Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di mercoledì 20 maggio 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 20 maggio 2026
La Spagna condanna le azioni israeliane contro gli attivisti della Flotilla e il video del ministro israeliano Ben Gvir. In un post su X, il ministro degli Esteri Jose Manuel Albares annuncia di aver convocato i rappresentanti della diplomazia israeliana “in risposta al trattamento mostruoso, mortificante e umiliante riservato da un ministro israeliano nei confronti degli attivisti spagnoli, e non solo, della Flotilla”.
Anche il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani si è espresso sulla vicenda esprimendo ferma condanna e chiedendo risposte a Israele: “L’ho detto in maniera molto chiara. Eravamo con il presidente del Consiglio Meloni al vertice con Modi. Ci siamo fermati un attimo, mentre stavamo andando all’incontro con le imprese e abbiamo deciso di prendere una posizione molto dura, di convocare l’ambasciatore di Israele”.
Germania e Belgio sono tra i Paesi che nelle scorse ore hanno criticato Israele per il trattamento riservato agli attivisti della Flotilla, arrestati e mostrati legali e umiliati. Steffen Seibert, ambasciatore tedesco per Israele, parla di azioni “assolutamente inaccettabili”; mentre il vice primo ministro belga Maxime Prevot descrive le immagini diffuse “profondamente disturbanti” ed etichettando le operazioni israeliane come “inaccettabili”.
Durante un discorso alla US Coast Guard Academy, Donald Trump ha parlato brevemente dell’Iran. “Ormai è finito tutto. La loro Marina è andata. La loro aviazione anche. Praticamente tutto. L’unica domanda è: adesso andiamo lì e finiamo il lavoro o (gli iraniani, ndr) o firmeranno il documento (il riferimento è probabilmente agli accordi previsti dagli USA, ndr)? Vedremo cosa succede”.
Donald Trump ammette “non avere fretta” di mettere fine alla guerra contro l’Iran. A dichiararlo ai giornalisti è stato lo stesso presidente, sottolineando che raggiungere gli obiettivi prefissati è più importante che stabilire una data per la conclusione del conflitto.
“Dovremmo aprire lo Stretto (di Hormuz), che si aprirebbe immediatamente. Quindi daremo a questa cosa un’unica possibilità”, afferma, facendo notare che è meglio “vedere uccise poche persone anziché molte”. Per poi aggiungere: “Potremmo farlo in entrambi i modi”.
Le Forze di Difesa Israeliane hanno reso noto di aver colpito lunedì un sito di produzione di armi di Hezbollah nella zona di Tiro, nel sud del Libano, allestito all’interno di un edificio precedentemente utilizzato come clinica, a pochi metri da una moschea. L’esercito aggiunge che, in seguito all’attacco, sono state udite esplosioni secondarie, a indicare la presenza di armi all’interno dell’edificio.
Israele è in stato di massima allerta, in . “In questo momento, le Idf sono al massimo livello di allerta e preparate per qualsiasi sviluppo”, ha detto il capo di Stato maggiore dell’Esercito israeliano, il colonnello Eyal Zamir, incontrando i comandanti di divisione, secondo quanto riferito in una nota. Le sue parole arrivano dopo che i Psdaran hanno minacciato di portare la guerra oltre la regione nel caso di una ripresa degli attacchi di Stati Uniti e Israele.
“Sì, siamo sulla stessa linea”. Così Donald Trump risponde ai giornalisti che chiedono dei rapporti con il premier israeliano Benjamin Netanyahu e della linea sull’Iran.
Plauso alla decisione di Donald Trump di “dare una possibilità alla diplomazia” arriva dal ministro degli Esteri saudita, Faisal bin Farhan bin Abdullah. Su X il ministro ha scritto che la monarchia del Golfo “apprezza molto la decisione del presidente statunitense di dare una possibilità alla diplomazia per arrivare a un accordo accettabile che ponga fine alla guerra, ripristini la sicurezza e la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz allo stato precedente il 28 febbraio 2026 e affronti tutti i punti oggetto di contesa” in nome di “sicurezza e stabilità nella regione”, sollecitando l’Iran a cogliere “l’occasione di evitare le implicazioni pericolose di un’escalation”.
