunitensi. Lo riferiscono alla Dpa fonti della sicurezza pakistana. L’Iran avrebbe chiesto al Pakistan, impegnato nella mediazione, di trasmettere agli USA la propria disponibilità ad avviare negoziati. I contatti tra le parti sarebbero proseguiti attraverso diversi canali, con un incontro tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il potente capo di Stato maggiore dell’esercito pakistano, Asim Munir.
Anche gli USA sembrano disponibili a riprendere la strada del dialogo: “Gli Stati Uniti restano impegnati per una soluzione e i colloqui tecnici stanno continuando”, rivela un funzionario statunitense alla Dpa.
L’Amministrazione Trump non vuole che Israele partecipi ai raid aerei contro l’Iran in quanto teme di perdere il controllo del conflitto. Lo riporta la Cnn citando due fonti israeliane. Il primo ministro israeliano Benjamin “Netanyahu vorrebbe veramente partecipare ai raid Usa” contro l’Iran, sostiene una delle fonti, “ma gli Stati Uniti al momento non vogliono che Israele sia coinvolta”.
Il presidente statunitense Donald Trump, dice una delle fonti israeliane, non vuole il ritorno a una guerra su larga scala contro l’Iran. Al massimo, Trump potrebbe essere disposto a ripristinare il blocco navale dei porti iraniani, aggiunge la fonte.
Il capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano ha promesso di rispondere a qualsiasi attacco alle infrastrutture di Teheran, avvertendo che Israele non sarà risparmiato. “Come abbiamo già annunciato, qualsiasi attacco alle infrastrutture sarà contrastato e il regime sionista criminale responsabile di queste atrocità non sarà al sicuro dalla risposta dei nostri combattenti”, sono le parole di Mohammad Bagher Zolghadr in un comunicato diffuso dalla televisione di Stato.
“I prezzi dell’energia sono scesi dopo l’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran di metà giugno, con i prezzi del petrolio che hanno raggiunto livelli prossimi a quelli precedenti al conflitto all’inizio del mese”. Lo afferma il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis nel corso della conferenza stampa al termine della riunione del Consiglio economia e finanza, specificando che la ripresa delle ostilità negli scorsi giorni “ha nuovamente determinato aumenti dei prezzi del petrolio e del gas”. Sottolineando che l’inflazione nel secondo trimestre del 2027 si è attestata in media leggermente al di sotto delle previsioni contenute nelle previsioni di primavera, Dombrovskis aggiunge che l’esecutivo Ue “continuerà a monitorare molto attentamente questi sviluppi e il loro impatto sulla crescita e sull’inflazione”.
Con l’escalation in corso, si moltiplicano gli sforzi per evitare il peggio e scongiurare il coinvolgimento di altri Paesi o l’ennesima paralisi dello Stretto di Hormuz. I mediatori iniziano a lavorare per salvare quel che resta della fragile tregua tra Stati Uniti e Iran. Secondo il New York Times, tra i mediatori regionali più attivi c’è il Qatar, che si starebbe mantenendo in contatto costante sia con Washington che con Teheran per favorire la de-escalation.
Il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani conferma, a margine della riunione “Amici dei Balcani” a Villa Madama, i colloqui tra Israele e Libano a Roma. “La data è quella”, dice, riferendosi al 15 e al 16 luglio. Al tempo stesso, però, Tajani sottolinea che a scegliere la data devono essere “loro, americani, libanesi e israeliani”
“Oggi c’era qualcuno che diceva che potevano chiedere lo slittamento di una settimana, cioè aspettare la visita di Aoun negli Stati Uniti. Noi abbiamo la disponibilità, poi la data la devono scegliere loro”, aggiunge il titolare della Farnesina.
“Noi abbiamo offerto la nostra disponibilità ad Aoun, agli israeliani, agli americani” e “l’offerta è stata accettata. Non è questione di data. Roma diventa centrale, una capitale di pace, in un momento in cui c’è bisogno di diplomazia che lavori a favore della pace. È quello che stiamo facendo”, conclude Tajani.
