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Guerra in Iran, le ultime news in diretta | Si avvicina l’accordo Washington-Teheran? Le indiscrezioni

Guerra in Iran, le ultime news in diretta | Si avvicina l’accordo Washington-Teheran? Le indiscrezioni
Foto di Johnson Space Center – WIKIPE, via Imagoeconomica

Le notizie sulla guerra Iran USA e Israele: news in diretta, aggiornamenti di oggi su morti, feriti e attacchi e su cosa sta succedendo nell’area del Golfo.

Guerra in IranLIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di mercoledì 15 aprile 2026.

Guerra in Iran, le ultime notizie del 15 aprile 2026 in diretta

Guerra in Iran – mercoledì 15 aprile 2026: le ultime notizie in diretta
Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di mercoledì 15 aprile 2026.
Inizio diretta: 15/04/26 07:00
Fine diretta: 16/04/26 00:00
Casa Bianca: "Usa stanno discutendo di possibile secondo round negoziati con Teheran"

La Casa Bianca conferma che gli Stati Uniti stanno discutendo di un possibile secondo round di negoziati con l’Iran che, se venissero confermati, si svolgerebbero con ogni probabilità di nuovo a Islamabad. “Si svolgono discussioni di questo tipo, ma nulla è ufficiale fino a che non ve lo confermiamo noi”, ha affermato la portavoce, Karoline Leavitt, esprimento ottimismo sulla prospettiva di un accordo.

Incontro Araghchi – Munir

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha incontrato il capo di Stato maggiore dell’esercito pakistano, il feldmaresciallo Asim Munir, arrivato da alcune ore a Teheran per consegnare un messaggio degli Stati Uniti. Lo riferiscono i media locali.

 

La Cina pronta a intervenire per rafforzare il cessate il fuoco

La Cina invita a mantenere e rafforzare il cessate il fuoco e a proseguire i negoziati tra Iran e Stati Uniti. Lo conferma il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, durante una telefonata con l’omologo iraniano Abbas Araghchi. Wang avrebbe sottolineato la necessità di consolidare la tregua e mantenere attivo il dialogo “nell’interesse fondamentale del popolo iraniano” e della regione.

Il capo della diplomazia cinese ribadisce anche la disponibilità di Pechino a svolgere un “ruolo costruttivo” per la stabilità in Medio Oriente, dopo che il primo round di colloqui tra Iran e Stati Uniti a Islamabad conclusosi senza accordo.

 

Teheran e Washington valutano proroga cessate il fuoco di 2 settimane

Stati Uniti e Iran starebbero valutando di estendere di due settimane la tregua – che scadrà martedì prossimo – per avere più tempo a disposizione per negoziare un accordo di pace. Lo sostengono media internazionali. Ancora tanti gli argomenti di tensione, tra cui lo Stretto di Hormuz e il futuro del nucleare iraniano. Nel frattempo è mistero sul presunto cessate il fuoco in Libano: nessuna notizia ufficiale (anzi, a dire il vero, una smentita da un funzionario) da Israele, Hezbollah invece annuncia un primo risultato grazie alla “pressione iraniana”.

 

Per l'Iran il cessate il fuoco in Libano potrebbe aprire a nuovi colloqui con gli USA

L’Iran valuterà di avviare un nuovo round di negoziati con gli Stati Uniti anche alla luce dell’attuazione di un eventuale cessate il fuoco in Libano. Lo dice una fonte informata citata dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim. Secondo la fonte, la tregua in Libano rappresenterebbe un significativo passo avanti verso la pace, anche se rimangono le minacce di blocco del Mar Rosso nel caso in cui gli USA proseguano col blocco navale e non rispettino le condizioni accordate con le autorità di Teheran.

Meloni sulla crisi iraniana: "Italia pronta a fare la sua parte"

Dopo il colloquio con il presidente ucraino Zelensky, la premier Meloni commenta: “Ci siamo confrontati anche sulla crisi iraniana, che ovviamente preoccupa tutti e che sta diventando sempre più complessa. Continuiamo ovviamente a credere nella validità del cessate il fuoco tra Iran, Stati Uniti e rispettivi alleati”.

