Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di lunedì 22 giugno 2026.
Punti chiave
- Libano, Ghalibaf: "Questione sovranità verrà risolta in colloqui con Usa"
- Vance: "Ignorato da Araghchi? Non credete a ricostruzione social Teheran"
- Ambasciatore iraniano a Roma: "La vendita di petrolio è un diritto, non una concessione degli USA"
- Trump: "L'Iran acconsentirà alle ispezioni sugli armamenti"
- Iran a Vance: "Su nucleare nessun nuovo impegno"
- Ghalibaf e Araghchi volano a Muscat
- Ben Gvir: "Adoriamo Trump ma la sicurezza di Israele viene prima di tutto"
- Rubio da domani nel Golfo, Hormuz e negoziati al centro dei colloqui
- Le vittime di Gaza, l'allarme dell'Icsa: "Acceleratore emotivo della propaganda jihadista"
- Siria respinge appello Trump a "finire il lavoro" iniziato da Israele
“La sovranità nazionale del Libano sul suo intero territorio troverà una soluzione definitiva nel corso di questi colloqui, e finché ciò non avverrà, non li abbandoneremo”. Lo ha dichiarato il capo negoziatore iraniano, Mohammed Bagher Ghalibaf, citato dai media di Stato di ritorno dai colloqui in Svizzera con gli Stati Uniti.
Il vicepresidente americano J.D. Vance ha minimizzato le ricostruzione dei media secondo cui sarebbe stato ignorato dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi durante i colloqui in Svizzera, dopo che il capo della diplomazia di Teheran aveva lasciato la sala prima della conferenza stampa senza stringergli la mano. “Credetemi, negli ultimi mesi ho trascorso molto tempo a trattare con gli iraniani – ha detto Vance prima di ripartire per gli Stati Uniti – A volte li trovo estremamente difficili da comprendere come negoziatori. Ma abbiamo tenuto una breve conferenza stampa e, ovviamente, in Iran non esistono le stesse tutele garantite dal Primo Emendamento che abbiamo negli Stati Uniti”.
“Abbiamo parlato con voi giornalisti e poi abbiamo avuto una serie di incontri molto positivi. Mi ha fatto sorridere vedere la tempesta sui social secondo cui gli iraniani volevano andarsene, mentre noi abbiamo continuato a parlare con loro per circa nove ore – ha sottolineato il vicepresidente – Suggerirei ai media di non fidarsi troppo di ciò che compare sui social iraniani. Possono essere negoziatori difficili da interpretare, ma riteniamo di stare facendo progressi”.
“L’autorizzazione di 60 giorni alla vendita di petrolio non è una ‘concessione’, bensì uno degli impegni assunti dagli Stati Uniti nell’ambito dell’intesa di Islamabad. L’accesso alle risorse finanziarie e la vendita del petrolio sono un diritto inalienabile del popolo iraniano, che è stato ingiustamente violato. La fine della rapina economica è una condizione indispensabile per mercati stabili e per la stabilità del mercato energetico”. Lo scrive su X l’ambasciata iraniana a Roma dopo il via libera degli Stati Uniti alla vendita di greggio.
“Sono tutti assolutamente consapevoli che l’Iran acconsentirà ad avere importanti ispezioni sugli armamenti per assicurarne la ‘onestà nucleare‘ nel futuro a lungo termine”. Lo afferma il presidente statunitense Donald Trump su Truth Social, confermando quanto dichiarato in Svizzera dal vicepresidente J.D. Vance, che aveva annunciato il ritorno in Iran degli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Le affermazioni di Vance, però, sarebbero state smentite dalle autorità iraniane.
I rapporti tra l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e l’Iran “proseguiranno secondo le procedure vigenti“. Lo dice il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, smentendo le affermazioni del vicepresidente statunitense J.D. Vance secondo cui l’Iran avrebbe accettato di consentire il ritorno degli ispettori nucleari.
In Svizzera – specifica Baghaei – “non si è discusso del programma nucleare iraniano e non sono stati assunti nuovi impegni“.
Il presidente del Parlamento e capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, e il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, hanno lasciato Teheran alla volta di Muscat, in Oman, per incontrare il sultano Haitham bin Tariq. Lo riferiscono i media della Repubblica islamica. Si parlerà principalmente dello Stretto di Hormuz.
