Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di mercoledì 18 marzo 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta
Il Qatar ha annunciato l’espulsione di due diplomatici iraniani, dopo l’attacco all’impianto di Ras Laffan. Il ministero degli Esteri ha informato l’ambasciatore iraniano a Doha che considera l’addetto militare e l’addetto alla sicurezza, oltre al personale dei due uffici degli addetti come “persona non grata”. Dovranno lasciare il Paese entro 24 ore.
Diverse donne sarebbero rimaste uccise nell’area di Hebron, in Cisgiordania, da un missile con bombe a grappolo iraniano. Lo riferiscono fonti palestinesi citate da Ynet News. Il missile avrebbe colpito un salone di bellezza. Tra le vittime – secondo Mezzaluna rossa – ci sarebbero almeno 3 donne palestinesi.
Le Idf confermano di aver condotto attacchi aerei nel nord dell’Iran, per la prima volta dall’inizio della guerra. Funzionari israeliani hanno dato notizia di raid contro navi della Marina nella città portuale di Bandar Anzali, sulla costa del Mar Caspio. A condurre gli attacchi l’Aeronautica israeliana.
Il Kuwait ha annunciato di aver arrestato 10 militanti affiliati ad Hezbollah, accusati di aver pianificato azioni “terroristiche” contro infrastrutture vitali. Lo conferma il Ministero degli Interni, secondo cui “l’Agenzia di sicurezza dello Stato ha sventato con successo un complotto per un’operazione terroristica che prendeva di mira installazioni vitali”. “Dieci cittadini, membri di un gruppo terroristico affiliato all’organizzazione terroristica Hezbollah, messa al bando, sono stati arrestati”, si legge nella nota.
Non ci sono solo il petrolio, il gas e la crisi energetica che è dietro l’angolo. L’economia europea è costretta a pagare un prezzo alto per la guerra all’Iran mossa da Stati Uniti e Israele. Da Hormuz e Suez passavano buona parte delle risorse di cui il Vecchio Continente ha bisogno per alimentare la propria produzione industriale, che stava già attraversando una crisi strutturale prima che i missili e i droni iniziassero a chiudere i passaggi chiave tra Occidente e Oriente. Ora la situazione si è complicata ulteriormente con la dipendenza dagli altri, partendo dalla Cina, che rischia di alimentare “una vera e propria crisi d’astinenza”.
Le Nazioni Unite stanno lavorando a una missione per lo stretto di Hormuz sulla base del “modello Mar Nero”, l’iniziativa del luglio del 2022 firmata a Istanbul grazie alla quale l’Ucraina riuscì a riprendere le esportazioni di prodotti agricoli, dopo il blocco dei porti causato dall’invasione russa. “L’Onu sta lavorando ai meccanismi e alle procedure per tentare di attivare una missione che ricalchi la Black sea grain initiative“, confermano all’Adnkronos fonti del Palazzo di Vetro. “A Bruxelles al Consiglio europeo ci sarà il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, speriamo che faccia delle proposte“, dice il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Riyadh ha affermato di aver distrutto un drone che si dirigeva verso un sito di gas nell’est del Paese, poche ore dopo la minaccia dell’Iran di attacchi alle infrastrutture energetiche nel Golfo in rappresaglia per i raid israelo-americani contro le sue strutture. “Un drone che tentava di avvicinarsi a un sito di gas nella provincia orientale è stato intercettato e distrutto”, ha dichiarato il ministero della Difesa saudita. Intanto l’Afp ha riferito di una seconda serie di forti esplosioni a Riyadh, dopo che in giornata erano già stati intercettati quattro missili balistici diretti verso la capitale.
Dopo il raid israeliano sugli impianti collegati al giacimento di South Pars, nel sud dell’Iran, “è in vigore la legge del taglione e si apre un nuovo livello di confronto”. Lo ha scritto su X il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, secondo cui “i nemici dell’Iran” sono “arrabbiati e frustrati” e, colpendo le infrastrutture, cercano di “nascondere le sconfitte sul campo di battaglia”. “Un’azione che equivale a un suicidio per loro”, ha aggiunto Ghalibaf, lasciando intendere una possibile rappresaglia iraniana.