“Nutriamo la speranza che il negoziato di pace possa riprendere anche se in un contesto sicuramente non facile. L’Italia, voglio ribadirlo, è come sempre pronta a fare la sua parte“, assicura Meloni.

 

Hezbollah: "Accordo con Israele per il cessate il fuoco"

Sarebbe stato raggiunto un accordo con Israele per un cessate il fuoco di una settimana in Libano, grazie alla “pressione iraniana”. Lo riporta Al-Manar, la tv di Hezbollah, citando una fonte di sicurezza iraniana di alto rango. Israele aveva appena smentito che la riunione di questa sera fosse per annunciare una tregua.

 

Libano, non c'è ancora l'accordo

“Non c’è alcun cessate il fuoco in Libano“. Lo conferma un funzionario israeliano al Times of Israel, smentendo le voci su una tregua con Beirut a partire da stasera, dopo la riunione del gabinetto di sicurezza. Il funzionario aggiunge anche che smantellare Hezbollah “è nell’interesse del Libano e d’Israele”.

Parallelamente, l’emittente libanese Al Mayadeen riporta, citando fonti d’alto livello iraniane, che “da stasera verrà dichiarato un cessate in Libano”. La tregua – spiega la fonte -“durerà una settimana e si estenderà fino alla fine del periodo di tregua tra Iran e Stati Uniti”.

Progressi neicolloqui Usa-Teheran

Secondo due funzionari statunitensi, citati da Axios, i negoziatori statunitensi e iraniani avrebbero fatto progressi nei colloqui di ieri, avvicinandosi a un accordo quadro per porre fine alla guerra. Nonostante ciò, però, in Libano non c’è ancora fine ai raid e alle violenze, mentre l’Iran minaccia conseguenze sul Mar Rosso in caso di prolungato blocco navale a Hormuz.

 

Capo esercito Pakistan a Teheran

Il capo di Stato maggiore dell’esercito pachistano, Asim Munir, è in Iran per consegnare un nuovo messaggio degli Stati Uniti e pianificare un secondo round di colloqui tra le parti. Lo riferisce Press Tv.

Munir è stato accolto al suo arrivo all’aeroporto di Teheran dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che sabato scorso a Islamabad aveva guidato la delegazione della Repubblica islamica ai colloqui con gli Stati Uniti insieme con il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. “Da domenica, da quando la delegazione iraniana è rientrata a Teheran, molti messaggi sono stati scambiati (con gli Usa, ndr) via Pakistan”, conferma il portavoce del Ministero degli Esteri Esmail Baghaei.

 

Tajani: "Nessuna crisi con gli USA"

“Non credo che sia una crisi. Ci sono delle divergenze di opinioni. I rapporti sono rapporti storici”. Così a Berlino il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, rispondendo a una domanda sulle relazioni tra Italia e Stati Uniti dopo le critiche mosse dal presidente Donald Trump alla premier Giorgia Meloni.

“Crediamo nell’Alleanza atlantica, crediamo nei rapporti transatlantici, siamo amici degli Stati Uniti. Ma essere amici significa anche essere franchi e leali”, aggiunge il ministro. Tajani sottolinea anche che “l’Alleanza atlantica va ben al di là di un dibattito su un tema sul quale non si è d’accordo. Non eravamo d’accordo sulla Groenlandia, non siamo d’accordo su quello che è stato detto a proposito di Papa Leone, che rappresenta uno strumento fondamentale per la pace”.

 

Tajani: "Da Hormuz il 10% del petrolio diretto in Italia"

“Noi continueremo ad avere rapporti con gli Stati Uniti, lavoreremo perché Hormuz possa essere libero e ci possa essere libertà di navigazione. Noi abbiamo circa il 10% del petrolio che arriva da Hormuz. Continuiamo a lavorare perché ci possa essere dialogo”. A dichiararlo, in un punto stampa a Berlino, è il ministro degli Esteri Antonio Tajani, dopo che il presidente Trump, in un’intervista a Fox News, ha affermato che “l’Italia prende un sacco di petrolio dallo Stretto di Hormuz”.