In giornata è previsto un incontro tra una delegazione militare statunitense e il comandante dell’esercito libanese, Rodolph Haykal. Si parlerà dell’accordo con Israele per l’inizio del ritiro nelle “zone pilota” del Sud del Libano. Lo riferisce l’emittente libanese Lbci.
Le forze di difesa israeliane comunicano di aver demolito cinque tunnel di Hamas nella parte settentrionale della Striscia di Gaza. Il ministro della Difesa Israel Katz conferma che le forze militari israeliane hanno demolito l’83% dei tunnel di Hamas nella parte di Gaza sotto il controllo israeliano.
“Primi contraccolpi sulla produzione industriale per via della guerra in Iran”. Lo afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando il dato Istat sulla produzione industriale. “Dopo 3 mesi di rialzi congiunturali, a maggio frena la produzione, anche se lievemente. Un campanello d’allarme, preoccupante soprattutto per quanto riguarda i beni di consumo, unica voce a registrare un andamento negativo sia su base mensile che annua, sia nella media degli ultimi 3 mesi”.
In particolare, continua Dona, “i beni durevoli precipitano: -2,5% su aprile 2026, -5,2% sul trimestre dicembre 2025-febbraio 2026, -9,9% su maggio 2025. Peggio di così non si può. Un andamento che certo dipende anche dalla crisi in Medio Oriente e dal conseguente rallentamento delle prospettive di crescita”.
“I soldati dell’Idf hanno smantellato delle strutture e sequestrato le armi trovate al loro interno. Erano destinate a essere utilizzate contro i soldati e i civili israeliani”. Così, in una nota, le forze di difesa israeliane, che annunciano l’intervento nella zona di sicurezza nel Libano meridionale. Le armi trovate (esplosivi, missili, mitragliatrici e altro), secondo la nota, apparterrebbero a Hezbollah.
L’agenzia di stampa palestinese Wafa riferisce che le forze israeliane avrebbero effettuato incursioni in diversi quartieri di Nablus, in Cisgiordania.
Israele potrebbe unirsi agli Stati Uniti nei nuovi attacchi all’Iran, ma attende il via libera del presidente statunitense Donald Trump, secondo quanto riportato dall’emittente pubblica Kan. I funzionari israeliani stimano che gli attacchi reciproci tra Stati Uniti e Iran continueranno nei prossimi giorni. Anche il New York Post, citando una fonte israeliana, scrive che lo Stato Ebraico sarebbe interessato a partecipare a futuri attacchi e a riprendere pienamente la guerra. “Siamo disposti a farlo di nuovo, se necessario”, avrebbe dichiarato la fonte anonima, prima che gli Stati Uniti iniziassero a colpire l’Iran. Sebbene Israele “non desideri tornare ai tempi in cui le persone dovevano rifugiarsi nei centri di accoglienza”, non vuole “ignorare ciò che sta accadendo in Iran. Se questo sarà il prezzo che dovremo pagare, lo accetteremo”.
Il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz prosegue nonostante la ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran. Lo riferisce Al Jazeera, citando dati di monitoraggio navale e dichiarazioni delle autorità giapponesi. Secondo i dati delle società di tracciamento Kpler e Lseg, negli ultimi giorni almeno cinque metaniere per il trasporto di gas naturale liquefatto (Gnl) in navigazione senza carico hanno attraversato lo stretto, una delle principali arterie mondiali per il commercio di petrolio e gas. Tra queste figurano la GasLog Shanghai, controllata dalla compagnia di navigazione greca GasLog, e le unità Al Samriya, Al Dafna, Al Gattara e Al Rayyan, collegate a QatarEnergy. Parallelamente, il ministro dei Trasporti giapponese Yasushi Kaneko ha reso noto che 22 navi legate al Giappone hanno lasciato il Golfo Persico tra il 7 e il 9 luglio, incluse sei superpetroliere per il trasporto di greggio che hanno attraversato lo Stretto di Hormuz. Restano così soltanto quattro navi giapponesi nell’area del Golfo. Le informazioni indicano che, pur in un contesto di forte tensione militare, il traffico commerciale attraverso il passaggio strategico continua, anche se gli operatori del settore mantengono alta l’attenzione per i rischi alla sicurezza della navigazione.
