Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di sabato 16 maggio 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 16 maggio 2026
Nuovo messaggio rivolto all’Iran da Donald Trump. Il presidente Usa pubblica su Truth social la frase “la calma prima della tempesta”, accompagnandola ad una sua immagine con espressione minacciosa e il dito puntato dalla tolda di una nave militare. Sullo sfondo una nave e una imbarcazione da guerra con la bandiera di Teheran nel pieno di una tormenta.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito l’Iran che attraverserà un periodo “molto difficile” se non si raggiungerà presto un accordo di pace. Comunque, “hanno interesse a raggiungere un accordo”, ha detto Trump all’emittente francese BFMTV in un’intervista telefonica.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato ieri che il suo governo ha ricevuto messaggi dall’amministrazione Trump che indicano la disponibilità a riprendere i colloqui, ma ha avvertito che permangono “diffidenze” sulle vere intenzioni di Washington. Gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran due volte durante i precedenti negoziati sul suo programma nucleare.
Fonti pakistane hanno riferito al canale saudita Al-Arabiya che la visita in Iran del ministro degli Interni pakistano Mohsin Naqvi mirava a raggiungere un “accordo specifico”. Le fonti hanno aggiunto: “La parte americana ha richiesto risposte su punti specifici sollevati da Washington. Si registrano progressi positivi per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz. La porta è aperta ai negoziati sulle questioni ancora in sospeso, incluso il programma nucleare iraniano”.
Il presidente russo Vladimir Putin ha parlato dell’Iran con l’omologo degli Emirati Arabi Uniti Mohammed bin Zayed. Lo ha annunciato il Cremlino. “Sono state discusse questioni relative alla crisi in Medio Oriente e alla situazione con l’Iran. Entrambe le parti hanno sottolineato l’importanza di proseguire il processo politico e diplomatico per raggiungere accordi di pace di compromesso, tenendo debitamente conto degli interessi di tutti gli Stati della regione”, si legge nella nota. Le parti hanno espresso “reciproca soddisfazione per il positivo sviluppo della cooperazione russo-emiratina in ambito politico, commerciale ed economico”, ha riferito il Cremlino. Putin “ha ringraziato la parte emiratina per il suo costante aiuto nella risoluzione delle questioni umanitarie nel contesto del conflitto ucraino”, si legge nella nota in cui si riporta che i due leader “hanno concordato di proseguire i contatti bilaterali attivi”.
Il ministro degli Interni iraniano, Eskandar Momeni, e il suo omologo pakistano, Mohsin Naqvi, si sono incontrati a Teheran per discutere delle relazioni bilaterali e delle prospettive di ripresa dei colloqui di pace mediati dal Pakistan. Lo scrive l’agenzia iraniana Mehr definendolo un “importante colloquio”. Naqvi, prosegue l’agenzia, è in Iran per una visita ufficiale di due giorni, nell’ambito degli sforzi in corso del Pakistan per facilitare il dialogo e promuovere la pace regionale.
La televisione di stato iraniana ha dichiarato che alcuni paesi europei hanno avviato colloqui con Teheran in merito al transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz. “A seguito del passaggio di navi provenienti da paesi dell’Asia orientale, in particolare Cina, Giappone e Pakistan, abbiamo ricevuto oggi informazioni che indicano che anche gli europei hanno avviato negoziati con la marina delle Guardie Rivoluzionarie” per ottenere il permesso di transito, ha riferito la televisione di stato, senza specificare quali paesi.
Secondo il Mehr, dal Pakistan una lettera all’indirizzo di Papa Leone XIV. “L’aggressione israelo-americana ha provocato l’assassinio dell’Ayatollah Khamenei, di importanti figure politiche e militari e di 3.468 cittadini, con ingenti danni a scuole, università, ospedali, luoghi di culto e infrastrutture. Si tratta di chiari crimini di guerra”, avrebbe scritto il presidente pakistano Pezeshkian, che nella lettera ha esortato le nazioni del mondo a contrastare le richieste “illegali” di Washington.