Il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, sostieen che, pur “adorando” il presidente statunitense Donald Trump, “la sicurezza dei cittadini israeliani viene prima di tutto”.
“Prima di tutto – afferma Ben Gvir in una nota – vengono i soldati israeliani, i nostri combattenti, i nostri residenti, la sicurezza dei cittadini israeliani. Non ci saranno più cessate il fuoco avventati”. Sul cessate il fuoco con Hezbollah in Libano, Ben Gvir torna a criticare “anni di risposte misurate” e avverte: “Se lo Stato di Israele non sarà sicuro, Beirut assomiglierà a Beit Hanun”.
Il Segretario di Stato degli USA Marco Rubio si recherà da domani nel Golfo per discutere dei negoziati in corso con l’Iran e sul futuro dello Stretto di Hormuz. Lo annuncia il portavoce del Dipartimento di Stato statunitense Tommy Pigott in una nota. Visitando gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait e il Bahrein, Rubio discuterà “del memorandum d’intesa con l’Iran, degli sforzi per garantire il transito sicuro e libero attraverso lo Stretto di Hormuz e dell’importanza della pace e della stabilità nella regione”.
In Bahrein, in particolare, Rubio prenderà parte al Consiglio di cooperazione del Golfo “per discutere le priorità comuni a livello regionale”, con attenzione al caso Hormuz e alle questioni “calde” dei negoziati con l’Iran.
“Le vittime palestinesi dell’intervento israeliano a Gaza sono un potente catalizzatore per la radicalizzazione e vengono parassitate dalla propaganda jihadista per invocare ‘vendette imminenti’ in nome di Allah, in combinazione con contenuti apertamente antisemiti”. Così scrive la Fondazione Icsa in “Forme del terrore – Le nuove frontiere della radicalizzazione in italia”, scritto da Elettra Santori (consigliera scientifica della Fondazione ICSA e coordinatrice della ricerca) assieme al Prefetto Carlo De Stefano (già Direttore Centrale della Polizia di Prevenzione e del Casa – Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo), Giancarlo Capaldo (già Procuratore Vicario e Responsabile del pool antiterrorismo della Procura di Roma) e Andrea Beccaro (Docente di Studi Strategici, Relazioni Internazionali e Studi sulla Sicurezza presso la Scuola Universitaria Interdipartimentale di Scienze Strategiche, Università di Torino).
“All’indomani dell’intervento israeliano a Gaza, si sono registrati attacchi letali in Francia e Belgio ispirati da Islamic State, che usa la tragedia palestinese come pretesto ideologico per attivare soggetti presenti sul suolo europeo (attivazione endogena). In Italia risale a pochi giorni fa l’arresto a Brindisi di un trentenne di origini palestinesi con l’accusa di istigazione a commettere delitti legati a una matrice jihadista. L’uomo pubblicava sui profili social foto, video e commenti sul conflitto israelo-palestinese, ed era scivolato da una posizione di generica solidarietà verso la causa palestinese ad espressioni di crescente adesione alla retorica jihadista, fino a legittimare teologicamente l’uso della violenza indiscriminata contro gli infedeli. Secondo i giudici, faceva parte di una ‘rete di coordinamento informale, ispirata all’ideologia jihadista’”, scrive ancora la fondazione.
Il presidente siriano Ahmad al-Sharaa ha chiarito che la Siria non interverrà in Libano contro Hezbollah, nonostante l’auspicio del presidente statunitense Donald Trump che Damasco “finisca il lavoro” iniziato da Israele. Il Paese cerca ancora la via diplomatica per arrivare alla risoluzione del conflitto. Il primo ministro libanese, in una nota, avrebbe ringraziato al-Sharaa per “l’atteggiamento fraterno e schietto”.
La direttiva all’esercito israeliano sulla presenza in Libano “non è cambiata”. Lo confermano il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz. “Le nostre forze nel Libano meridionale godono di piena libertà d’azione per contrastare qualsiasi minaccia diretta o potenziale contro di loro o contro gli abitanti del nord” di Israele, dice Netanyahu in un videomessaggio postato su X.
