Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di martedì 14 aprile 2026.
Guerra in Iran, le ultime notizie del 14 aprile 2026 in diretta
“Sono arrivato a Roma per incontrare leader della politica e dell’economia italiane”. Lo ha reso noto su X il figlio dell’ex scià di Persia, Reza Pahlavi. “Farò in modo che la voce del popolo iraniano non venga messa a tacere e discuterò dell’unica vera via verso la pace, la sicurezza e la prosperità nel mondo: la liberazione dell’Iran dalla Repubblica Islamica”, ha aggiunto.
“Siamo in un momento difficile ma grazie a uno sforzo comune stiamo riuscendo ad assicurare all’Italia una sua sicurezza energetica anche se non siamo in una bolla, siamo interconnessi”. Così l’ad di Eni Claudio Descalzi alla cerimonia di assegnazione del Premio Leonardo al Mimit.
Renzi, dai social, fa un’analisi politica. Se per Trump, che era un suo alleato, “Meloni non ha coraggio, non la sento da tempo, non ha fatto nulla sulla sicurezza, ha fallito sui migranti, non lavora per giuste soluzioni energetiche” “potete immaginarvi cosa dicono di lei gli altri?”. “Giorgia Meloni – sentenzia il leader di Italia viva – viene scaricata persino dai suoi, dal suo guru, dal suo leader. Da dopo il referendum ogni giorno un problema. Saranno 15 mesi di piano inclinato fino alle elezioni, il crollo è appena cominciato”.
Angelo Bonelli, dal canto suo, torna più istituzionale: “Chi oggi porta avanti una logica allucinante, preoccupante per il futuro del pianeta, chi attacca il Papa con un atteggiamento di vera e propria blasfemia nei confronti della comunità cattolica, deve vedere dal Parlamento della Repubblica Italiana una profonda condanna”, dice il leader di Avs alla Camera. “Noi condanniamo questo atteggiamento, un atteggiamento che mette a rischio la stabilità del mondo intero. Trump non può assolutamente condizionare la politica e il governo italiano, perché l’Italia è un popolo, è una nazione sovrana. E ribadiamo ancora una volta la solidarietà a papa Leone”, conclude. Mentre per il suo compagno di partito e segretario di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, il presidente degli Stati Uniti “dovrebbe sapere che quando la nave affonda… i topi scappano. Eh si, le guerre illegali, la continua violazione del diritto internazionale cominciano a incrinare una destra mondiale che sembrava invincibile. Il problema è che Meloni, di fronte ai primi segnali di cedimento dell’Internazionale nera, sta capendo che tutto questo non le fa bene, e sta cercando di smarcarsi dall’imbarazzante amico di Washington”.
Una posizione che ricalca quella di Riccardo Magi, di +Europa, che però esprime anche solidarietà alla premier: “Dopo aver isolato l’Italia dal resto dell’Europa per scodinzolare dietro Trump, alla prima timida reazione per condannare le follie di Washington, Meloni si becca una bella reprimenda dal presidente americano. Le esprimiamo solidarietà, in quanto presidente del Consiglio, perché ora sa cosa vuol dire essere attaccata da un bullo. Politicamente, è innegabile che dopo l’uscita di scena di Orban si sfalda anche l’asse Trump-Meloni: è la fine del racconto dell’Italia ponte con gli Usa e forse inizia anche a calare il sipario sull’Internazionale sovranista, che in questi anni ha gettato il mondo nel caos, provocato migliaia di morti e impoverito i cittadini”.
L’attacco, quasi a sorpresa, di Donald Trump a Giorgia Meloni divide (ancora una volta) il campo largo. Se per la segretaria del Pd le parole del presidente degli Stati Uniti contro la nostra premier sono da condannare unanimamente, perché “nessun capo di Stato straniero può permettersi di attaccare o minacciare o può mancare di rispetto al nostro Paese e al nostro governo”, dice nell’aula della Camera Elly Schlein, per Giuseppe Conte l’attacco di ‘The Donald’ alla premier è un’ulteriore occasione per pungere Meloni, rea di essere stata poco lineare, o peggio ambigua, e quindi di aver attirato gli attacchi di chi non fa prigioneri, una posizione che ancora più nettamente pronuncia il capogruppo Riccardo Ricciardi durante il dibattito a Montecitorio. Come il leader del Movimento 5 stelle, anche Matteo Renzi ne approfitta per dirne quattro alla presidente del Consiglio, scaricata anche dal suo “guru”.