 

Iran: "Intervento europeo su Hormuz complicherebbe situazione"

Qualsiasi intervento esterno sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz rischia di “complicare ulteriormente la situazione”. Lo dichiara il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, commentando l’ipotesi di una coalizione europea per garantire la sicurezza marittima nell’area a due giorni dalla video-conferenza di Parigi.

Rispondendo a una domanda sulle iniziative dell’Ue e di alcuni Paesi, tra cui la Germania, disponibili anche a colloqui diretti con Teheran sulla questione, Baghaei – secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Irna – ha ribadito che la sicurezza dello Stretto è stata garantita dall’Iran “per decenni”.

“In questi 40 giorni, l’unica ragione per cui la sicurezza in questa via navigabile è stata a rischio è stata la guerra imposta dagli Stati Uniti e dal regime sionista – afferma il portavoce, che ha quindi messo in guardia da nuove iniziative esterne – Credo che qualsiasi movimento e qualsiasi intervento negli affari regionali non farà altro che complicare ulteriormente la situazione”.

Baghaei ha aggiunto che Teheran guarda con favore al fatto che “molti Paesi europei abbiano la saggezza di non cadere nella trappola” tesa da Washington e da Israele, sottolineando che la Repubblica islamica, insieme ai Paesi della regione, è in grado di garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz “a condizione che cessino gli interventi e le guerre imposti dagli Stati Uniti nella regione”.

Iran: "Diritto indiscutibile arricchire uranio, livello negoziabile"

Il ministero degli Esteri iraniano ha ribadito il diritto “indiscutibile” di Teheran di arricchire l’uranio, a un livello che ha tuttavia definito “negoziabile”. Il diritto al nucleare civile non può essere “revocato sotto pressione o attraverso la guerra”, sostiene il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, durante un briefing settimanale.

“Per quanto riguarda il livello e il tipo di arricchimento, abbiamo sempre detto che la questione era negoziabile. Abbiamo insistito sul fatto che l’Iran dovrebbe poter continuare l’arricchimento in base alle proprie esigenze”, ha aggiunto.

Iran, Cnn: "Meloni vittima paradosso Trump, 'sostegno a guerra impopolare o pagarne conseguenze'

La premier Giorgia Meloni – di cui Donald Trump si è detto “scioccato per la mancanza di coraggio” – è solo l’ultima tra i leader alleati degli Stati Uniti a essere coinvolta nei “dilemmi” descritti da un’analisi della Cnn: da un lato la pressione a sostenere una guerra che, di fatto, non appartiene ai propri Paesi, dall’altro il rischio di pagare un pesante costo economico e politico interno. I leader che si sono opposti all’attacco statunitense-israeliano contro l’Iran si trovano così divisi tra le aspettative della Casa Bianca e un’opinione pubblica in larga parte ostile al conflitto e allo stesso presidente americano.

Secondo l’emittente americana, la guerra sta trasformando in profondità il rapporto tra Washington e i suoi alleati, in un contesto in cui i governi “sono tirati in direzioni opposte tra la necessità di contenere i costi interni della guerra e il rischio di irritare la Casa Bianca”. Il peso economico resta centrale: il Fondo monetario internazionale avverte che l’instabilità potrebbe spingere l’economia globale verso uno scenario “avverso”, con crescita in rallentamento e forti pressioni soprattutto per i Paesi più dipendenti dalle forniture energetiche del Medio Oriente.

Meloni sta da ieri “imparando cosa significa stare dall’altra parte in uno scontro verbale con Trump”, scrive la Cnn, che paragona la traiettoria della premier a quella della giapponese Sanae Takaichi e del canadese Mark Carney. La frattura, prosegue l’analisi, è ormai non solo strategica ma anche politica. Da un lato Washington insiste su un maggiore coinvolgimento dei partner, dall’altro molti governi “non dispongono né del consenso interno né delle capacità militari per sostenere un’escalation”. Ne emerge così un “paradosso”, osserva l’emittente: “più gli Stati Uniti chiedono supporto militare, meno gli alleati hanno spazio politico per concederlo”, con il risultato di una distanza sempre crescente tra le due sponde dell’Atlantico.