Il ministero della Difesa dell’Arabia Saudita rende noto che sono stati intercettati e distrutti due missili balistici, lanciati in direzione della regione orientale della monarchia del Golfo. Lo riferisce la tv satellitare al-Jazeera dopo le notizie di esplosioni udite nella zona di Riyadh.
“Se ci fosse Trump gli direi di finirla al più presto perché il pericolo dell’escalation è alle porte. Direi di lasciare stare il Libano, questo messaggio va rivolto anche agli Israeliani”. Questo è il nuovo appello del Segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, a margine di un evento alla Camera. “Davvero”, osserva, si tratta di “cercare di risolvere i problemi che ritengono esserci attraverso le vie pacifiche della diplomazia e del dialogo”.
“Costituisce un’escalation pericolosa prendere di mira le infrastrutture energetiche legate al giacimento di gas di South Pars” in Iran, “estensione del giacimento di North Filed” in Qatar. Lo affermano gli Emirati Arabi Uniti in una nota del ministero degli Esteri. “Prendere di mira le infrastrutture energetiche – prosegue il comunicato – costituisce una minaccia diretta alla sicurezza energetica globale”, comporta “gravi ripercussioni ambientali ed espone i civili, la sicurezza marittima e infrastrutture civili e industriali cruciali a rischi diretti”.
Due persone sono rimaste uccise oggi in un attacco missilistico iraniano contro la parte centrale di Israele. Lo hanno reso noto i soccorritori, secondo cui nella città di Ramat Gan sono morti un uomo e una donna, colpiti da diverse schegge di un missile.
I Paesi Nato stanno discutendo la modalità migliore per arrivare alla riapertura dello Stretto di Hormuz. A renderlo noto il segretario generale dell’Alleanza Mark Rutte, dopo la risposta negativa alla richiesta di Donald Trump di partecipare a una missione di scorta delle petrolifere.
“Siamo certo tutti d’accordo nel dire che lo Stretto deve essere riaperto. E che io sappia, gli alleati lavorano insieme e discutono del modo di procedere, del modo migliore di arrivarci”, commenta Rutte.
Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha confermato l’uccisione in un raid del ministro dell’Intelligence, Ismail Khatib. In un post su X, Pezeshkian ha condannato il “vile assassinio dei miei cari colleghi Esmail Khatib, Ali Larijani e Aziz Nasirzadeh” (questi ultimi due rispettivamente il segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale dell’Iran ed il ministro della Difesa).
La Germania, se fosse stata consultata, “avrebbe sconsigliato” a Israele e Stati Uniti di attaccare l’Iran. Lo riferisce il cancelliere tedesco, Friedrich Merz. “Ecco perché abbiamo dichiarato che, finché la guerra continuerà, non vi prenderemo parte”, aggiunge, pur presentando di “condividere con Israele e gli Stati Uniti l’obiettivo che l’Iran non rappresenti più una minaccia in futuro”.
La Russia ha condannato l’uccisione, in un raid aereo israeliano, del capo del Consiglio supremo della sicurezza iraniana Ali Larijani. “Condanniamo fermamente le azioni volte a nuocere alla salute e, ancor più, a uccidere i leader di un Iran sovrano e indipendente. Condanniamo tali azioni”, ha dichiarato ai giornalisti il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov durante un briefing con la stampa.
Un proiettile ha colpito l’impianto nucleare di Bushehr nel sud ovest dell’Iran. Il Paese ha notificato l’incidente all’Aiea, e la compagnia statale russa Rosatom – che ha contribuito allo sviluppo della centrale operativa dal 2011, unica centrale nucleare civile in Iran. Il ceo di Rosatom, Aleksei Likhachyov ha spiegato che ieri sera è stato colpito un punto adiacente alla centralina con i sensori e strumenti di misura, vicino all’unità operativa dell’impianto. Non ci sono state vittime e i livelli radioattivi sono nella norma.
“Condanniamo categoricamente quello che è accaduto e chiediamo a tutte le parti di esercitare ogni sforzo possibile per la de-escalation nelle vicinanze della centrale nucleare di Bushehr”, ha aggiunto Likhachyov. Teheran ha notificato all’Aiea che “un proiettile ha colpito il sito di Bushehr ieri sera” e precisato che non ci sono vittime o danni, come ha reso noto la stessa agenzia di Vienna.