“È accaduta una cosa gravissima e voglio esprimere la più ferma condanna per l’attacco” di Trump a Meloni “per aver doverosamente espresso solidarietà a papa Leone XIV. Voglio dire che l’Italia è un Paese libero e sovrano. Nessun capo di Stato straniero può permettersi di attaccare o minacciare o può mancare di rispetto al nostro Paese e al nostro governo. Siamo avversari in quest’aula ma siamo tutte e tutti cittadini italiani e rappresentanti degli italiani e non accetteremo attacchi o minacce al governo e al nostro Paese”, tuona Schlein dai banchi di Montecitorio. “Chiediamo su questo davvero una condanna unanime”, conclude la segretaria dem, che riceve anche il plauso di Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, non appena finiti gli interventi.
Per Conte, “Trump attacca a destra e a sinistra e quindi gli attacchi non mi sorprendono. Ma attenzione, proprio in questo contesto, io avevo cercato di avvertire che almeno la linearità e la chiarezza può mettere un po’ al riparo, piuttosto che certe ambiguità che a un certo punto, come tutti i nodi, vengono al pettine”. Un concetto che esprime più chiaramente Ricciardi: “Solidarietà all’istituzione – dice in aula -, ma questa presidente del Consiglio non ha portato avanti l’alleanza istituzionale con gli Stati Uniti, ha portato avanti l’alleanza partitica tra destre sovraniste che poi, quando vedono scontrarsi i loro interessi, vanno fatalmente e inevitabilmente in cortocircuito”. Le parole di Trump per il capogruppo pentastellato alla Camera sono “la moneta con cui ti ripagano, noi abbiamo detto che ci sono servi sciocchi, talmente sciocchi che perfino i padroni li prendono in giro”. Lo strappo insomma è ancora più duro quando si è abituati a una fedeltà dogmatica.
Il Pakistan – secondo il New York Times – starebbe spingendo per organizzare in settimana il secondo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran, nella speranza di sfruttare gli sforzi recenti per arrivare a un risultato concreto.
“Perché dovremmo fare del male all’Italia?”. L’ambasciata iraniana in Thailandia ha risposto indirettamente così, su X, all’attacco del presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un’intervista al Corriere della Sera, in cui ha criticato Giorgia Meloni, sostenendo che “non le importa se l’Iran ha un’arma nucleare e fa saltare in aria l’Italia in due minuti”.
“Adoriamo gli italiani, il calcio e il cibo, e amiamo città come Roma, Rimini, Pisa, Milano, Venezia, Firenze, Napoli, Genova e Torino, così come la Sardegna, la Sicilia e tutto ciò che c’è in mezzo”, si legge nel post della missione diplomatica.
Almeno nove navi commerciali avrebbero attraversato lo Stretto di Hormuz dall’inizio del blocco navale dichiarato dagli Stati Uniti. Lo riferisce la Cnn, citando dati di tracciamento marittimo, mentre il Comando centrale statunitense (Centcom) ha assicurato che nessuna imbarcazione ha violato le restrizioni nelle ultime 24 ore.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sarebbe aperto alla possibilità di tenere un nuovo round di colloqui con l’Iran in Pakistan. “Nei prossimi due giorni potrebbe succedere qualcosa, e siamo più propensi ad andare lì”, ha dichiarato al New York Post. “È più probabile e sapete perché? Perché il feldmaresciallo sta facendo un grande lavoro”, ha aggiunto Trump, riferendosi al feldmaresciallo del Pakistan, il generale Asim Munir.
“È fantastico e quindi è più probabile che torniamo lì. Perché dovremmo andare in un Paese che non c’entra nulla?”, ha proseguito il presidente Usa, ribadendo la possibilità che i nuovi colloqui possano tenersi nel Paese asiatico.
Poco prima, sempre al Post, Trump aveva invece negato che un eventuale nuovo round potesse tenersi in Pakistan. “Probabilmente andremo in un’altra località. Abbiamo già in mente un’altra sede”, aveva assicurato, ipotizzando una sede in Europa.
Gli Stati Uniti non hanno registrato violazioni del blocco navale imposto all’Iran nelle prime 24 ore dalla sua entrata in vigore. Lo ha reso noto il Comando Centrale americano (Centcom) in un post su X.