“Le Idf non subiscono alcuna restrizione in tal senso. Io le sostengo e l’intera nazione le sostiene. Rimango fermo nella mia posizione: resteremo nella ‘zona di sicurezza’ nel Libano meridionale per tutto il tempo necessario a proteggere gli abitanti del nord e tutti i cittadini dello Stato di Israele”, aggiunge.
Il Dipartimento del Tesoro americano annuncia l’emissione di una licenza generale temporanea di 60 giorni relativa all’Iran, che ne autorizza fino al 21 agosto la produzione, la consegna e la vendita di petrolio greggio e prodotti petrolchimici e petroliferi di origine iraniana.
“In linea con i produttivi colloqui in corso in Svizzera, l’Iran si è impegnato a garantire il transito libero e sicuro nello Stretto di Hormuz e a consentire l’ingresso nel Paese degli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea)”, rivela il Segretario al Tesoro Scott Bessent in un post su X. In questo quadro, aggiunge, il Tesoro ha quindi “emesso una licenza generale temporanea di 60 giorni che autorizza la produzione, la consegna e la vendita di petrolio iraniano”.
Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan accoglie con favore i colloqui tra Stati Uniti e Iran in Svizzera, ma mette in guardia dal rischio che Israele comprometta qualsiasi accordo volto a porre fine alle tensioni.
“Che la pace, il rispetto e l’amicizia prevalgano tra tutte le nazioni”. È un passaggio del biglietto, scritto a mano con una biro blu, che la nazionale dell’Iran ha lasciato nello spogliatoio dello stadio di Los Angeles, dopo la partita dei Mondiali pareggiata con il Belgio. “Dall’antica Persia di migliaia di anni fa all’Iran civilizzato di oggi, lo spirito dell’Iran rimane vivo e saldo”, continua il messaggio che la Federazione calcistica iraniana ha diffuso.
L’Idf riferisce all’ANSA che “i soldati hanno eliminato due terroristi e neutralizzato un altro che avevano lanciato bombe Molotov contro la comunità di Karmei Tzur, in Cisgiordania, e incendiato pneumatici mettendo in pericolo vite umane”
Il presidente libanese Joseph Aoun ha ricevuto una telefonata dal vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, dal consigliere del presidente Jared Kushner e dal primo ministro del Qatar, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani. Durante il colloquio si è discusso della questione del consolidamento del cessate il fuoco in Libano, dell’arresto dell’escalation militare israeliana e delle misure da adottare a tal fine, compresa la possibilità di istituire un gruppo di lavoro dedicato a questo scopo. Lo riporta la presidenza libanese sul suo account X.
L’Iran ha accettato il ritorno degli ispettori Aiea. Lo anticipa il giornalista di Axios Barak Ravid. Pare abbia confermato anche il vice presidente statunitense JD Vance. Gli ultimi ispettori dell’agenzia dell’Onu rimasti in Iran avevano lasciato il Paese lo scorso luglio, dopo il primo intervento militare israeliano sostenuto dagli Stati Uniti.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian si recherà domani in Pakistan, secondo quanto riportato dai media statali. Uno degli obiettivi della visita è esprimere apprezzamento al primo ministro pakistano Shehbaz Sharif per “la sua mediazione tra Iran e Stati Uniti”.
I negoziati tecnici tra Stati Uniti e Iran proseguiranno “nei prossimi giorni e nelle prossime settimane”. Lo conferma il vicepresidente statunitense, JD Vance dopo la partenza questa mattina dei negoziatori iraniani dalla località svizzera di Burgenstock.
“Per quanto questo posto sia molto bello, non posso restare qui per i prossimi 60 giorni”, aggiunge, sottolineando però che i negoziatori hanno “gettato ottime basi per un accordo finale di successo”.
I Paesi del Golfo “hanno avuto una grandissima capacità nell’essere pazienti e resilienti perché sono stati attaccati dall’Iran più che Israele stesso. Non hanno ceduto alle provocazioni, altrimenti oggi saremmo in una guerra regionale e un accordo con gli Stati Uniti sarebbe stato più difficile, ma soprattutto hanno tenuto tutti i canali aperti”. Lo sostiene il rappresentante speciale dell’Unione Europea per il Golfo Persico, Luigi Di Maio, intervenendo alla 111° Assemblea Ordinaria dei Soci di AmCham a Milano.