La Russia ha condannato l’uccisione, in un raid aereo israeliano, del capo del Consiglio supremo della sicurezza iraniana Ali Larijani. “Condanniamo fermamente le azioni volte a nuocere alla salute e, ancor più, a uccidere i leader di un Iran sovrano e indipendente. Condanniamo tali azioni”, dichiara il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov durante un briefing con la stampa.
Anche la Svezia coinvolta, suo malgrado, nella guerra in Iran. Il Ministero degli Esteri svedese ha infatti reso nota la notizia di una condanna a morte per un cittadino svedese. “È con profondo sgomento che ho appreso della recente esecuzione di un cittadino svedese in Iran. In questo momento difficile il mio pensiero va ai familiari in Svezia e in Iran”, si legge in una nota, dove la pena di morte viene definita “una punizione disumana e crudele“.
Secondo il sito Mizan Online, affiliato alla magistratura iraniana, all’alba è stato giustiziato Kourosh Keyvani, accusato di “spionaggio a favore di Israele”.
Le autorità iraniane hanno dichiarato di aver arrestato oltre 100 presunte “cellule monarchiche” che complottavano contro la Repubblica islamica, oltre a sospette spie e individui accusati di collaborare con l’emittente Iran International, ritenuta illegale da Teheran. Lo riporta l’agenzia di stampa Fars citando una nota del ministero dell’Intelligence.
Si sono nuovamente riuniti, alla presenza del ministro della Difesa, Guido Crosetto, e del sottosegretario con la delega alla Sicurezza della Repubblica, Alfredo Mantovano, i vertici militari e dell’Intelligence. Secondo le prime informazioni, è stata l’occasione per operare un aggiornamento sugli aspetti militari e di intelligence riguardanti la crisi nell’area del Golfo.
Il Bahrein afferma di aver intercettato 130 missili e 234 droni “dall’inizio delle ostilità”, cioè dall’inizio degli attacchi iraniani nell’area del Golfo in risposta all’operazione militare di USA e Israele dello scorso 28 febbraio.
“I sistemi di difesa aerea delle Forze di difesa del Bahrein continuano a contrastare con successo ondate dell’aggressione terroristica iraniana”, scrive l’agenzia Bna citando il Comando generale delle Forze di difesa.
Un’ora fa raid contro gli impianti petroliferi iraniani di South Pars e Asaluyeh. Lo riferisce l’agenzia di stampa Tasnim, che attribuisce la responsabilità dei raid a “un attacco sionista-statunitense“.
Dall’Iran la Mezzaluna Rossa denuncia la distruzione di un’ambulanza durante un attacco aereo nel sud del Paese. L’episodio, secondo quanto riferito via Telegram, è avvenuto nella zona di Lar, nella provincia di Fars. Una foto mostra un mezzo quasi completamente distrutto.
“Un attacco aereo di Usa e Israele ha preso di mira un’ambulanza della Mezzaluna Rossa iraniana nell’area di Lar”, si legge nel messaggio in cui viene rimarcato come i soccorritori fossero impegnati nell’assistenza ai feriti. Non è chiaro se ci siano vittime.
Ecco le immagini, circolanti sul web, degli attacchi con droni contro l’ambasciata USA a Baghdad. Non si registrano vittime per questi specifici attacchi, al momento.
Il dipartimento di Stato statunitense ordina “immediatamente” una revisione delle misure di sicurezza per tutte le ambasciate e i consolati degli Stati Uniti nel mondo. Naturalmente questo a causa delle attuali tensioni con l’Iran e nell’area del Golfo. Il comunicato è arrivato a “tutte le sedi del mondo”, anche in considerazione dei recenti attacchi rivolti soprattutto contro sedi diplomatiche statunitensi in varie zone dell’area del Golfo.
L’Iran afferma di utilizzare armamenti “mai impiegati prima d’ora“. Lo dice il portavoce dell’Esercito Amir Akraminia, commentando: “In questa guerra abbiamo usato armamenti mai impiegati prima d’ora e ne utilizzeremo altri nei prossimi giorni”.