“Più di 10.000 tra marinai, marines e aviatori statunitensi, insieme a oltre una dozzina di navi da guerra e decine di velivoli, stanno eseguendo la missione di blocco delle imbarcazioni dirette verso e provenienti dai porti iraniani”, scrive il Centcom. Nelle prime 24 ore, sei navi mercantili hanno rispettato le direttive statunitensi, invertendo la rotta e rientrando in un porto iraniano nel Golfo di Oman. Le forze armate statunitensi “sostengono la libertà di navigazione delle imbarcazioni che transitano nello Stretto di Hormuz da e verso porti non iraniani”, si legge ancora nel post.
Il primo ministro indiano, Narendra Modi, rende noto di aver ricevuto una telefonata dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e di aver parlato con lui dell’ “importanza di mantenere lo Stretto di Hormuz aperto e sicuro“.
“Abbiamo esaminato i notevoli progressi compiuti nella nostra cooperazione bilaterale in vari settori. Siamo determinati a rafforzare ulteriormente il nostro partenariato strategico globale in tutte le aree. Abbiamo inoltre discusso della situazione in Asia occidentale”, scrive Modi in un post su X.
I ministri degli Esteri di 17 Paesi – tra cui Francia, Regno Unito e Spagna – hanno esortato Israele e Libano a “cogliere questa opportunità” in vista dei colloqui di Washington. Il ministero degli Esteri britannico ha pubblicato la dichiarazione congiunta dei ministri, in cui si afferma che “i negoziati diretti possono aprire la strada a una sicurezza duratura per il Libano e Israele, nonché per l’intera regione”.
“Non è come credevo”. Trump attacca la premier Meloni dopo le sue dichiarazioni sulle parole del presidente statunitense contro Papa Leone.
“Con le politiche giuste ed una rapida cessazione delle ostilità e la riapertura dello Stretto di Hormuz, i danni possono restare contenuti”. Così il capoeconomista del Fondo monetario internazionale Pierre-Olivier Gourinchas durante il briefing sul World economic outlook a Washington.
“I rischi al ribasso prevalgono: le tensioni geopolitiche potrebbero aggravarsi ulteriormente – trasformando la situazione nella più grave crisi energetica dei tempi moderni – oppure potrebbero esplodere tensioni politiche interne”. Così il Fondo monetario internazionale nel World economic outlook.
“I fattori di stress politico possono intrecciarsi con i cambiamenti nelle politiche commerciali e in altre politiche internazionali. Indipendentemente dagli sviluppi geopolitici, potrebbero divampare controversie commerciali”, si avverte. “Il ruolo critico degli elementi delle terre rare nelle catene di approvvigionamento globali costituisce un particolare punto di attrito”.
Inoltre “un indebolimento delle istituzioni, compresa l’indipendenza della banca centrale e la credibilità della politica monetaria, potrebbe far crescere le aspettative di inflazione, specialmente in un momento in cui l’inflazione complessiva è in aumento a causa di uno shock sui prezzi dei beni di consumo”. Sul versante positivo, l’attività potrebbe ricevere un ulteriore impulso dagli investimenti legati all’IA e trasformarsi infine in una crescita sostenibile se una più rapida adozione dell’IA si traducesse in forti aumenti di produttività e in un maggiore dinamismo delle imprese. L’attività potrebbe inoltre essere sostenuta da un rinnovato slancio per le riforme strutturali e da un allentamento duraturo delle tensioni commerciali, scrive il Fmi.
“Piace il fatto che la vostra presidente (del Consiglio, ndr) non stia facendo nulla per ottenere il petrolio? Piace alla gente? Non posso immaginarlo. Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo”. Lo dice Donald Trump in un’intervista esclusiva al Corriere della Sera parlando di Giorgia Meloni e alla domanda se abbia parlato di questo con lei replica: “No. Dice semplicemente che l’Italia non vuole essere coinvolta. Anche se l’Italia ottiene il suo petrolio da là, anche se l’America è molto importante per l‘Italia. Non pensa che l’Italia dovrebbe essere coinvolta. Pensa che l’America dovrebbe fare il lavoro per lei”.
Il presidente americano insiste e dice “Non vuole aiutarci con la Nato, non vuole aiutarci a sbarazzarci dell’arma nucleare. E’ molto diversa da quello che pensavo…Non è più la stessa persona, e l’Italia non sarà lo stesso Paese, l’immigrazione sta uccidendo l’Italia e tutta l’Europa”.