“Agli americani viene detto che devono assorbire i costi esorbitanti di una guerra contro l’Iran”. Questo ciò che viene detto attraverso il canale social X di Abbas Araghchi, che ha aggiunto: “Lasciamo da parte l’aumento del prezzo della benzina e la bolla del mercato azionario: il vero dolore inizia quando il debito pubblico statunitense e i tassi sui mutui cominciano a salire. I tassi di insolvenza sui prestiti auto sono già ai massimi livelli degli ultimi 30 anni. Tutto questo era evitabile”, ha sottolineato in un post sul suo account X.
Stati Uniti e Israele si starebbero preparando a riprendere gli attacchi contro l’Iran già dalla prossima settimana, magari dando un nuovo nome all’operazione. Lo scrive il New York Times spiegando che tra le opzioni in esame ci sono attacchi più aggressivi contro obiettivi militari e infrastrutturali e una missione ad alto rischio delle forze speciali per estrarre fisicamente l’uranio altamente arricchito iraniano
Mentre la situazione sul fronte Hormuz rimane estremamente tesa e i negoziati Iran-USA si trovano di fatto ancora in stallo, Israele e Libano trovano l’accordo per una proroga di 45 giorni del cessate il fuoco entrato in vigore il 16 aprile (anche se estremamente fragile). Lo ha confermato il portavoce del Dipartimento di Stato americano Tommy Pigott su X dopo due giorni di “colloqui molto proficui” tra le parti.
L’Iran starebbe pensando di introdurre delle tasse sui cavi in fibra ottica sottomarini che attraversano lo Stretto di Hormuz. Questo di fatto costringerebbe grandi multinazionali che gestiscono i cavi a seguire le regole dettate da Teheran e diventerebbe un ulteriore potenziale “ricatto” nei confronti delle potenze mondiali, a partire dagli Stati Uniti. L’ipotesi appare nell’agenzia di stampa Tasnim, ritenuta vicina ai Pasdaran, e avrebbe conseguenze di rilievo globale soprattutto a livello tecnologico e sull’uso di Internet.
Cosa succede tra Iran, Stati Uniti e Israele e in Libano, le ultime notizie
Un passo avanti c’è. Dopo due giorni di “colloqui molto proficui” tra Libano e Israele a Washington, arriva la proroga di 45 giorni del cessate il fuoco. La stessa tregua entrata in vigore lo scorso 16 aprile e che di fatto è stata contrassegnata da continue violazioni. La speranza è che questo tempo di stop alle ostilità possa facilitare la soluzione diplomatica. Le prossime date chiave sono il 2 e il 3 giugno, quando sono previsti nuovi colloqui. La lotta contro Hezbollah rimane al centro del dibattito tra le parti.
Al centro del dibattito anche un altro attore, gli Emirati Arabi Uniti, che potrebbero aver giocato nel conflitto un ruolo molto più attivo di quanto ipotizzato inizialmente. Secondo i media, potrebbero aver condotto attacchi segreti contro l’Iran e cercato di convincere alcuni Paesi del Golfo a fare lo stesso. Le conferme, però, sono poche.
Niente notizie positive sul fronte Iran. Non c’è l’accordo sullo Stretto di Hormuz e non c’è l’accordo sul nucleare. Di ritorno dalla Cina, Donald Trump conferma che “l’Iran non può avere l’arma nucleare” e, al tempo stesso, minaccia: “Se Teheran non stringerà l’accordo, verrà annientata“. Il presidente statunitense non esclude accordi sul nucleare, ma specifica che “servono garanzie reali” prima di parlare di effettive soluzioni. Secondo Canale 12, anche Israele – vedendo le tensioni in aumento sul fronte iraniano – sarebbe pronta a una ripresa imminente del conflitto.
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