Sono stati “colloqui incoraggianti e produttivi” quelli in Svizzera. Iran e USA hanno “stabilito una tabella di marcia di 60 giorni durante i quali si terranno negoziati in modo da arrivare a un accordo definitivo”. Lo scrive su X il primo ministro del Pakistan Shehbaz Sharif.
“I colloqui tra Iran e Stati Uniti si sono conclusi con successo in Svizzera”, ha scritto Sharif parlando di “un’atmosfera positiva e costruttiva” e di “progressi incoraggianti”. In Svizzera, ha aggiunto, ‘è stata concordata una tabella di marcia per raggiungere un accordo definitivo entro 60 giorni ed è stato istituito un comitato di alto livello per fornire una supervisione politica. E’ stato inoltre concordato di avviare ulteriori colloqui tecnici”.
Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdellaty ha avuto un colloquio ieri con l’inviato speciale statunitense per il Medio Oriente, Steve Witkoff. Al centro del dialogo, naturalmente, i negoziati tra Stati Uniti e Iran nel “quadro di cooperazione e coordinamento tra le due parti”. La speranza è quella che il memorandum agevoli il dialogo tra le parti.
Su X il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ribadisce che Israele non si ritirerà dal Libano: “Non esporremo i nostri cittadini agli attacchi di Hezbollah e a una possibile invasione”. E conferma anche la volontà di Israele di rispettare il cessate il fuoco ma solo “fino a quando Hezbollah non lo violerà”.
L’Iran conferma di aver avuto una “breve discussione” con gli Stati Uniti sul suo programma nucleare durante i colloqui in Svizzera. I negoziati, però, non sarebbero iniziati. Lo dichiara il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei, affermando che “uno dei punti sollevati dalla delegazione americana è stata la presentazione delle sue posizioni in merito alla questione nucleare”.
Baqaei spiega che “si è tenuta una brevissima discussione sulla questione nucleare, ma non si è entrati nei dettagli e non si può dire che siano iniziati i negoziati in merito”.
I capi negoziatori iraniani hanno lasciato la Svizzera per fare ritorno a Teheran dopo 18 ore di intensi colloqui. Lo riportano le agenzia di stampa Isna e Tasnim. A guidare la delegazione il presidente del Parlamento Mohammed Bagher Ghalibaf, assiema al ministro degli Esteri Abbas Araghchi, al governatore della Banca Centrale Abdolnaser Hemmati, al vice ministro del Petrolio Hamid Boord e il negoziatore esperto di nucleare Ali Bakri.
Il team tecnico, guidato dal vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, resta invece in Svizzera per continuare i negoziati tecnici sul memorandum di Islamabad.
Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar dichiara che Israele non ha ambizioni territoriali in Libano, ma che al tempo stesso non si ritirerà dalla zona di sicurezza che ha istituito nel Libano meridionale. In una dichiarazione su X, Sa’ar ha aggiunto di aver comunicato telefonicamente al suo omologo neozelandese Winston Peters che Israele rispetterà l’attuale cessate il fuoco in Libano finché anche Hezbollah lo rispetterà.
“Non abbiamo ambizioni territoriali in Libano – sostiene il ministro – ma non ci ritireremo dalla zona di sicurezza e non esporremo i nostri cittadini agli attacchi di Hezbollah e a una possibile invasione. La sovranità del Libano è stata violata per decenni, fino ad oggi, dall’occupazione indiretta iraniana da parte di Hezbollah. È nell’interesse sia del Libano che di Israele che lo stato terroristico di Hezbollah venga smantellato”.
L’ex capo dello Shin Bet Ronen Bar e sua moglie sono stati fatti allontanare dagli Emirati Arabi Uniti dopo un allarme di un possibile attentato iraniano. Lo hanno riferito fonti anonime al Canale 13 israeliano, secondo cui Bar e la moglie avrebbero partecipato a una conferenza internazionale sulla sicurezza ospitata dal ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Abdullah bin Zayed Al Nahyan. Una fonte vicina al Paese del Golfo ha smentito alla rete televisiva che la conferenza fosse in programma.