Israele ha condiviso con gli Stati Uniti informazioni di intelligence che, a suo dire, indicano un nuovo piano dell’Iran per uccidere Donald Trump. Lo riferiscono fonti informate al Wall Street Journal. Mercoledì, parlando con i giornalisti ad Ankara, in Turchia, il tycoon ha fatto riferimento alle minacce contro di lui. “Sono in tutte le liste. Ho visto stamattina che sono in ognuna di esse. E finora, credo di essere stato un po’ fortunato, ma forse non durerà a lungo”, le sue parole.
(foto e agenzia Adnkronos)
Gli Stati Uniti e l’Iran continuano a portare avanti negoziati tecnici sulle questioni nucleari nell’ottica di una soluzione diplomatica. Lo conferma un funzionario americano alla Cnn nonostante la ripresa di attacchi reciproci. “Gli Stati Uniti restano impegnati a trovare una soluzione e i colloqui tecnici proseguono. L’Iran non potrà mai possedere un’arma nucleare”, dichiara. Il memorandum d’intesa, aggiunge il funzionario, è “basato sui risultati” e le azioni dell’Iran “rappresentano un mancato raggiungimento degli obiettivi a un livello inaccettabile”. “Gli attacchi dell’Iran contro navi innocenti sono atti di terrorismo”, conclude.
Quella di ieri è stata un’altra giornata di massima tensione, tra i raid a Hormuz e le minacce reciproche di USA e Iran, alle quali si somma l’apparente intenzione di Israele di “colpire una terza volta” il regime dei Pasdaran. Mentre nel Golfo tornano a suonare le sirene d’allarme e i prezzi del petrolio riprendono a oscillare, a Roma si attende l’esito dei colloqui Libano-Israele previsti la prossima settimana e si spera nel trionfo della via diplomatica.
Cosa succede tra Iran, Stati Uniti, Israele e Libano: le ultime notizie
L’ultima giornata dedicata ai funerali di Ali Khamenei, ex Guida Suprema dell’Iran morto nei raid di USA e Israele dello scorso 28 febbraio, è stata carica di tensione. Tornano a suonare le sirene d’allarme nei Paesi del Golfo, con le basi militari statunitensi “osservate speciale” e lo Stretto di Hormuz nuovamente bloccato. Missili intercettati in vari Paesi, dal Kuwait alla Giordania. Altissima l’attenzione nelle acque del Golfo, di nuovo soggette ad atti di violenza da alcuni giorni. Si temono le ennesime oscillazioni dei prezzi del petrolio a causa dell’escalation in atto.
Per quanto gli sforzi diplomatici proseguano, il presidente statunitense Donald Trump sembra aver detto addio al cessate il fuoco; d’altra parte, Israele non sembra temere un nuovo confronto col nemico Iran. Israele è pronto ad attaccare “per la terza volta” l’Iran e a farlo “con una forza ancora maggiore” rispetto alle altre due: questa, in sintesi, la minaccia ministro della Difesa israeliano Israel Katz.
La speranza della comunità internazionale è di vedere nuovamente trionfare il dialogo. La situazione, però, non è delle migliori. C’è attesa anche per le sorti del Libano. La prossima settimana Roma ospiterà i nuovi tra il Paese dei Cedri e Israele. Si parla già di un piano di ritiro a partire da “zone pilota”, ma la strada appare ancora in salita. E quanto accade tra USA e Iran e il possibile nuovo intervento di Israele contro il “gigante” del Golfo Persico, l’Iran, potrebbero complicare le cose.
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