Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di domenica 22 marzo 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta
Lo Stretto di Hormuz è chiuso solo alle navi dei Paesi ”nemici dell’Iran” e Teheran è pronto a collaborare con le Nazioni Unite per gestire il transito. Lo ha dichiarato il rappresentante dell’Iran presso l’Organizzazione Marittima Internazionale (Imo), Ali Mousavi, affermando che le navi straniere possono ancora attraversare lo Stretto di Hormuz, previo coordinamento con il governo iraniano per le misure di sicurezza.
Citato dall’agenzia di stampa Mehr, Mousavi ha quindi detto che “la diplomazia rimane la priorità dell’Iran. Tuttavia, una completa cessazione dell’aggressione, così come la fiducia reciproca, sono ancora più importanti”. Gli attacchi israeliani e statunitensi contro l’Iran, ha aggiunto, sono alla “radice dell’attuale situazione nello Stretto di Hormuz”.
Le forze armate iraniane hanno annunciato che, se gli americani colpiranno le infrastrutture energetiche e di approvvigionamento di carburante della Repubblica islamica, “tutte le infrastrutture energetiche appartenenti agli Stati Uniti nella regione saranno attaccate”. Così le forze armate di Teheran hanno risposto all’ultimatum del presidente statunitense Donald Trump sullo Stretto di Hormuz.
I militari iraniani hanno inoltre minacciato di attaccare le infrastrutture informatiche e gli impianti di desalinizzazione.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump manda un ultimatum all’Iran sullo Stretto di Hormuz pubblicandolo direttamente sul social Truth. Il messaggio è chiaro: “Se no apre totalmente senza minacce entro 48 ore, gli Usa colpiranno e distruggeranno le sue centrali energetiche a partire dalla più grande”.
Mentre la guerra entra nella quarta settimana, Trump minaccia ulteriori attacchi alle infrastrutture iraniane se Teheran non aprirà lo Stretto di Hormuz. La via del petrolio è bloccata con la paralisi del traffico del greggio e effetti evidenti sui mercati e sui prezzi dei carburanti dando due giorni di tempo alla controparte.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di essere pronto a schierare gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) negli aeroporti a partire da lunedì, nel caso in cui i Democratici non firmino un accordo per porre fine allo shutdown parziale che sta lasciando circa 50mila lavoratori del settore dei trasporti senza stipendio da oltre un mese.
“Se i democratici non garantiranno una sicurezza giusta e adeguata nei nostri aeroporti e in ogni altra parte del Paese, l’Ice svolgerà il proprio lavoro molto meglio di quanto sia mai stato fatto prima! – ha scritto su Truth Social – I Democratici fascisti non proteggeranno mai l’America, ma i Repubblicani sì“.
Il presidente si è scagliato contro l’opposizione dem, accusandola di aver causato “sofferenze a molte persone” e denunciando la gestione del Dipartimento della Sicurezza Interna e degli agenti della Transportation Security Administration (Tsa).
Trump ha infine accusato la “sinistra radicale” di aver favorito l’ingresso di criminali nel Paese con politiche di frontiere aperte. “I Repubblicani hanno chiuso tutto e ora abbiamo la frontiera più sicura della storia americana“, ha affermato, aggiungendo di aver già dato indicazioni all’Ice di “prepararsi” a intervenire.
Stop agli attacchi dell’Iran. I Paesi del G7, si legge in una dichiarazione congiunta sottoscritta dai ministri degli Esteri di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d’America, nonché dall’Alto rappresentante dell’Unione europea Kaja Kallas, chiedono la “cessazione immediata e incondizionata di tutti gli attacchi da parte del regime iraniano“.
Condannano, si legge ancora nella nota diffusa dalla presidenza francese, “con la massima fermezza gli irresponsabili attacchi del regime contro i civili e le infrastrutture civili, incluse le infrastrutture energetiche, in Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania e Iraq, in linea con la risoluzione 2817 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.
E si dicono “pronti ad adottare le misure necessarie per sostenere l’approvvigionamento energetico globale, come il rilascio delle scorte deciso dall’Agenzia Internazionale per l’Energia l’11 marzo”.
Cosa sta succedendo in Iran e nell’area del Golfo, le ultime notizie
Si supera il 22esimo giorno di guerra e il protagonista rimane ancora uno: il petrolio. Mentre in Libano – il fronte più “caldo” – si supera il tragico bilancio di oltre mille morti dall’inizio dell’operazione Epic Fury di USA e Israele contro l’Iran, lo Stretto di Hormuz rimane al centro del dibattito internazionale. I prezzi dei carburanti aumentano e si aggiunge un ulteriore elemento di tensione e instabilità: gli attacchi dell’Iran alle infrastrutture energetiche strategiche dell’area del Golfo, come l’impianto di gas di Ras Laffan in Qatar e la raffineria Mina Abdullah in Kuwait.
A livello italiano e internazionale, il dibattito rimane incentrato sulle posizioni della Nato, dell’Onu e dei Paesi dell’Ue rispetto alla libertà di navigazione dello Stretto di Hormuz – a rischio a causa delle tensioni geopolitiche delle ultime settimane – e alle operazioni da intraprendere. L’Italia (tramite i ministri Tajani e Crosetto, che hanno rilasciato più dichiarazioni nelle scorse ore) continua a rifiutare ogni missione di guerra – pur non alimentando tensioni con gli USA, che di fatto spingono per un maggiore intervento degli alleati – e a ricercare una “soluzione pacifica” all’interno di una cornice giuridica, umanitaria e diplomatica che dovrebbe far capo principalmente all’Onu.
L’Italia e cinque altri Paesi (Germania, Francia, Olanda, Regno Unito e Giappone) hanno firmato un documento che manifesta la volontà di “contribuire agli sforzi appropriati per garantire un passaggio sicuro attraverso lo stretto” (di Hormuz, ndr). Si tratta di “un documento politico, non militare”, ha commentato Antonio Tajani. Lo ribadisce anche il ministro Crosetto, che spiega: “Nessuna missione di guerra. Nessun ingresso ad Hormuz senza una tregua e senza un’iniziativa multilaterale estesa”. E aggiunge: “Riteniamo che sia giusto ed opportuno che siano le Nazioni Unite ad offrire la cornice giuridica per un’iniziativa pacifica e multilaterale” per risolvere la questione.