Le forze armate iraniane si starebbero preparando a una “risposta energica” contro potenziali nuovi attacchi da parte di Stati Uniti e Israele. A dichiararlo è stato il capo negoziatore iraniano, Mohammed Bagher Ghalibaf, in un messaggio audio pubblicato sul suo sito web, sottolineando che “l’Iran non cederà mai alle intimidazioni, in nessuna circostanza”.
Gli Stati Uniti stanno cercando di riprendere la guerra, sperando ancora nella resa dell’Iran. A dichiararlo è stato il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, secondo cui “le mosse del nemico, sia palesi che clandestine, dimostrano che, nonostante le pressioni economiche e politiche, non ha abbandonato i suoi obiettivi militari e sta cercando di iniziare una nuova guerra”. Nel messaggio audio diffuso dai media iraniani Ghalibaf afferma poi che “l’attento monitoraggio della situazione negli Stati Uniti rafforza la possibilità che sperino ancora nella resa della nazione iraniana”.
Benjamin Netanyahu “farà quello che voglio che faccia” sull’Iran, “è un grande uomo, è bravo”. Così il presidente statunitense Donald Trump parlando con i giornalisti e rispondendo alla domanda sul colloquio con il premier israeliano.
“Nelle ultime 24 ore, 26 navi, tra cui petroliere, portacontainer e altre navi mercantili, hanno attraversato lo Stretto di Hormuz in coordinamento con e sotto la protezione della Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie”. Lo rende noto la Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane.
C’è stato nelle scorse ore un colloquio telefonico “lungo e drammatico” tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Lo riporta Channel 12. Nessun dettaglio dall’emittente israeliana sui contenuti del colloquio, ma solo l’osservazione che il tycoon e il primo ministro israeliano sarebbero “sull’orlo di una decisione” sull’Iran. Sinora nessun commento, né conferme né smentite, da parte israeliana o americana alle notizie dell’emittente.
Abu Dhabi ha chiesto a Baghdad di impedire “immediatamente” ulteriori attacchi dal suo territorio, dopo che nei giorni scorsi una centrale nucleare emiratina è stata colpita da un drone che secondo Abu Dhabi è stato lanciato proprio dall’Iraq. Il Ministero degli Esteri emiratino, in una dichiarazione, ha esortato “l’Iraq a impedire urgentemente e senza condizioni tutti gli atti ostili provenienti dal suo territorio”, affermando la “necessità di affrontare tali minacce con prontezza, immediatezza e responsabilità”.
“Le immagini degli attivisti della Global Sumud Flotilla sequestrati, ammanettati, inginocchiati e derisi dal ricercato dalla corte penale internazionale Ben Gvir sono agghiaccianti, questi sono crimini contro la dignità umana. Non solo il governo criminale di Netanyahu compie ripetuti atti di pirateria in acque internazionali e vicino alle coste europee, ma detiene anche attivisti e nostri concittadini in condizioni violente e disumane”. Lo ha dichiarato la segretaria del Pd Elly Schlein. “Il governo italiano e l’Unione europea facciano ogni sforzo per la loro immediata liberazione e per assicurare lo sblocco di tutti gli aiuti umanitari indispensabili ai palestinesi. Servono sanzioni per il governo di Netanyahu e i suoi ministri estremisti, che continuano a violare il diritto internazionale e coprire le violenze dei coloni in Cisgiordania. Serve dare un segnale chiaro e irrimandabile, il governo italiano tolga il veto alla sospensione dell’accordo UE-Israele, per manifesta violazione dei più basilari diritti umani”, aggiunge Schlein.
“Stiamo assistendo a una resistenza storica e senza precedenti della nazione iraniana contro due eserciti terroristici globali”. Lo scrive su X la Guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei, nel secondo anniversario della morte dell’ex presidente iraniano Ebrahim Raisi. Morto da “martire”, dice Khamenei, dopo aver stabilito “un modello di dura lotta e compassione per la nazione e il Paese, preservandone al contempo l’indipendenza”.