Nuove critiche di Trump a Giorgia Meloni e Italia

Il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump continua ad attaccare l’Italia e la premier Giorgia Meloni con parole al veleno. In un’intervista a Fox News ha ribadito le critiche a Roma e alla leader di Fratelli d’Italia: “Giusto per essere chiari: l’Italia prende un sacco di petrolio dallo Stretto di Hormuz. Perché spendiamo centinaia di miliardi di dollari per la Nato, se poi non stanno dalla nostra parte? – ha detto Trump – Se non sono con noi sull’Iran, non lo saranno neanche su temi molto più grandi”.

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Sembra “molto probabile” che oggi a Teheran arrivi una delegazione del Pakistan. Lo riferisce il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei. Il portavoce ha precisato che, dal rientro della delegazione iraniana da Islamabad, sono stati scambiati “diversi messaggi” con gli Stati Uniti attraverso il Pakistan.

I colloqui avviati in Pakistan si sono concentrati su diversi dossier chiave, tra cui la fine completa del conflitto, la revoca delle sanzioni e il risarcimento dei danni provocati dagli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele.

 

Teheran rilancia minacce su Mar Rosso

L’esercito iraniano ha rilanciato la minaccia di bloccare il traffico commerciale nel Mar Rosso se gli Stati Uniti dovessero continuare il blocco navale contro i suoi porti, evidenziando anche che l’attuale situazione potrebbe mettere a rischio il fragile cessate il fuoco in vigore.

Secondo il generale Ali Abdollahi, comandante del quartier generale centrale Khatam al-Anbiya, le restrizioni e le condizioni di “insicurezza per le navi mercantili e le petroliere iraniane” costituirebbero “il preludio” alla fine della tregua.

“Le potenti forze armate della Repubblica islamica non permetteranno alcuna esportazione o importazione nel Golfo Persico, nel Golfo di Oman o nel Mar Rosso“, è l’avvertimento.

Trump scrive a Xi Jinping: "Non fornite armi all'Iran"

Trump rivela a Fox News di aver scritto una lettera all’omologo cinese Xi Jinping. “Ho sentito che la Cina sta fornendo armi all’Iran e gli ho chiesto di non farlo più – racconta – e lui mi ha scritto una lettera per dirmi che essenzialmente non lo sta facendo”.

Xi “è una persona che ha bisogno del petrolio, a differenza nostra”, dichiara Trump a un mese dalla sua visita prevista in Cina, ricordando di “avere ottimi rapporti” con il leader cinese.

 

Usa inviano circa 10mila militari, l'indiscrezione del Washington Post

Gli Stati Uniti starebbero inviando circa 10.000 militari e diverse navi da guerra in Medio Oriente per aumentare la pressione sull’Iran. Lo rivela il Washington Post citando funzionari statunitensi. L’operazione rientrerebbe nella nuova strategia adottata da Trump per rafforzare la presenza nella regione. Nel frattempo, continuano a rimanere in bilico i negoziati con l’Iran e il blocco di Hormuz genera ancora polemiche e tensioni a livello internazionale.

Tra le forze in arrivo – secondo il Washington Post – figurano circa 6.000 militari della portaerei USS George H.W. Bush e del suo gruppo navale, oltre a circa 4.200 militari del Boxer Amphibious Ready Group con l’11ª Marine Expeditionary Unit. La tregua è in scadenza il 22 aprile e Trump non sembra ritenere necessaria una proroga.

 

Pezeshkian: "Non cerchiamo guerra ma dialogo"

Teheran “cerca il dialogo, non la guerra“. Lo sostiene il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, in un commento riportato dall’agenzia di stampa ufficiale della Repubblica Islamica (Irna).

“L’Iran non cerca la guerra né l’instabilità e ha sempre posto l’accento sul dialogo e sull’impegno costruttivo con i vari Paesi – commenta – Tuttavia, qualsiasi tentativo di imporre la propria volontà o di costringere il Paese alla resa è destinato al fallimento, e la nazione iraniana non accetterà mai un simile approccio”.