L’Arabia Saudita ospiterà questa sera a Riyadh i ministri degli Esteri di Paesi arabi e islamici per una riunione dedicata alla “sicurezza” nella regione in considerazione di quanto sta accadendo in Iran e nell’area del Golfo.
“Nel corso della giornata sono previste importanti sorprese in tutti gli ambiti”. Questo l’annuncio del ministro della Difesa israeliano Israel Katz, che afferma: “Stiamo intensificando la guerra che stiamo conducendo contro l’Iran e Hezbollah”. E aggiunge che “l’intensità degli attacchi in Iran sta aumentando: siamo nel mezzo della fase decisiva. La politica di Israele è chiara e inequivocabile: nessuno in Iran gode di immunità e tutti sono nel mirino”.
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha confermato l’uccisione in un raid del ministro dell’Intelligence iraniano Ismail Khatib. L’annuncio è avvenuto durante una riunione sulla valutazione della situazione insieme al vice capo di Stato Maggiore, il generale Tamir Yadai, al capo dell’Intelligence militare, il generale Shlomi Binder, e ad altri alti ufficiali iraniani.
Servirà ”un accordo negoziato” per ”contenere la minaccia iraniana” dopo la fine degli attacchi e dei combattimenti. Lo sostiene il primo ministro britannico Keir Starmer in un post su Substack. “Ora è chiaro che l’operazione statunitense ha indebolito enormemente le capacità militari dell’abominevole regime iraniano, ma la domanda è: cosa succederà dopo?”.
“Quando cesseranno i combattimenti, avremo bisogno di un qualche tipo di accordo negoziato per contenere la minaccia rappresentata dall’Iran, per limitare la sua capacità di ricostruire il programma nucleare, di rappresentare una minaccia missilistica balistica, di armare le sue milizie per procura e di limitare la minaccia che può rappresentare per la navigazione internazionale”, sottolinea il premier britannico.
Due morti e un ferito: è il bilancio di un raid aereo condotto dall’aeronautica israeliana su Sidone, vicino alla moschea di Al-Zaitari, nel sud del Libano. Lo conferma il Ministero della Salute libanese. Tra le vittime c’è anche un paramedico.
Il ministero della Difesa di Ankara ha dichiarato che la Nato sta schierando una nuova batteria di missili Patriot nella base aerea di Incirlik, nel sud della Turchia.
“Un altro sistema Patriot è in fase di dispiegamento, in aggiunta al sistema Patriot spagnolo già presente nella base”, ha dichiarato un funzionario del ministero della Difesa ai giornalisti.
Secondo un bilancio aggiornato del Ministero della Salute del Libano, gli attacchi israeliani di stamattina sul centro di Beirut – nello specifico nei quartieri di Basta e Zuqaq al-Blat – avrebbero causato almeno 12 morti e circa 41 feriti.
Israele ha condotto un raid aereo in Iran con l’obiettivo di eliminare il ministro dell’Intelligence iraniano Esmail Khatib durante la notte. Secondo Iran International, testata dell’opposizione iraniana con sede a Londra, il raid sarebbe andato a buon fine e quindi il ministro sarebbe stato ucciso.
“Non si può cedere al ricatto iraniano su Hormuz. Ma i volenterosi non bastano: l’Italia lavorerà per coinvolgere l’Onu“. Così il ministro della Difesa Guido Crosetto al direttore del Foglio, Claudio Cerasa. “Il nostro Paese non ha alcuna intenzione di disimpegnarsi dalla difesa del diritto di passaggio a Hormuz, perché da quel tratto di mare passa una parte decisiva della nostra sicurezza, della nostra economia. Non solo gli interessi italiani o europei ma di tutto l’Indo-Pacifico e, per l’effetto domino sui prezzi dell’energia, di tutto il mondo. Non si può lasciare che la stabilità della regione dipenda dal ricatto del regime iraniano. La risposta non può però essere solitaria e episodica o parziale – continua – deve essere larga, credibile, condivisa, coinvolgendo il maggior numero possibile di paesi del mondo. Questa cosa non può essere fatta all’interno di un’ennesima coalizione di volenterosi magari solo occidentali. Va fatta dentro una cornice di legittimazione internazionale che ridia centralità al ruolo delle Nazioni Unite e passi attraverso una decisione unanime del Consiglio di sicurezza. Più ampia è la coalizione, minore è il potere di intimidazione di chiunque e più velocemente si risolverà la crisi in atto”.
