Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di venerdì 13 marzo 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ipotizzato che la nuova Guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, sia rimasta “ferita” nel primo giorno degli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. “Penso che sia ferito, ma credo che probabilmente sia vivo in qualche modo”, ha dichiarato Trump in un’intervista a “Fox News”. Trump si è così espresso dopo che ieri Khamenei non è apparso in pubblico per il suo primo discorso da Guida suprema. Il suo messaggio è stato infatti letto da una giornalista alla tv di Stato, con la sua immagine sullo sfondo.
Un attacco missilistico ha provocato oltre 33 feriti e danneggiato edifici a Zarzir, nel nord di Israele, nelle prime ore di oggi. Lo riferisce “Al Jazeera“, dopo che l’Iran ha annunciato una nuova ondata di attacchi contro Tel Aviv e basi Usa. A quanto riferito dalle squadre dei vigili del fuoco e dei soccorsi, il missile ha danneggiato diverse abitazioni e causato un incendio che è stato poi spento. Il servizio di pronto intervento israeliano ha affermato che i paramedici hanno curato 58 persone, la maggior parte con ferite lievi.
Per ampliare la portata globale delle forniture esistenti di petrolio il dipartimento del Tesoro ha concesso un’autorizzazione temporanea che consente ai Paesi di acquistare petrolio russo attualmente bloccato in mare”. Lo annuncia il segretario al Tesoro Scott Bessent sui social media precisando che si tratta di “una misura, circoscritta e di breve durata che si applica solo al petrolio già in transito e non apporterà significativi benefici finanziari al governo russo, che ricava la maggior parte delle sue entrate energetiche dalle tasse riscosse nel punto di estrazione”.
Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica dell’Iran ha annunciato l’avvio di una nuova ondata di attacchi contro le forze israeliane e statunitensi nella regione. Lo riporta l’agenzia di stampa iraniana “Fars“. I Guardiani della rivoluzione affermano di aver preso di mira con “una moltitudine di missili” località “nel nord dei Territori occupati”, tra cui le città israeliane di Kiryat, Shmona, Hadera e Haifa, nonchè basi statunitensi nella regione e la Quinta Flotta statunitense. Numerose esplosioni sono state avvertite anche a Teheran, capitale dell’Iran, bersaglio in queste ore di attacchi israelo-statunitensi. Al momento non ci sono dettagli sull’entità dei danni o su possibili vittime.
Un militare francese ha perso la vita e diversi altri sono rimasti feriti durante un attacco avvenuto nella regione di Erbil, nel nord dell’Iraq. Ad annunciarlo è stato il Presidente Emmanuel Macron, che ha identificato la vittima nel maresciallo Arnaud Frion, appartenente al 7° Battaglione Cacciatori Alpini di Varces. Il capo dell’Eliseo ha espresso il proprio cordoglio alla famiglia e la solidarietà dell’intera nazione ai soldati colpiti mentre erano impegnati nella missione antiterrorismo.
Nel condannare duramente l’accaduto, Macron ha definito “inaccettabile” l’offensiva contro le truppe francesi, presenti in Iraq dal 2015 per contrastare la minaccia dello Stato Islamico. Il Presidente ha inoltre sottolineato con fermezza che l’attuale contesto bellico in Iran non può in alcun modo giustificare aggressioni contro le forze internazionali dedite alla sicurezza regionale e alla lotta al terrorismo.
Il petrolio continua a essere protagonista del conflitto nell’area del Golfo. Uno scontro che sta diventando globale non solo per il numero di Paesi coinvolti e per i risvolti umanitari, ma anche per le conseguenze geoeconomiche di quanto sta accadendo. L’attenzione del mondo è attualmente rivolta allo Stretto di Hormuz, fondamentale per il mercato energetico. La nuova Guida Suprema dell’Iran Mojtaba Khamenei ha espresso la volontà di utilizzarlo come “strumento di pressione” sui nemici nel suo primo discorso pubblico nella giornata del 12 febbraio.
Cosa sta succedendo in Iran e nell’area del Golfo, le ultime notizie
All’alba del quattordicesimo giorno dall’inizio dell’operazione Epic Fury di USA e Israele contro l’Iran, la pace sembra ancora – purtroppo – un risultato lontano. Mentre sul fronte umanitario il disastro è purtroppo realtà, soprattutto in Libano e sul fronte iracheno che si allarga costantemente, al centro dell’attenzione globale c’è anche la questione economica. E questa questione ruota attorno allo Stretto di Hormuz, dove passa oltre un quinto del petrolio messo in commercio a livello mondiale e la cui chiusura comporterebbe uno shock energetico tra i più forti degli ultimi decenni. E proprio di quest’area strategica ha parlato, nel suo primo discorso pubblico, la nuova Guida Suprema dell’Iran Mojtaba Khameini.
L’intenzione pare tutt’altro che rassicurante. L’idea del nuovo leader iraniano è quella di utilizzare lo Stretto di Hormuz come “strumento di pressione” sulle potenze globali nemiche. Che effetti possa avere sulle decisioni dei Paesi interessati – praticamente gran parte del mondo – è uno dei maggiori interrogativi del conflitto. Le altre domande riguardano, invece, i pericoli di escalation: i fronti del Libano e dell’Iraq sono purtroppo aperti, mentre si paventa l’entrata in gioco degli Houthi in Yemen (a favore dell’Iran). Mentre i raid si susseguono, generando tensione globale ma soprattutto vittime (molti civili e bambini), il bilancio delle vittime continua a salire. Così come crescono, purtroppo, le minacce di ulteriori violenze in caso non si riuscisse a ristabilire il dialogo diplomatico.