Trump torna poi a ripetere che l’Europa sta “distruggendo sé stessa dall’interno” con le sue politiche di immigrazione e con quelle legate all’energia: “Pagano i più alti costi del mondo per l’energia e non sono nemmeno pronti a battersi per lo stretto di Hormuz da dove la ricevono. Dipendono da Donald Trump perché lo tenga aperto”. Quando gli chiediamo se abbia chiesto all’Italia l’uso di dragamine per lo stretto di Hormuz, il presidente americano afferma: “Ho chiesto di inviare tutto quello che vogliono, ma non vogliono perché la Nato è una tigre di carta”
Barnea paragona Teheran all’Olocausto e parla di guerra necessaria per sopravvivenza Israele
L’operazione israeliana contro l’Iran terminerà ”quando verrà sostituito il regime” degli Ayatollah. Lo ha dichiarato il capo del Mossad, David Barnea, intervenendo a una cerimonia in memoria dell’Olocausto. Barnea ha paragonato l’Olocausto al regime iraniano, sottolineando che l’impegno di Israele “sarà pienamente rispettato solo quando il regime estremista sarà sostituito. Quel regime, che mira alla nostra distruzione, deve scomparire dal mondo”.
Barnea ha poi detto che ”si sbagliano coloro che credono ingenuamente che l’Olocausto appartenga al passato e che nella realtà odierna il genocidio non possa verificarsi, che non possano esserci appelli allo sterminio né odio che minacci l’esistenza di un popolo”. Nello specifico, ”la minaccia iraniana si è intensificata costantemente sotto i nostri occhi, quasi senza che il mondo intervenisse”. Come israeliani, ha aggiunto, ”più volte abbiamo messo in guardia dal pericolo nucleare come minaccia esistenziale; più volte abbiamo messo in guardia dalla quantità di missili balistici che minacciano i civili israeliani in tutto il paese e dal pericolo rappresentato dal regime iraniano. Alla fine, abbiamo preso il nostro destino nelle nostre mani e siamo andati incontro a due guerre necessarie”.
Missione a Washington per il capo della diplomazia egiziana, Badr Abdelatty. Atteso un faccia a faccia con il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, sugli “ultimi sviluppi nella regione”.
I media ufficiali egiziani sottolineano come l’Egitto abbia intensificato il lavoro a livello diplomatico per contenere l’escalation in Medio Oriente. Ieri sera, inoltre, secondo l’agenzia iraniana Irna, ci sarebbe stato un colloquio telefonico tra Abdelatty e il ministro degli Esteri del governo di Teheran, Abbas Araghchi. Al centro della discussione, anche in questo caso, i negoziati Iran-USA a Islamabad e gli ultimi sviluppi dopo il fallimento dei colloqui.
“Rifiutiamo e continueremo a rifiutare qualsiasi misura o accordo che possa ostacolare la sicurezza marittima e che possa impedire la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz in conformità con il diritto internazionale”. Lo afferma il portavoce della Commissione europa Anouar El Anouni nel corso del briefing giornaliero con la stampa.
“Ci sono numerose iniziative sul tavolo, ma fondamentalmente, è molto semplice: vogliamo solo la libertà di passaggio sicuro per qualsiasi imbarcazione o nave attraverso lo Stretto di Hormuz”, sottolinea il portavoce, ribadendo il supporto Ue a “tutte le iniziative lanciate dagli Stati membri, inclusa una maggiore cooperazione con i nostri partner nella regione per garantire che possiamo assicurare un passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz”.
Arabia Saudita, Bahrein, Emirati arabi uniti, Giordania e Qatar. Questi i Paesi che, secondo l’Iran, dovrebbero pagare i risarcimenti dopo la fine della guerra per i danni “materiali e morali”, frutto anche delle loro “azioni illecite”. La stima dei danni ammonta a circa 270 miliardi di dollari, secondo Teheran.
Arriva subito la smentita sui nuovi colloqui USA-Iran. Secondo una fonte diplomatica citata dall’agenzia di stampa iraniana Irna, al momento non vi sarebbero accordi per il nuovo incontro a Islamabad. Starebbe proseguendo, però, lo scambio di messaggi tra l’Iran e il Pakistan per valutare gli sviluppi successivi dei colloqui.