Con il primo ministro indiano Modi “abbiamo parlato anche di molti degli scenari complessi che la nostra epoca ci pone di fronte: dell’Ucraina, del nostro impegno per arrivare a una pace giusta e duratura; della crisi iraniana. Ci siamo confrontati ovviamente con l’auspicio comune che il negoziato di pace possa andare avanti e trovare una conclusione positiva, in un contesto che chiaramente sappiamo essere molto precario”. Così Giorgia Meloni, durante le dichiarazioni alla stampa a Villa Pamphilj con il primo ministro indiano Narendra Modi.
“Abbiamo parlato anche della libertà di navigazione, per il ripristino della quale entrambi lavoriamo. Siamo due Nazioni che non devono ricordare quanto la libertà di navigazione sia importante per loro”, aggiunge Meloni.
L’esercito giordano ha annunciato di aver abbattuto un drone entrato nel proprio spazio aereo e di provenienza sconosciuta. “Questa mattina, le Forze Armate giordane hanno individuato un drone di origine sconosciuta che era entrato nello spazio aereo giordano ed è stato abbattuto nel governatorato di Jerash, senza che si registrassero feriti”, si legge in una nota. L’evento a circa 50 chilometri da Amman.
Il ministro degli Interni pakistano, Mohsin Naqvi, si è recato oggi a Teheran, per la seconda volta questa settimana, nel tentativo di ridare slancio ai negoziati per la fine della guerra tra Iran e Stati Uniti attualmente in stallo. Lo riportano i media iraniani. “Mohsin Naqvi si è recato a Teheran per incontrare funzionari della Repubblica islamica”, scrive l’agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna, citando fonti diplomatiche a Islamabad.
Prezzi del petrolio in calo dopo il passaggio di una petroliera sudcoreana attraverso lo stretto di Hormuz. A Londra il Brent con consegne a luglio si attesta a 109,26 dollari al barile, in calo del 2,54% mentre a New York il West Texas Intermediate (Wti) con consegne a luglio è in flessione dell’1,91% a 102,39 dollari.
“Le dichiarazioni rilasciate ieri dal vicepresidente Vance, secondo cui Trump preferisce evitare una guerra con l’Iran, contribuiscono al calo dei prezzi”, sottolinea all’Afp Giovanni Staunovo, analista di Ubs. Rimangono, però, le preoccupazioni sulle potenziali carenze di petrolio
Sono in corso discussioni “informali” su un eventuale contributo che la Nato potrebbe dare per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Lo conferma il segretario generale della Nato, Mark Rutte, durante una conferenza stampa a Bruxelles. “La situazione è dinamica, si continua a sviluppare e noi continuiamo a monitorare”, spiega Rutte. “All’interno di questa Alleanza ci sono discussioni in corso, ad esempio su come possiamo dare un potenziale contributo” per risolvere la situazione a Hormuz, aggiunge.
Nuovo attacco attribuito a Israele a Ghandouriyeh, nel distretto di Bent Jbail, governatorato di Nabatiye, nel Sud del Libano. Lo riporta la National News Agency (NNA) libanese. Un altro raid ha interessato l’area tra Burj Rahal e Abbasiyeh, a Tiro.
“Il petrolio resta troppo caro, perché la tregua in Medio Oriente non ha riaperto Hormuz. Con il prolungarsi di tale shock, si va ampliando il suo impatto sulle economie: cresce l’inflazione anche in Italia, scende ancor più la fiducia delle famiglie e il calo si estende a quella delle imprese, rischia di bloccarsi il canale del credito. Perciò, sono a rischio frenata i consumi e i servizi, mentre l’unico driver per la produzione dell’industria restano, per ora, gli investimenti del PNNR”. Così si legge nell’ultimo report flash del centro studi Confindustria.
La guerra si estenderà oltre la regione se Stati Uniti e Israele dovessero riprendere gli attacchi contro la Repubblica islamica. La minaccia arriva dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica: “Se l’aggressione contro l’Iran si ripeterà, la guerra regionale promessa questa volta si estenderà ben oltre la regione e i nostri colpi devastanti vi schiacceranno”, si legge in una nota.