Si terranno oggi a Teheran i funerali del segretario del Consiglio Supremo per la sicurezza nazionale, Ali Larijani, di suo figlio e del capo della milizia paramilitare Basij, Gholamreza Soleimani, uccisi ieri in raid aerei israeliani. Lo riporta l’emittente Al Mayadeen.
Le autorità iraniane hanno impiccato un uomo che era stato condannato a morte per spionaggio a favore di Israele. Lo riferisce la magistratura di Teheran. Si tratta della prima esecuzione di una pena capitale dall’inizio della guerra lanciata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran lo scorso 28 febbraio.
“Questa mattina è stata eseguita la condanna a morte di una spia del regime sionista, che forniva immagini e informazioni su luoghi sensibili del Paese agli ufficiali del Mossad”, si legge sul sito web della magistratura Mizan Online.
Un nuovo attacco israeliano avrebbe colpito il quartiere di Zuqaq al-Blat, nel centro di Beirut. Si tratta del secondo attacco nell’area densamente popolata da stamattina, pare senza alcun preavviso. Prima era stato colpito un edificio a Bashoura.
La Protezione civile libanese riferisce che 11 membri del proprio personale sono rimasti feriti in un attacco israeliano avvenuto nella notte nella città meridionale di Nabatieh. Secondo le autorità libanesi, dall’inizio dei raid il 2 marzo, gli attacchi israeliani hanno causato almeno 912 morti e oltre un milione di sfollati nel Paese, evidenziando un forte aggravamento della crisi umanitaria nel sud del Libano.
Le Forze di difesa israeliane hanno riferito di aver colpito a Teheran centri di comando, siti missilistici e altre infrastrutture tramite una nuova ondata di raid aerei. Tra gli obiettivi figurano un centro di comando dei Guardiani della rivoluzione, incaricato della gestione dell’ordine pubblico e delle proteste, e una struttura logistica delle forze di sicurezza interne. Colpiti anche un centro di comando della difesa missilistica e sistemi di difesa aerea, secondo fonti militari israeliane.
Almeno quattro persone sono morte in un attacco israeliano che ha preso di mira quattro case nella città di Sahmar, nella valle della Bekaa, in Libano. Lo riporta l’agenzia di stampa libanese Nna.
Secondo Israele, il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano Ali Larijani e il comandante dei Basij Gholamreza Soleimani sarebbero stati uccisi nei raid israeliani contro l’Iran. Due figure leader dell’establishment iraniano e filo-iraniano, quindi, sarebbero stati eliminati. Questo apre diversi scenari sia per il futuro della Repubblica Islamica che per l’evoluzione del conflitto.
Iran, cosa sta succedendo e le ultime notizie dal Golfo
La notizia del giorno del 17 marzo è arrivata nella mattinata: Ali Larijani, segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale dell’Iran, sarebbe rimasto ucciso in un raid. A confermarlo è stato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, l’Iran ha poi confermato nella tarda serata di ieri. Dall’agosto 2025 ricopre il ruolo di segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale, un organo fondamentale per l’Iran in quanto coinvolto nella determinazione delle politiche di difesa e di sicurezza, ma anche nell’utilizzo delle risorse materiali e intellettuali della Repubblica Islamica. In passato ha anche giocato un ruolo fondamentale nei negoziati sul nucleare.
Importanti novità anche negli USA: il direttore del Centro nazionale antiterrorismo americano Joe Kent si è dimesso per protesta contro la guerra di Stati Uniti e Israele al’Iran. Un conflitto che, secondo Kent, è frutto di “pressioni da parte di Israele e della sua potente lobby americana”. L’ex direttore del Centro nazionale antiterrorismo ha quindi deciso di non poter sostenere “in buona coscienza” l’operazione in corso contro l’Iran. D’altro canto, il presidente Trump sembra sempre più convinto di andare avanti: si dice fiducioso che “tra non molto” lo stretto di Hormuz – centro geografico e simbolico della guerra – sarà sicuro e conferma di non “avere paura di niente”, nemmeno di una disfatta.