Si parla di un secondo round di colloqui tra delegazioni di Iran e Stati Uniti. L’incontro potrebbe essere nuovamente a Islamabad o a Ginevra già giovedì. Lo riferisce l’Associated Press. Cina, Egitto, Arabia Saudita e Turchia sarebbero in contatto con Teheran e Washington per agevolare i negoziati.
Almeno quattro navi legate all’Iran avrebbero attraversato lo Stretto di Hormuz dopo l’inizio del blocco navale annunciato dagli Stati Uniti a partire dalle 16 di ieri ora italiana. Lo riporta la Bbc, citando un’analisi dei dati di tracciamento marittimo.
Secondo MarineTraffic, due delle imbarcazioni avrebbero fatto scalo in porti iraniani. Tra le imbarcazioni ci sarebbero la portarinfuse Christianna, la Rich Starry – sanzionata dagli USA per presunti traffici legati all’Iran e diretta negli Emirati Arabi Uniti -, la petroliera Murlikishan (anche questa sotto sanzioni statunitensi).
Si terrà venerdì a Parigi una conferenza dei Paesi “non belligeranti” desiderosi di “ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”. Emmanuel Macron e il premier britannico Keir Starmer presiederanno l’incontro che riunirà nella capitale francese paesi pronti a contribuire a “una missione multilaterale e puramente difensiva, destinata a ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno”. Lo ha annunciato l’Eliseo.
Il Pakistan è pronto a ospitare tutti i round di colloqui necessari per ripristinare il dialogo tra USA e Iran e porre fine alla guerra. Lo riferisce alla tv satellitare al-Jazeera un funzionario pakistano rimasto anonimo. I contatti diplomatici proseguono, aggiunge, e ci sarebbe anche – secondo l’Afp – l’intenzione di estendere la tregua e “riportare entrambe le parti al tavolo dei negoziati”. Non c’è una data, al momento, ma il nuovo incontro “potrebbe tenersi presto”.
“La situazione internazionale è una situazione sulla quale bisogna continuare a lavorare per mandare avanti i negoziati di pace, fare ogni sforzo possibile per stabilizzare il quadro e riaprire lo stretto (di Hormuz, ndr), che per noi è fondamentale, non solo per i carburanti ma anche per i fertilizzanti, altro elemento essenziale per il settore del quale parliamo oggi”. Così la premier Giorgia Meloni, a margine del Vinitaly a Verona.
Una nave portarinfuse sarebbe stata colpita da due proiettili non identificati nel Golfo dell’Oman, a circa 112 miglia nautiche a sud-est di Ras Al Hadd. Lo ha riferito l’Ukmto su X, spiegando che a bordo dell’imbarcazione colpita sarebbe scoppiato un incendio e una nave della marina pakistana ha prestato assistenza.
L’esercito israeliano ha annunciato l’uccisione di un suo soldato in Libano, il primo da quando è entrata in vigore la tregua tra Stati Uniti e Iran. “Il sergente maggiore (riservista) Ayal Uriel Bianco, di 30 anni, originario di Katzrin, autista di un veicolo antincendio nella 188ª brigata, è caduto in combattimento nel Libano meridionale”, si legge nella nota.
“La Cina può svolgere un ruolo importante” nei negoziati per porre fine alla guerra in Iran e nel Golfo il premier spagnolo Pedro Sánchez dopo un incontro di un’ora con il presidente cinese Xi Jinping a Pechino.
“Sono benvenuti, ma anche assolutamente necessari tutti gli sforzi che possiamo compiere, in particolare da parte dei Paesi che hanno la capacità di dialogare e che non hanno partecipato attivamente a questa guerra illegale“, ha aggiunto Sanchez.
Anche la Cina si schiera contro il blocco navale di Trump, definendolo “pericoloso e irresponsabile“. Il portavoce del ministro degli Esteri cinese Guo Jiakun sostiene che l’azione statunitense “non farà altro che esacerbare le tensioni e minare il già fragile accordo di cessate il fuoco, mettendo ulteriormente a repentaglio la sicurezza del passaggio attraverso lo Stretto”.
Pechino annuncia anche “contromisure” contro il presidente statunitense, probabilmente nuovi dazi doganali. Il portavoce del Ministero degli esteri cinese ha anche smentito le voci secondo cui la Cina starebbe fornendo armi all’Iran, etichettandole come notizie “completamente inventate”.