Mentre gli Stati Uniti hanno deciso per la sospensione “temporanea” del progetto di nuove azioni militari contro l’Iran, Teheran non si arrende e anzi, secondo il New York Times, avrebbe sfruttato il periodo del cessate il fuoco per prepararsi alla ripresa dei combattimenti, per “riallestire decine di siti di lancio di missili balistici colpiti dai bombardamenti, spostare i lanciatori mobili di missili e, nonostante le perdite significative, adattare le proprie tattiche a un’eventuale ripresa degli attacchi”.
Israele e gli Stati Uniti avevano proposto all’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad di prendere il controllo dell’Iran dopo gli attacchi del 28 febbraio. Lo riporta il New York Times, citando fonti statunitensi secondo cui Israele avrebbe elaborato il piano e Ahmadinejad avrebbe persino fornito consulenza in merito. La mossa, però, si sarebbe arenata. Secondo il quotidiano statunitense, Ahmadinejad avrebbe “cambiato idea” dopo un bombardamento israeliano nella sua abitazione, messo in atto per liberarlo dai domiciliari ma che ha finito per ferirlo.
Una petroliera sudcoreana sta attualmente attraversando lo Stretto di Hormuz. Lo conferma il ministro degli Esteri sudcoreano Cho Hyun parlando ai parlamentari dell’Assemblea nazionale a Seul.
Sarebbe “inopportuna” la ripresa delle ostilità in Medio Oriente, dove è necessario un cessate il fuoco “globale”. Lo ha dichiarato il presidente cinese Xi Jinping durante l’incontro con il suo presidente russo Vladimir Putin a Pechino mercoledì.
“Un cessate il fuoco globale è di estrema urgenza, la ripresa delle ostilità è ancor più sconsigliabile e il mantenimento dei negoziati è particolarmente importante”, ha detto Xi a Putin, secondo l’agenzia di stampa Xinhua.
La guerra in Iran – sostiene il vicepresidente statunitense JD Vance – “non è una guerra senza fine“. Non è, però, una notizia a sfondo pacifista. “Svolgeremo il nostro compito e torneremo a casa”, dice ai giornalisti. Frasi, come quelle rilasciate dal presidente USA Donald Trump, purtroppo non escludono del tutto il ritorno alle operazioni militari.
Anche l’Iran si prepara a una possibile nuova escalation e a rispondere a eventuali attacchi USA-Israele.
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Un’ora e sarebbe cambiato tutto. Donald Trump ha ammesso di essere stato a “un’ora dal colpire” l’Iran, segnando una nuova escalation e di fatto la fine della fase dei – seppur parzialmente compromessi – negoziati. A segnare il passo indietro, la sospensione della nuova operazione militare contro i Pasdaran, pare sia stato l’intervento dei leader degli alleati del Golfo (Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti) e il loro appello alla diplomazia.
Dall’idea delle operazioni militari, però, Trump non si distacca del tutto: “Potremmo dover colpire forte l’Iran ancora un’altra volta. Non ne sono sicuro, lo sapremo presto”, ha detto ai giornalisti, sostenendo che Teheran avrebbe “poco tempo” per tornare al tavolo dei negoziati. E trovare un accordo sui due punti caldi: Stretto di Hormuz e nucleare. L’Iran, nel frattempo, continua a dirsi pronta a reagire: “Se i nostri nemici (USA e Israele, ndr) commetteranno un altro errore, risponderemo con una forza e una capacità di gran lunga maggiori rispetto al passato”, ha annunciato Ali Abdollahi, capo dello stato maggiore dell’esercito.
La tregua in Libano, nel frattempo, rimane solo sulla carta. Ancora attacchi, ancora morti, ancora violazioni. Dalla questione libanese dipendono anche le prossime mosse dell’Iran, dato che – ha confermato il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi – la fine delle ostilità in Libano è tra le richieste iraniane per la pace.
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