 

Per Trump "molto possibile" che la guerra finisca entro aprile

Per Trump “è possibile”, anzi “molto possibile” che al guerra in Iran finisca entro fine aprile, quando è prevista la visita di Re Carlo negli Stati Uniti. Lo dice Donald Trump, rispondendo a un’intervista telefonica con Sky News. “Li abbiamo pesantemente battuti”, aggiunge.

 

 

L'ombra della tecnologia cinese a supporto di Teheran, l'ipotesi

Secondo il Financial Times, in base all’analisi di “documenti militari iraniani” ottenuti, l’Iran avrebbe usato tecnologia satellitare acquisita dalla Cina per colpire obiettivi Usa in tutto il Medio Oriente. Si parla di un satellite acquistato nel 2024 dopo che era stato lanciato nello spazio dalla società cinese Earth Eye Co. Agli iraniani, inoltre, sarebbe stato dato access alle stazioni terrestri commerciali gestite da Emposat, un fornitore di servizi di controllo e dati satellitari che ha sede a Pechino.

Interrogata dal Financial Times su un possibile coinvolgimento di Pechino nelle attività iraniane, l’ambasciata cinese a Washington ha risposto: “Ci opponiamo con forza al fatto che parti coinvolte diffondano disinformazione, basata su congetture e insinuazioni contro la Cina“.

 

Attacco dinamitardo a Teheran, 3 feriti

Notizie di un attacco dinamitardo nella capitale iraniana Teheran. Tre persone sarebbero rimaste ferite in due esplosioni. Lo riporta l’agenzia iraniana Fars, secondo cui sono stati impiegati nell’attacco ordigni esplosivi improvvisati (Ied). Danni anche ai palazzi. Sotto accusa i “traditori della patria”, ma al momento non vi sarebbero rivendicazioni.

Una petroliera di Teheran ha aggirato blocco Usa

Una petroliera iraniana sarebbe riuscita ad aggirare il blocco navale, a “entrare in acque iraniane”. Lo riferisce l’agenzia iraniana Fars, rilanciata dai media israeliani, parlando di una petroliera, una “superpetroliera Vlcc”, in grado “di trasportare due milioni di barili di greggio” e tra quelle sanzionate dagli USA.

 

Libano, 30 razzi lanciati da Hezbollah contro Israele e raid israeliano nel Sud

Una trentina di razzi lanciati da Hezbollah dal Libano in direzione di Israele. A darne notizia è stato un portavoce dell’Idf, citato dall’Afp. Nonostante i negoziati a Washington, continuano i raid: due veicoli che procedevano lungo un’arteria stradale a sud di Beirut sarebbero stati l’obiettivo di raid aerei israeliani nei pressi di Jiyeh e Saadiyat, circa 70 chilometri a nord del confine con Israele.

 

 

Il premier del Pakistan in missione all'estero

Il premier pakistano Shehbaz Sharif è in partenza per una missione di più giorni che lo porterà in Arabia Saudita, Qatar e Turchia. La missione del premier – impegnato nella mediazione tra USA e Iran – durerà fino al 18 aprile. Tra i temi oggetto dei confronti con i leader dei Paesi visitati, naturalmente, le prospettive di “pace e sicurezza nella regione” e i prossimi passi nella mediazione tra Teheran e Washington. In Turchia Sharif parteciperà all’Antalya Diplomacy Forum.

 

Prezzo petrolio Brent in aumento

Il prezzo del petrolio Brent, benchmark europeo, è aumentato di circa lo 0,4% intorno alle 8:10 di oggi, attestandosi appena sopra i 95 dollari al barile prima dell’apertura dei mercati azionari europei. Prima degli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, il prezzo era di 72 dollari al barile. Nel frattempo, il prezzo del petrolio West Texas Intermediate (Wti), benchmark statunitense, è sceso dello 0,2% a 91 dollari al barile.

 

Trump non valuta la tregua

Donald Trump ha detto a Abc News di non valutare una proroga del cessate il fuoco con l’Iran, ritenuta non straordinaria. All’emittente, però, il presidente statunitense avrebbe confermato che le prossime ore saranno importanti: “Vedrete due giorni straordinari”. Non si sa se il riferimento sia a un possibile round di colloqui o alla prospettiva di un accordo o di un tipo diverso di operazione.