Il memorandum USA-Iran punta a fermare la guerra con un cessate il fuoco e la riapertura di Hormuz, ma resta fragile. Le misure più concrete riguardano il ritiro americano e la ripresa dei commerci; restano invece irrisolti i nodi su nucleare, sanzioni, missili e fiducia reciproca.
“Il modo in cui il corrotto e fallimentare New York Times sta trattando le notizie su un Iran martoriato e devastato, attraverso ‘FATTI’ FALSI e INVENTATI, è, a mio parere, “TRADIMENTO“. Aggiungerò tutti i loro reportage falsi e ridicoli alla mia causa multimiliardaria contro di loro. Sono dei criminali!”. Lo ha scritto su Truth Social il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Il primo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran si è concluso con “progressi incoraggianti”. Pakistan e Qatar, mediatori in Svizzera, fanno il punto dopo i colloqui tra le delegazioni di Washington e Teheran che si sono svolti in una “atmosfera positiva e costruttiva”. Stati Uniti e Iran hanno raggiunto l’intesa sulla formazione di un Comitato d’alto livello che garantisca “supervisione politica sul processo di mediazione”, affermano Pakistan e Qatar in una nota.
I mediatori hanno annunciato la conclusione della prima tornata di colloqui ad alto livello tra Stati Uniti e Iran in Svizzera. I negoziati tecnici proseguiranno per tutta la settimana nel resort di Burgenstock. Lo riporta la Tv al Arabiya.
Dopo un avvio teso, segnato dalla minaccia di Teheran di chiudere nuovamente lo Stretto di Hormuz e dalle reiterate minacce del presidente americano Donald Trump di riprendere gli attacchi contro l’Iran, un comunicato congiunto dei due Paesi mediatori, Qatar e Pakistan, ha reso noto che Washington e Teheran hanno concordato una road map per raggiungere un accordo definitivo entro 60 giorni.
Lo ha reso noto il ministero degli Esteri del Qatar, precisando che i colloqui tecnici proseguiranno per il resto della settimana nel resort montano svizzero. Le parti hanno inoltre concordato un meccanismo per porre fine ai combattimenti in Libano e aperto un canale di comunicazione per garantire il passaggio sicuro delle navi commerciali nello stretto conteso.
Cosa succede tra Iran, Stati Uniti, Israele e Libano: le ultime notizie
Persistono le tensioni inerenti al conflitto in Medio Oriente. Donald Trump ha lanciato un avvertimento minacciando l’Iran di nuovi attacchi: “Deve immediatamente impedire ai suoi agenti lautamente pagati in Libano di causare problemi. Se non lo faranno, colpiremo di nuovo l’Iran duramente, proprio come abbiamo fatto la settimana scorsa, solo più duramente”, ha dichiarato il presidente americano oggi in un post su Truth Social. Trump ha minacciato di prendere il controllo dello Stretto di Hormuz se Teheran ostacola il passaggio attraverso la via navigabile. “Se chiudete non avrete più un Paese. Non riuscirete nemmeno a tornare nel vostro fottuto Paese”, ha detto.
Nel frattempo, al Vertice del Lago di Lucerna Vance ha espresso la necessità che le due parti voltino pagina. Al tavolo con i negoziatori iraniani in Svizzera, il vicepresidente statunitense ha detto: “La domanda che ci poniamo ora è: quanto altro possiamo realizzare insieme? Possiamo voltare pagina?“. Ha aggiunto: “Possiamo cambiare in modo permanente le relazioni in Medio Oriente o torneremo a fare le cose come prima, il che non è la nostra preferenza ma è certamente una possibilità concreta?” Vance ha parlato dello scenario che continua a minacciare la pace e ha concluso spiegando che le sue principali priorità sono quelle di definire la struttura dei colloqui, fare progressi sulle questioni nucleari e garantire un cessate il fuoco in Libano, dove Israele continua a scambiarsi colpi con Hezbollah. A riportarlo è il Washington Post.
Il ministero della salute a Beirut rende noto il report di quanto causato dal conflitto. Dall’inizio della guerra con Israele, il 2 marzo scorso, in Libano sono morte 4.106 persone e ne sono rimaste ferite 12.153. Fra le persone uccise, 383 sono donne, 251 bambini e 153 soccorritori o altro personale medico.
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