Il presidente cinese Xi Jinping ha annunciato di voler svolgere ”un ruolo costruttivo” per la pace e la stabilità in Medio Oriente e in quest’ottica ha presentato un piano in quattro punti al principe ereditario di Abu Dhabi, lo sceicco Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, in visita a Pechino. Lo rende noto l’agenzia di stampa Xinhua.
La proposta include il rispetto del principio di coesistenza pacifica, del principio di sovranità nazionale, del principio dello stato di diritto internazionale e del coordinamento tra sviluppo e sicurezza, riporta l’agenzia.
L’Arabia Saudita sta facendo pressione sugli Stati Uniti affinché revochino il blocco navale dello Stretto di Hormuz e tornino al tavolo dei negoziati. Lo scrive il Wall Street Journal citando funzionari arabi a condizione di anonimato. Il timore è che l’operazione statunitense possa alimentare le tensioni e ostacolare un eventuale nuovo round di negoziati.
L’Iran, nei negoziati che si sono svolti a Islamabad, avrebbe proposto agli Stati Uniti di sospendere per cinque anni l’arricchimento dell’uranio, come condizione per arrivare a un accordo di pace. Gli Stati Uniti, però, secondo il New York Times avrebbe rifiutato. Tra gli altri temi “caldi” dei negoziati il ripristino della libera navigazione nello Stretto di Hormuz e la fine del sostegno iraniano a gruppi come Hamas e Hezbollah.
In base a quanto affermato da l’Associated Press (Ap), citando due funzionari americani e una persona a conoscenza della vicenda, USA e Iran potrebbero incontrarsi giovedì per un secondo round di colloqui. Si tratterebbe di un nuovo appuntamento rispetto a quello fallito nei giorni scorsi e sarebbe ancora in Pakistan il prossimo 21 aprile. Parti dunque al lavoro per un secondo tentativo di trattative di pace a parte dei prossimi giorni.
Il Pakistan avrebbe proposto un secondo giro di colloqui in presenza tra Stati Uniti e Iran, con un nuovo round che si terrebbe ancora una volta a Islamabad nei prossimi giorni, proprio nelle ore precedenti alla fine del cessate il fuoco.
Conflitto Iran-USA, le ultime news: cosa sta succedendo
C’è il blocco navale con la prospettiva di nuovi negoziati e il rischio di attacchi mirati. Il braccio di ferro tra Donald Trump e l’Iran si sposta tutto nello Stretto di Hormuz, la via fondamentale per il 20% del commercio mondiale. Teheran paralizza il braccio di mare da settimane, consentendo il passaggio di poche petroliere privilegiate, con effetti sulle quotazioni del greggio e sui prezzi dei carburanti che – in numerosi paesi, Italia compresa – rischiano di aumentare ulteriormente nel quadro ad alta tensione.
Il blocco navale di Trump
Da lunedì 13 aprile, gli Stati Uniti bloccano il braccio di mare: non si entra e non si esce dai porti iraniani, la Repubblica islamica non può esportare petrolio e gas. una prova di forza, dopo il fallimento dei negoziati di sabato scorso in Pakistan: tra una settimana, il 21 aprile, scade formalmente la tregua di 14 giorni.
“La Marina iraniana giace sul fondo del mare, completamente annientata: 158 navi. Quelle che non abbiamo colpito sono le loro poche, come le chiamano loro, ‘navi da attacco veloce’, perché non le consideravamo una minaccia significativa. Avviso: se una qualsiasi di queste navi si avvicinerà anche solo minimamente al nostro blocco, verrà immediatamente eliminata, con lo stesso sistema di uccisione che usiamo contro i trafficanti di droga sulle imbarcazioni in mare. È rapido e brutale”, dice Trump.
Secondo il Wall Street Journal, gli Usa avrebbero schierato almeno 15 navi. Tra i mezzi impiegati figurano una portaerei, diversi cacciatorpediniere lanciamissili, una nave d’assalto anfibio e altre unità della Marina, in grado di far decollare elicotteri per operazioni di abbordaggio e di scortare le navi commerciali verso aree prestabilite, impedendo loro di proseguire la rotta.
Per il presidente degli Stati Uniti, la strategia funziona: “Siamo stati chiamati dall’altra parte. Vogliono assolutamente fare un accordo. Ci hanno chiamato le persone giuste e appropriate e vogliono un accordo”, afferma il numero 1 della Casa Bianca. L’Iran non conferma, da Teheran nessuna comunicazione su nuovi contatti per riaccendere il dialogo.