 

Centcom: "Piena attuazione del blocco porti"

Il Centcom, il Comando centrale degli Stati Uniti, afferma di aver bloccato i porti iraniani, “fermato completamente gli scambi commerciali via mare da e per” la Repubblica islamica e che, quindi “è stato pienamente attuato un blocco dei porti iraniani“.

“In meno di 36 ore da quando è stato attuato il blocco, le forze Usa – puntualizza – hanno bloccato completamente gli scambi commerciali in entrata e in uscita via mare dall’Iran”.

 

Trump attacca di nuovo il Papa: “Qualcuno gli dica che l’Iran ha ucciso 42 mila civili”

Qualcuno può per favore dire a Papa Leone che l’Iran ha ucciso almeno 42.000 manifestanti innocenti e completamente disarmati negli ultimi due mesi, e che per l’Iran possedere una bomba nucleare è assolutamente inaccettabile? Grazie per l’attenzione. L’America è tornata!”. Lo scrive su Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Nyt: "La prossima decisione di Trump è se sequestrare il nucleare dell'Iran"

La prossima decisione di Donald Trump sarà se, a prescindere dai rischi, sequestrare o distruggere il materiale nucleare iraniano quasi a livello di bomba che si ritiene sia immagazzinato ancora sotto una montagna a Isfahan. Lo riporta il New York Times secondo il quale l’operazione sarebbe fra le più audaci e rischiose della storia americana, perfino più dell’uccisione di Osama bin Laden o della cattura di Nicolas Maduro. Nessuno sa infatti con esattezza dove si trova tutto il combustibile, senza contare che se i contenitori venissero perforati fuoriuscirebbe gas tossico e radioattivo. Se invece i contenitori si avvicinassero troppo il pericolo sarebbe quello di una reazione nucleare accelerata

Trump: "La guerra in Iran è quasi finita, la considero molto vicina alla fine"

La guerra in Iran è “quasi finita”, almeno secondo le parole del presidente statunitense Trump a Fox. Lo conferma su X da Maria Bartiromo, che lo ha intervistato.

Hormuz ancora al centro del dibattito

Si apre una nuova giornata di tregua, ma con un blocco navale a Hormuz che fa discutere il mondo intero. Ancora difficile la situazione in Libano. Sforzi internazionali su più fronti per arrivare ai negoziati.

Cosa succede tra Iran e USA e Israele e Libano, le ultime news

I colloqui in vista dei potenziali negoziati tra Teheran e Washington continuano o no? Nelle ultime ore, voci di corridoio hanno ipotizzato un nuovo round di colloqui a Islamabad o a Ginevra. Dall’Iran è arrivata la smentita, mentre Donald Trump ipotizza importanti cambiamenti – in positivo – nei prossimi due giorni e conferma la volontà di tornare a dialogare. Ipotesi più realistica appare quella di una proroga della tregua attualmente in vigore.

Rimane irrisolto il nodo dello Stretto di Hormuz, con il blocco navale degli USA che va avanti nonostante diversi Paesi in Europa e nel resto del mondo abbiano espresso perplessità sulla mossa di Trump. In Sicilia è partito uno sciopero degli autotrasportatori, risultato (anche) dei rincari di carburanti dovuti alle tensioni internazionali. Nel frattempo, c’è un’altra questione importante in sospeso: si attendono nei prossimi giorni potenziali novità sul fronte del Libano. Ben 17 Paesi hanno firmato una dichiarazione auspicando colloqui tra Israele e Libano e una risoluzione delle ostilità a Washington.

Anche in Italia il tema della guerra in Iran rimane al centro del dibattito. Ha fatto discutere soprattutto la dichiarazione di Trump nei confronti della premier Giorgia Meloni, che aveva definito come “inaccettabili” le parole del presidente statunitense nei confronti del papa. “Non è come mi aspettavo”, le parole del tycoon, che in un’intervista al Corriere della Sera si è espresso negativamente sulle scelte non solo del Governo italiano ma anche dell’Ue e della Nato.

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