“Adesso c’è il blocco navale e non ci sono combattimenti. L’Iran non sta facendo assolutamente alcun affare: e faremo in modo che le cose restino così. Non mi piaceva vedere navi uscire da lì, perché vuol dire che erano in affari con loro”, dice Trump scommettendo sull’efficacia del pressing.
L’Iran non si piega: le minacce di Teheran
L’Iran risponde al blocco con accuse e minacce. Per il capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, Khatam al-Anbia, l’ordine di Trump “illegale e costituisce pirateria”. L’Iran implementerà “un meccanismo permanente per il controllo di Hormuz a causa delle minacce”.
“Nessun porto nel Golfo Persico e nel Mare dell’Oman sarà al sicuro”, avvertono i Pasdaran. “La sicurezza dei porti nel Golfo Persico e nel Mare dell’Oman è una questione che riguarda tutti o nessuno”, dice un portavoce, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Isna. La Repubblica islamica apparentemente non si piega ed è pronta alla sfida, con la consapevolezza che il blocco produrrà un ulteriore aumento dei prezzi: “Godetevi gli attuali prezzi, presto rimpiangerete la benzina a 4-5 dollari” al gallone, dice il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, rivolgendosi agli Stati Uniti. Il messaggio in realtà può essere esteso a numerosi altri paesi, Italia compresa, che rischiano di vedere aumentare il costo di benzina e diesel.
Il dialogo dietro le quinte e la proposta americana
Al netto di dichiarazioni e messaggi social, dietro le quinte il dialogo prosegue grazie alla mediazione di Pakistan, Egitto e Turchia. “Non siamo in una situazione di stallo totale. La porta non è ancora chiusa. Entrambe le parti stanno negoziando. È un vero e proprio bazar”, dice a Axios una fonte. Trump dice e ripete che l’obiettivo prioritario non cambia: l’Iran deve rinunciare al programma nucleare. Teheran dispone di 440 chili di uranio arricchito al 60%. Mancano pochi step, relativamente semplici, per raggiungere la soglia del 90% necessaria per l’utilizzo del materiale in ambito militare. Il blocco navale, nella strategia di Washington, è uno strumento di pressione per riportare la Repubblica islamica al tavolo e riaprire il dossier atomico: gli Stati Uniti, secondo Axios, nei colloqui di Islamabad hanno proposto all’Iran una moratoria di 20 anni sull’arricchimento dell’uranio.
L’Iran ha rilanciato con una controproposta limitata a un periodo “a una sola cifra”, inferiore quindi a 10 anni, secondo quanto riferito da un funzionario Usa e da una fonte informata sui colloqui per porre fine alla guerra. Le divergenze sul programma nucleare iraniano restano il principale ostacolo a un accordo, spiegano le fonti, e sono alla base dello stallo negoziale. Washington chiede anche la rimozione dalla Repubblica islamica di tutto l’uranio altamente arricchito, mentre Teheran si è detta disponibile solo a un “processo monitorato di diluizione” del materiale. La speranza dei mediatori è che, con il loro lavoro, si possa arrivare a un nuovo round di negoziati prima del 21 aprile, quando scadrà il cessate il fuoco.
Guerra in Iran. Nuovo attacco possibile, Israele si prepara
Trump non esclude una ripresa delle operazioni militari. Il presidente e i suoi consiglieri stanno valutando la possibilità di attacchi limitati contro l’Iran: secondo il Wall Street Journal, i raid dovrebbero servire per spingere Teheran a posizioni più soft in ambito negoziale. Meno probabile una fase 2 ‘totale’ dell’operazione Epic Fury, con il concreto rischio di provocare un conflitto prolungato con effetti dirompenti per l’intera regione.
Alla finestra c’è Israele, che attende sviluppi. “La tregua potrebbe finire da un momento all’altro”, dice il premier Benjamin Netanyahu, che basa le sue considerazioni in particolare sui colloqui con il vicepresidente americano JD Vance, capodelegazione nei colloqui di Islamabad. Per gli Usa, dice il primo ministro, la questione centrale è “rimuovere tutto il materiale nucleare arricchito e garantire che non ci sarà alcun arricchimento nei prossimi anni, per decenni, all’interno dell’Iran. Questo è il loro obiettivo e ovviamente è importante anche per noi“.
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